Si fa per parlare...

Tra leggenda e realtà: la vera storia di Halloween

La nascita della tradizionale festa di Halloween si perde nella notte dei tempi. Le sue origini sono antiche e hanno inizio nella nostra Europa, precisamente dal popolo dei Celti.

Ma partiamo dal principio.

I Celti

Tra il quinto e il terzo secolo prima di Cristo, la popolazione celtica era insediata in una vasta area europea che si estendeva dalle isole britanniche fino ai confini della nostra attuale Italia. Erano secoli di massimo splendore per questo incredibile popolo; la sua originale cultura ricca di riti e tradizioni è arrivata addirittura ai giorni nostri. Con il passare del tempo, i Celti furono sottomessi da altre popolazioni e, arretrando, vennero confinati nelle isole britanniche.

Tra leggenda e realtà: la vera storia di Halloween

Ancora oggi, in quei luoghi, sentiamo parlare il gaelico, una vera e propria lingua che deriva dai Goideli, tribù celtica insediatasi in Irlanda e successivamente in Scozia. Per chi come me ha visitato entrambe queste splendide regioni, non gli sarà sfuggito, durante il tragitto, il susseguirsi dei segnali stradali scritti in doppia lingua: inglese e gaelico.

Tra leggenda e realtà: la vera storia di Halloween

L’importanza delle parole

La festa di Halloween ha origine da Samhain, il capodanno celtico. La parola deriva dal gaelico samhuinn che significa summer’s end cioè fine dell’estate. La tradizione di questa ricorrenza viene “esportata” in America dagli irlandesi emigrati a metà del 1800, assumendo il nuovo nome di Halloween, in irlandese Hallow E’en. Questa è la forma contratta All Hallows’ Eve ed hallow è la parola arcaica inglese che significa spirito sacro e la possiamo tradurre anche con santo. Da qui Vigilia di Ognissanti.

Tra leggenda e realtà: la vera storia di Halloween

Tra leggenda e realtà: la vera storia di Halloween

I festeggiamenti di Samhain

Fino a non molti anni fa, la vita delle popolazioni nel mondo, era guidata dal cambiare delle stagioni. Ciò succede ancora oggi per i fortunati che stanno a contatto con la natura. Con i suoi raccolti, la campagna scandisce le giornate ed i mesi dei suoi abitanti, mentre in montagna, è soprattutto la pastorizia che detta le regole. Anche i Celti erano un popolo di pastori e la loro vita era scandita da questa attività. In estate il bestiame veniva portato al pascolo, sui monti, ma all’arrivo del primo freddo, le greggi venivano riportate a valle e preparate all’arrivo dell’inverno e del nuovo anno.

Questo succedeva verso la fine di agosto, quando nelle terre del nord Europa, inizia la stagione fredda. Ci si organizzava stivando provviste, facendo legna per il camino ed adeguando casa e animali al lungo e freddo inverno.

I Celti festeggiavano ogni cambiamento della natura. La data del 31 ottobre segna così la fine della stagione calda e della luce, dando inizio a quella del freddo e del buio. Questo periodo, come ora facciamo noi celebrando l’anno nuovo, era ricco di celebrazioni e doni per ringraziare gli Dei della loro generosità, chiedendo un inverno mite e senza pericoli. Tutta la comunità festeggiava Samhain con riti propiziatori, il tema principale era la morte della natura, ma con la consapevolezza che sotto il silenzio della terra gelata si stava preparando la nuova vita. In inverno la natura non muore, ma si rinnova silenziosa per poi sbocciare in primavera.

Durante le invasioni dell’Impero Romano nelle isole britanniche, Celti e Cristiani vennero a contatto. Questi ultimi, evangelizzando, portarono la loro religione tra i popoli del nord, certi di sradicare le usanze celtiche. Ma non fu proprio così; le due credenze si fusero ed, ispirato dalla tradizionale festa di Samhain, nel VIII secolo d.C, il Papa Gregorio III istituì la celebrazione del 1° Novembre.

Questo diventò il momento dell’anno da dedicare alla memoria di tutti i santi e dei martiri, in inglese All Saints’ Day. Precedentemente la ricorrenza dedicata ai Santi veniva svolta dai cristiani in primavera. Molto tempo dopo, la Chiesa di Roma istituì anche la festa del 2 Novembre: il giorno dei morti. Entrambe le festività derivano dal rito celtico pagano di Samhain.

Tra leggenda e realtà: la vera storia di Halloween

Halloween oggi

Vetrina di Halloween in Scozia

Una credenza celtica narrava che, la notte della vigilia di Samhain, il 31 ottobre, il lembo tra vivi e morti si assottigliasse e gli spiriti tornassero sulla terra indisturbati. Mettevano così dolci sui davanzali ed accendevano falò per i propri cari estinti affinché trovassero la strada di casa e si rifocillassero stremati dal viaggio. E’ da questa credenza popolare che, ad halloween, deriva il culto dei morti e la tradizione di indossare maschere terrificanti. Infatti i Celti si travestivano per terrorizzare gli spiriti malvagi scacciandoli dalle loro terre. Così facciamo noi oggi, riportiamo la tradizione celtica vestendoci da mostri, mangiando dolcetti e accendendo candele sui davanzali.

Credo che ai cristiani facesse molta paura la diversità dei Celti e delle loro tradizioni. Vedevano lo scorrere della vita, della morte e la concezione dell’aldilà in maniere molto differenti. I cristiani chiamavano pagani il popolo dei celti, con una connotazione negativa della parola, purtroppo arrivata fino a noi. Sicuramente tutto questo ha influito sulla percezione moderna della festa di Halloween, che oggi è caratterizzata, per molti, da un clima lugubre e spettrale. Ma in passato, la morte, era considerata parte della vita, vissuta e festeggiata con serenità.

Halloween è una festa americana?

E’ vero che festeggiare il 31 ottobre deriva da una festa tipica del Vecchio Continente e risale alla notte dei tempi, ma Halloween, così come lo conosciamo oggi, è una tradizione tipicamente americana. Gli irlandesi la portarono con se tra il 1845 e il 1849, anni in cui furono costretti ad emigrare a causa di una tremenda carestia che colpì tutta l’isola. Un milione di persone morirono e un altro milione emigrò, soprattutto in America. Portarono le loro tradizioni nel Nuovo Continente e di conseguenza, la ormai famosa festa che qui prese il nome di Halloween.

A casa mia, i dolcetti acquistati in America, vengono usati per decorare la tavola 🙂

Negli Stati Uniti, la tradizione irlandese si è spogliata dei suoi contenuti sacri e religiosi, vestendosi di allegria e spensieratezza. Dall’inizio degli anni ’50 i bambini si vestono da piccoli mostriciattoli, da streghette e fantasmini e la sera del 31 ottobre vanno di casa in casa a chiedere dolcetti. Il Trick or treating è un’usanza ormai imperdibile: i ragazzini bussano alla porta dicendo “Trick or Treat?” che in italiano si traduce con “dolcetto o scherzetto?”. Minacciano amabilmente i proprietari di casa che, se vogliono partecipare, mettono decorazioni fuori dalle porte e dolcetti a disposizione. Tradizione è lasciare le luci accese del portico così da indicare ai bambini che i padroni di casa vogliono essere disturbati!

A proposito di dolcetti… qui un’articolo goloso 🙂

Ma sembra che Trick or Treat abbia un significato molto più spettrale. Pare risalga alla leggenda di Jack o’ Lantern in cui lo stesso Jack vagherebbe di casa in casa chiedendo “sacrificio o maledizione”. C’è chi crede invece, e penso sia più probabile, che derivi dall’usanza per cui in epoche remote i mendicanti, durante la notte di Ognissanti, passavano di casa in casa chiedendo offerte. A chi aiutava dando cibo ed acqua, veniva fatta una promessa: pregherò per i tuoi defunti.

Vendita di zucche nello Utah

La tradizione di intagliare la zucca affonda le sue radici nella cultura irlandese. In Irlanda si intagliava la rapa, che in America fu sostituita da un ortaggio più comune nel territorio, cioè la zucca. Ci si prepara alla notte più paurosa dell’anno, disegnandola e scavandone l’interno, per poi darle un volto, quello che dovrebbe essere di Jack o’Lantern: icona delle anime dannate.

Tra leggenda e realtà: la vera storia di Halloween

Halloween nel mondo

Celebrare la fine dei raccolti e l’inizio dell’inverno era una tradizione festeggiata in ogni parte d’Europa, fino all’arrivo del cristianesimo. Dopo tale periodo, questa pratica, considerata “pagana”, andò perdendosi per la paura di essere considerati adoratori delle tenebre. Ogni regione italiana ha, nel suo passato, riti e credenze che riportano questa usanza, chiamata Samonio.

Questa tradizionale festa è tipica dei paesi anglosassoni, ma anche qui in Italia, in tempi antichi, era vissuta e celebrata. Pochi lo sanno e purtroppo si è persa memoria, ma ricordo che mia nonna me ne parlava. In ogni regione si festeggiava la fine dei raccolti e l’arrivo dell’inverno con grandi falò. La data designata era circa la stessa: i giorni prossimi al 31 ottobre. Qui in Romagna si mangiavano le fave dei morti, dolcetti di pasta di mandorla e zucchero che ancora oggi si cucinano nel periodo autunnale. Si diceva che mangiarli portasse bene e che lasciarli vicino al camino o al davanzale nella notte del 31 ottobre, richiamasse la benevolenza dei nostri cari defunti.

Curiosità: ne I due gentiluomini di Verona di William Shakespeare, ambientato in Italia, il personaggio di Speed “accusa il suo maestro di “puling” (piagnucolare) come un mendicante a Ognissanti”. Parliamo del 1593!

La consuetudine di travestirsi ed andare di casa in casa è tipicamente scozzese, risale al XVI secolo e si pratica prevalentemente negli Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Repubblica d’Irlanda, Australia e Messico. In alcune comunità del Canada si fa il Truck-or-Treat. Le famiglie si ritrovano in un parcheggio, solitamente di una chiesa, aprono il bagagliai dell’auto ed espongono dolcetti e decorazioni. Poi si festeggia tutti insieme. Mentre in Missouri e in Iowa, i bambini devono fare un piccolo spettacolino di barzellette e battute prima di ricevere i dolcetti.

Tra leggenda e realtà: la vera storia di Halloween

In Messico, nella notte del primo novembre, si festeggia il Dia de Muertos, il Giorno dei Morti. E’ una festa dal sapore pagano, amalgamata con un pizzico di cristianesimo. Ho avuto la possibilità di vederla da vicino a Los Angeles, nel vecchio quartiere di El Pueblo, dove teschi colorati e decorati in modo magnifico, i calaveras, sono al fianco dei santi tipici della tradizione cattolica.

In Portogallo si va di casa in casa l’1 e il 2 novembre, portando lanterne di zucca intagliate e cantando delle litanie “… è per me e per te, e per dare ai defunti che sono morti e sepolti … è per condividere con i tuoi defunti “. Nelle Azzorre, ai bambini viene dato del pane rigorosamente a forma di teschio. In Svezia ci si traveste da mostri e streghette il giovedì prima di Pasqua, giovedì santo, mentre in Danimarca si fa dolcetto o scherzetto il giovedì grasso.

In Scozia, ad Edimburgo, si tiene il Samhain Festival. Paolo ed io abbiamo partecipato assistendo alla incredibile sfilata della sera del 31 ottobre. Qui si celebra l’antica festa celtica, si balla e si da vita all’incontro della bella Estate con il vecchio Inverno. La luce incontra il buio e le da uno scettro, simbolo di un nuovo potere. E’ così che si festeggia, tra fuochi, balli e canti tutta la notte di Halloween in una delle città più belle e suggestive che io abbia mai visitato.

In alcune parti delle Fiandre e del Nederland, nella maggior parte delle aree della Germania, della Svizzera e dell’Austria, i bambini vanno nelle case l’11 Novembre, giorno di San Martino. Portano con se lanterne di barbabietola fatte in casa oppure lanterne di carta e cantano canzoni in cambio di dolcetti.

Zucche nel Maine

In Romagna invece, si festeggia l’arrivo dell’inverno dal IV secolo prima di Cristo. Da quando la Romagna era sotto il dominio dei Senoni, popolazione celtica. Questo clan si stanziò nelle mie zone e in una parte delle Marche, intorno al 400 a.c. Guidati da Brenno, si stabilirono nelle nostre terre per almeno 200 anni portandoci usi e tradizioni celtiche.

Nell’articolo qui sotto, trovi i dolci della tradizione romagnola tipici di questo magico periodo
Buona lettura 🙂

Fonti e citazioni in questo articolo:
en.wikipedia.org
www.investireoggi.it
www.irlandando.it

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *