Racconti

Una nuova casa. Non smettere di crederci Jack!

Sono le 7 della mattina a Los Angeles, minuto più minuto meno e Jack è pronto per andare a scuola, seduto al piccolo tavolo di fronte alla finestra aspetta che la sorellina termini la colazione. La fine di ottobre si avvicina e sugli alberi sono comparse, tardive, le prime foglie arancioni che preannunciano l’arrivo dell’autunno. La scuola è iniziata da meno di due mesi e Jack si è già ambientato nel grande istituto dove la mamma lo ha iscritto. E’ a pochi isolati da casa, un plesso scolastico che comprende una scuola primaria per Peggy Sue e la meddle school, dove lui ha da poco iniziato il primo anno. Il grande edificio centrale è circondato da un parco ben curato, nonostante la scuola sia pubblica e di periferia, mentre sul retro c’è un campetto con una pista dove fare atletica.

Jack adora quella pista, è bravo a correre, fin da bambino lo faceva tra i campi di girasoli in Oklahoma, sfuggendo così ai ragazzini più grandi che l’avevano preso come vittima sacrificale al loro immaturo disagio. Era piccolo Jack, un giovanotto gracile dalle gambe lunghe con una mente sveglia e molto più furba di quei ragazzacci. Per fortuna non gli era mai capitato nulla di terribile, solo tanto spavento, l’avevano preso poche volte e più per distrazione, dato che era ben allenato a scappare veloce come il vento dell’est. Da qualche mese però era cambiato tutto, Jack si è trasferito con la famiglia a migliaia di chilometri di distanza in California e il suo fisico si stava irrobustendo, d’altronde è nel periodo dello sviluppo, come gli aveva fatto notare la mamma.

foto strada di L.A. 1950

Una nuova casa. Non smettere di crederci Jack

Quel giorno Jack è più felice del solito, sta ripassando scienze, una delle sue materie preferite, mentre con il naso premuto al vetro della finestra guarda giù verso la via trafficata nonostante l’ora. L’emporio di Carl, fratello dello zio Sammy, è già aperto, con il tendone ben tirato sopra le solide casse stracolme di ortaggi. Dentro al food market si può trovare qualsiasi cosa, anche quella strana frutta rattrappita di colore viola che mamma chiama prugna della California. Quando la accompagna per aiutarla con la spesa, la mamma ne compra sempre qualcuna mentre lo zio Carl, senza farsi vedere, gli regala un paio di canditi al gusto di limetta che nasconde e conserva per la sera. Gli piace gustarli sotto le coperte dopo che la mamma spegne la luce e lui accende la torcia per leggere i fumetti dei supereroi.

Nell’appartamento ad est di Los Angeles la famiglia Freeman vive da giugno, proprio sopra l’officina dove papà lavora. Quel posto gliel’ha affittato lo zio Sammy ad un prezzo onesto, così aveva sentito dire da mamma. Certo è modesto e Jack deve dormire con la sorella per il momento, ma papà ha promesso che presto sarebbero andati a vivere in una casa più grande. Jack sogna una stanza tutta sua come aveva nella vecchia fattoria in Oklahoma, e sa già che la dipingerà di blu, con le stelle disegnate sul soffitto. E’ sicuro che presto il suo desiderio si avvererà, papà fa sempre quello che dice e lui crede ciecamente alle promesse di suo padre.

Metticela tutta Howard!

foto meccanici 1950

E’ di mattina presto che Howard da il meglio di se al lavoro. Da quattro mesi scende le ripide scale del piccolo appartamento per andare in officina prima degli altri, ritagliandosi un pò di tempo tra le scartoffie da compilare e i lavori a lui assegnati per la giornata. Sistemare le auto non è poi così diverso dall’accomodare le macchine agricole, in poco tempo ha imparato quasi tutto quello che c’è da sapere. Per quanto riguarda la manutenzione dei motori non ci sono segreti per lui, ma ora sa anche mettere mano alla carrozzeria. Di questo passo il bel gruzzoletto che sta risparmiando gli permetterà di aprire una sua attività ed affittare una casa più grande per la famiglia. Ci vorrà forse qualche anno, ma con gli straordinari conta di uscire da quel piccolo appartamento l’estate successiva.

La preoccupazione però che più non lo fa dormire alla notte, sono le voci che sempre più insistentemente girano tra la gente. I clienti si fermano spesso a parlare in officina ed è idea comune che, il Presidente Eisenhower, voglia schierarsi dalla parte del Vietnam del Sud, entrando così di fatto in affari che pare riguardino più i francesi che gli americani. Howard non si è mai interessato di politica, da dopo la scuola ha solo e sempre fatto il contadino nella fattoria di famiglia e lì certo le notizie non arrivavano tutti i giorni. Ora ringrazia di quel privilegio, per anni è stato solo con la famiglia e i suoi dipendenti ad occuparsi del lavoro, con la mente libera da ogni cruccio “di città”.

Solo adesso capisce di essere stato fortunato, ma trovandosi in una delle città più importanti d’America, deve fare i conti con una realtà che si sarebbe volentieri tenuto fuori dalla porta di casa.

foto di una stazione di servizio

Un sogno americano per Jack – racconto di Lara Uguccioni

“Sadie tesoro, non avresti dovuto portarmi la colazione, potevo salire io a prenderla”. Sua moglie è costantemente così attenta, mai una parola di troppo, sempre un morbido sorriso sulle labbra ed un pensiero buono per tutti. Ma Sadie non è un libro aperto, Howard non sa se è realmente felice e quando prova a chiederglielo, la risposta è sempre: ” Certo caro che va tutto bene, non vorrei essere in nessun altro posto se non qui con te”. La ama troppo per ribattere, per insistere su come si debba sentire dopo aver lasciato la casa in Oklahoma e sua madre, a cui tiene tantissimo. Non si è ancora fatta delle amiche, anche se per fortuna la famiglia di suo cugino Sammy è decisamente numerosa e con la loro presenza costante, non hanno mai tempo di sentirsi soli.

I parenti di Sammy abitano quasi tutti nel quartiere, chi fa il fornaio, chi ha il food market o addirittura un diner come Jim e ognuno li aiuta a suo modo ad integrarsi in quella nuova realtà. “Howard c’è del caffè anche per gli altri ragazzi, lascio il thermos sul tavolo così potrete berlo a metà mattinata. Io sarò di sopra, poi vado a fare la spesa, per qualsiasi cosa chiamami”. E’ così coraggiosa Sadie e per lui sarebbe stata sempre quella dolce e splendida ragazza che aveva incontrato da Pop’s, la tavola calda in Oklahoma, a Colcord, dove si ritrovava la meglio gioventù dei dintorni. Da quel giorno il tempo è trascorso troppo velocemente, avevano messo su famiglia e tante cose belle e brutte erano passate sotto il ponte della vita, ma per lui quegli occhi blu sarebbero per sempre stati i più incantevoli d’America.

foto interno di un'officina del 1950

Un sogno americano per Jack – racconto di Lara Uguccioni

Era così che iniziavano tutte le sue giornate, guardando ad ogni risveglio dentro quel mare liquido e dolcissimo, da cui aveva preso il coraggio di cambiare vita, lasciando tutti i suoi demoni in Oklahoma. Quella mattina Howard esce sul selciato, il sole è basso come ogni giorno nelle settimane che preannunciavano l’arrivo della stagione fredda e un pensiero gli attraversa la mente: “Ho mai detto a Sedie quanto le sono grato? Sono voluto partire senza chiedermi se anche lei lo volesse davvero. Sto facendo la cosa giusta? Infondo sono solo un emigrato”. Sono tanti i pensieri che si affollano nella testa, la paura di non farcela, ma soprattutto quello di deludere la famiglia lo fanno anch’essi stare sveglio la notte.

Proprio in quel momento arriva il piccolo Jack che lo abbraccia stringendogli forte una gamba. Gli occhi di quel bambino che sta crescendo così in fretta sono gonfi di gratitudine, mentre il suo viso sorride di una luce talmente forte che Howard pensa solo di prenderlo di peso e stringerlo a se. Tutto quell’amore regalato da suo figlio è forse un segno dal cielo che si merita? L’unica cosa che poteva fare adesso era scoprirlo, lavorare impegnandosi nel realizzare il sogno americano che è diventato non solo suo, ma di tutta la famiglia Freeman. E’ in quell’attimo così semplice e perfetto, che Howard capisce che sta percorrendo la strada giusta ed è arrivato il momento di correre di sopra per dire a Sadie quanto la ama.

Dolce e paziente Sadie, l’attesa ripaga sempre

foto di una casalinga alla macchina da cucire 1950

“Certo che l’appartamento splende di luce propria ora che ci ho messo mano” questo pensa Sadie ferma sulla stretta porta d’ingresso. Il minuscolo trilocale è talmente pulito e ordinato che pare una casa vera e dire che, appena entrati, si era sentita mancare dall’angoscia di vivere lì. In poco tempo aveva fatto un miracolo, si era alzata le maniche, non si era persa d’animo e i risultati si vedevano. Anche Betty Jean, la moglie di Sammy l’aveva detto: “Sei una fata cara Sadie, nessuno è mai riuscito a rendere questo piccolo spazio angusto, una vera casa”. E’ soddisfatta dei risultati avuti, ma sta pensando seriamente di iscriversi ad un corso serale di stenografia per aggiornarsi nel lavoro che aveva fatto per qualche anno, prima di mettere su famiglia.

Ormai i bambini andavano a scuola e fino alle 4 del pomeriggio avrebbe potuto lavorare come segretaria vicino a casa, per aiutare Howard con l’affitto e la spesa. Non sarebbe stato facile dirglielo, suo marito è un uomo all’antica e sicuramente lei non voleva sentire la sua risposta. E’ determinata però a darsi da fare, ha bisogno di impegnare la testa con altri pensieri che non siano la nostalgia della vecchia vita in Oklahoma. E’ immensamente grata della nuova opportunità, ogni sera, nelle sue preghiere, ricorda di essere stata fortunata ad avere un uomo amorevole accanto e degli splendidi bambini. Non era scontato infatti che, arrivando in un nuovo stato, Howard avrebbe trovato il lavoro così velocemente, mentre ad attenderli c’era già una casa, se pur decisamente modesta.

foto di una famiglia 1950s

Un sogno americano per Jack – racconto di Lara Uguccioni

Sadie non vuole sembrare irriconoscente, ma desidera per se qualcosa di più. La sua famiglia d’origine le manca tantissimo e ogni volta che telefona a casa le prende un’inquietudine folle pensando alla malattia della mamma. Deve staccarsi da quegli inutili ragionamenti che portano solo apprensione e così inizia a cucire i costumi di Halloween per Jackie e la piccola Peggy. Da dopo la Grande Guerra la notte di Halloween è finalmente diventata un gioco per i più piccoli, trasformandosi da pericolose scorribande e scherzi diabolici in “dolcetto o scherzetto”. Jack ne è affascinato. Lui adora le storie di fantasmi e ha sempre voluto essere un supereroe per salvare il mondo, anche se poi ogni anno si veste da cowboy, perchè quella pistola giocattolo e la stella sul petto lo fanno sentire importante.

E’ così che Sadie si mette all’opera, è brava a cucire, spesso in Oklahoma faceva riparazioni per le signore del paese. La sua mano scivola sicura sopra le imbastiture precise, mentre l’ago della vecchia Singer corre fluido al ritmo della manovella. La piccola Peggy Sue vorrebbe trasformarsi in streghetta e il cappello a falda larga che le stava cucendo, avrebbe completato il travestimento. Assieme a Betty ha intenzione di portare i bambini a fare una passeggiata per il quartiere, con i loro cuginetti sarebbero andati di casa in casa chiedendo dolcetti per riempire il secchiello. Proprio come una Penelope che cuce la tela aspettando il suo Ulisse, Sedie crea le maschere per i suoi figli, attendendo l’arrivo di qualcosa che non sa spiegare.

foto vintage

Un sogno americano per Jack – racconto di Lara Uguccioni

Non conosce ancora il nome del vuoto emotivo che la fa sentire incompleta, che non le permette di vivere appieno il presente gioendo delle cose che possiede, invece di soffrire per ciò che non c’è ancora. L’unica cosa che può fare è aspettare e così cuce, si dedica alla casa, a suo marito e in cuor suo sente che presto il suo cuore tornerà a battere, come succedeva in Oklahoma. Sa di potercela fare e, mentre cerca di non pensare concentrandosi sul lavoro, Howard entra nella stanza. Con un’espressione che raramente ha visto sul suo viso, incomincia a parlarle come non succedeva da tempo: ” Dolce Sadie, poche volte te l’ho detto dando per scontato il nostro amore, ma tu sei la donna che voglio al mio fianco, a cui penso in ogni momento del giorno e che desidero ogni notte. “

“Forse non è il momento più opportuno, ma in fondo quando se non ora. Voglio dirti che ti amo e ti amerò per sempre, ma soprattutto voglio ringraziarti”. Il discorso di Howard dura ancora un altro paio di minuti dei quali Sadie capisce poco e niente, tanto è lo stupore e la gioia che prova. Come se si fosse rotto un bieco sortilegio, il ghiaccio che fino a poco prima sentiva avvolgerle il cuore si rompe, lasciandola invasa da un nuovo calore. In quei brevissimi attimi le passano davanti, nitide, le immagini felici e commoventi del suo passato. Il giorno del matrimonio, le fedi nuziali portate dal cagnolino di mamma, la torta a tre piani di panna e fragole. La soddisfazione dopo la fatica del primo raccolto nella fattoria, e poi l’emozione di essere incinta di Jackie e gli occhi lucidi di suo marito quando glielo disse.

American Dream

Tutta l’attesa, l’inquietudine e la fatica fluiscono come acqua altrove, lasciandole dentro solo la speranza per un nuovo futuro assieme a quell’uomo e a coloro che più ama.

Un vestito per Jack

foto di una classe 1950s Stati Uniti

“Jack vieni alla lavagna e mostra ai tuoi compagni perchè avvengono i fenomeni intorno a noi”. La maestra chiama Jack ogni volta che ne ha occasione, è bravo a spiegare ai suoi compagni gli argomenti di scienze che mano a mano tratta in classe. Lui è sempre felice di fare esempi e interagisce bene con il resto del gruppo che lo ascolta più di quanto ascolti lei. Jack dal canto suo, non vede l’ora di poter descrivere i fenomeni naturali, argomento che ha già studiato con papà, come quando al mare gli aveva spiegato il moto delle maree. Inoltre papà dice che ogni auto ha tante leggi fisiche che la fanno muovere e quando va giù in officina, gliene spiega sempre qualcuna partendo dall’avviamento del motore.

E’ la prima volta che dei bambini lo stanno ad ascoltare, sente di potercela fare in quella scuola, è sicuro di se e non ha più paura di parlare.

Durante l’ora di pranzo si siede sempre con Mike e Jose che quel giorno ha un gran da fare nel raccontare delle avventure vissute dai figli della coppia dove sua mamma lavora come governante. Pare che i genitori li abbiano portati in un grande parco delle favole, inaugurato a luglio nella cittadina di Anaheim, poco lontano da Los Angeles. Per intenderci non è un parco meccanico, con le giostre e la ruota panoramica come quello dove era stato con papà e mamma a Santa Monica. Non riesce ad immaginarselo in realtà, si parla infatti di una città circondata da mura altissime come una fortezza e all’interno, fiumi con navi giganti, ponti levatoi e addirittura il far west con tanto di cowboy.

Foto scattata il giorno dell'apertura di Disneyland a Los Angeles, luglio 1955

Un sogno americano per Jack – racconto di Lara Uguccioni

Pare ci sia addirittura il castello delle fiabe e una navicella vera puntata verso lo spazio. Doveva parlarne con papà, aveva sempre prestato fede a Mike e Jose, ma in quel caso, non crede possa esistere qualcosa di così straordinario. Sicuramente stanno esagerando. La giornata passa tranquilla, tra compiti e lezioni e una volta tornato a casa, nota che mamma è più felice del solito. E’ così dolce e premurosa mamma, ma da quando erano partiti dalla fattoria, i suoi occhi avevano smesso di sorridere. Quella sera invece sono tornati a brillare e anche Peggy lo ha notato, dato che sono più blu del solito. Mangiano come sempre prima di papà, che sta giù in officina fino a tardi, poi si mettono al tavolo a contare le figurine da attaccare sull’album del baseball.

Gli manca solo quella di Mickey Mantle degli Yankees e una introvabile di Joe DiMaggio, il suo preferito.

“Peggy, Jack venite qui, la mamma ha una sorpresa per voi!” i bambini si guardano in faccia e in un attimo sono in camera di mamma e papà. Sul letto ci sono stesi, in modo ordinato, due vestiti, uno piccolo e nero dal fondo sfrangiato e con accanto un cappello a punta a falda larghissima. L’altro è la cosa più bella che Jack abbia mai visto: la tuta di Superman! Non sa se ridere o piangere, se saltare o buttarsi a terra dalla contentezza, è così felice che potrebbe mettersi ad urlare di gioia, ma l’unica cosa che fa è buttarsi al collo della mamma, riempiendola di bacetti affettuosi. Il rosso del mantello risalta sul blu acceso e il simbolo del suo supereroe preferito, è talmente perfetto che non riesce a credere ai suoi occhi.

Un sogno americano per Jack – racconto di Lara Uguccioni

foto bambini ad Halloween 1955

Jack non si perde mai una puntata del programma radiofonico incentrato sulle avventure di Superman e mentre Peggy si prova il suo vestito da strega, lui pensa a quante caramelle gli avrebbero regalato i vicini vedendolo vestito così. “Domani dopo cena la zia Betty ed io vi portiamo a fare “dolcetto o scherzetto”, con i vostri cuginetti. Jackie, se vuoi invitare Jose e Mike, sono i benvenuti”. E’ così che mamma si prende sempre cura di loro e sperava lo facesse per sempre, perchè non c’era niente che avrebbe desiderato di più al mondo.

Quella sera, dopo che papà spense la luce e diede ai bambini il bacio della buonanotte, Jack non riuscì ad accendere la torcia per leggere le avventure del suo supereroe preferito. Aveva troppi pensieri in testa, da come indossare il vestito che avrebbe fatto morire di invidia tutti i bambini del vicinato, a come ringraziare mamma per quello che aveva fatto per loro. Era così contento di essere a Los Angeles, durante il viaggio dall’Oklahoma non avrebbe mai creduto che si sarebbe trovato così bene in quella grande città che non gli faceva certo paura.

Tutta la sua inquietudine, il timore di non farcela nella nuova comunità era sparito, come se il torrido sole della California l’avesse, alla fine, dissolto. Allora pensò all’indomani, alla notte più paurosa dell’anno, ai dolcetti e al suo costume da Superman, ai bambini del quartiere che erano tutti figli di emigrati come lui, chi veniva dal Messico, chi dall’Italia, chi dall’Irlanda. Nessuno lo giudicava più, si sentivano tutti uguali in quel nuovo mondo che stava nascendo e ognuno di loro era concentrato sul proprio sogno da realizzare. I fari delle macchine sulla strada lasciavano scie di riflessi sul muro della stanza e fu così che si addormentò, immaginando fossero le stelle che un giorno papà gli avrebbe disegnato sul soffitto della sua nuova cameretta.

Racconto di Lara Uguccioni

American Dream è un racconto a puntate, quello che stai leggendo è il secondo capitolo. Qui sotto trovi la prima e la terza parte:

Un sogno americano per Jack – racconto di Lara Uguccioni

Fotografie in ordine di apparizione:
1. Immagine proveniente dal sito della Duke University datata 20 febbraio 1950 – dal sito www.historyadventuring.com
2. Gas Station Workers Vintage Metal Sign dal sito www.finewebstores.com
3. Ph. Lara Uguccioni© – Utah on the road
4. Ph. United Auto Workers 1950s dal sito hotcore.info
5. Ph. Alamy®
6. Ph. di Ralph Amdursky archivio Library of Congress NY
7. Ph. da un articolo di Peter Weingarten su www.gensleron.com
8. Ph. www.thelist.com
9. Ph. finance.yahoo.com
10. AP photo
11. EDDIE ADAMS/AP/REX/SHUTTERSTOCK
Foto di copertina: Canva – Graphic © Lara Uguccioni

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Lucia
11 mesi fa

Complimenti per il bellissimo racconto davvero avvincente l’ho letto tutto d’uno fiato. Continua con la tua passione perchè sei veramente brava.

Mimí
11 mesi fa

Un racconto avvincente ed interessante. Non conoscevo questa tua passione per i racconti, ma adesso vado subito a leggermi la prima parte del racconto. La famiglia Freeman é una parte della nostra vita di emigranti, in fondo!

Sara Bontempi
11 mesi fa

Bellissimi i tuoi racconti, ogni volta li aspetto e li leggo appassionata, la scrittura creativa non è mai una cosa semplice, davvero complimenti!

Roberta
11 mesi fa

che bel racconto! L’attesa ripaga sempre.. è esattamente quello che penso anche io..

Veronica
11 mesi fa

Potrebbe essere la storia di una famiglia qualsiasi che emigra in un posto lontano da casa e che dopo qualche tempo dal trasferimento vede finalmente i primi frutti dei sacrifici e le prime vittorie. Ho rivisto molto delle rivalse che anche io, emigrando nel Regno Unito, ho avuto i primi tempi.
Bellissimo racconto Lara, aspetto anche le prossime puntate.

La Kry
11 mesi fa

Mi piacciono sempre i tuoi racconti perchè sono pervasi da una vena nostalgica e romantica che mi fa sempre venire in mente le foto che i grandi fotografi hanno scattato a Venezia nel corso del tempo.
Ehm… okay, forse il paragone non è chiarissimo ma per me lo è, perchè c’è una luce e un’atmosfera in quelle foto che io non riesco mai a vedere quando sono a Venezia e allo stesso modo ammiro tantissimo come tu riesca a ritrarre un’America che io non riesco ad immaginare se non attraverso i tuoi scritti.

Annalisa Spinosa
11 mesi fa

Hai davvero un dono. Con la scrittutra romanzata riesci a tenere incollato il lettore tra le righe. I personaggi diventano familiari e la lettura è scorrevole, a tratti emozionante. Spero tu riesca a farne davvero un libro.

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