Si fa per parlare

Canto di Natale: Mr. Dickens e il Natale vittoriano

Ci troviamo in pieno periodo natalizio e anche se in questi anni lo stiamo vivendo in modo più sobrio e pacato, abbiamo tutti decorato l’albero nel nostro salotto, comprato regalini per i nostri cari e cucinato pranzi per la famiglia o gli amici. Sono tradizioni che conosciamo da sempre, quando arriva la fine di novembre, si aziona il pilota automatico ed entriamo nello spirito natalizio senza neanche accorgercene. Noi esseri umani non rinunceremo mai a tutto questo, in nessuna parte del mondo, perchè non conta la latitudine, l’istruzione e il ceto sociale: il Natale è uguale per tutti e in qualsiasi posto ci troviamo, questa festa ci accomuna e ci fa sentire parte di un’unica collettività.

Pochi di noi hanno riflettuto su dove e quando è nato il Natale, quello dell’albero, delle decorazioni, dei dolci, della famiglia. Vi stupirò, ma il Natale, con le sue usanze e tradizioni tramandate fino ad oggi, non è così antico come vi aspettereste e non esisterebbe senza lo zampino di Mr. Charles Dickens!

Per denaro e per amore

Tutto ebbe inizio con un libro, A Christmas Carol, Un Canto di Natale romanzo breve pubblicato in Inghilterra il 19 dicembre del 1843. Il giorno di Natale, prima di questa data, veniva a malapena contemplato e quasi mai festeggiato. Molti non lo consideravano affatto come periodo di vacanze e le persone lavoravano come in qualsiasi altro giorno dell’anno. In una Inghilterra del diciannovesimo secolo, dove il divario tra classi sociali era ben netto, lo sfruttamento minorile era normale e l’analfabetismo altrettanto, non c’era posto per la magia del Natale tantomeno per la compassione e l’altruismo. Tutto cambiò quando Dickens decise di scrivere il primo racconto di una incantevole raccolta, che aprì immediatamente il cuore di tutti coloro che lo lessero.

Dickens iniziò a scrivere quello che sarebbe diventato A Christmas Carol nell’ottobre 1843. Era determinato a far uscire il libro in tempo per il Natale di quell’anno, dandosi una finestra molto breve per lavorare. Tuttavia, questa urgenza non era motivata esclusivamente da una sana ispirazione autoriale: Dickens aveva un disperato bisogno di denaro. A quel tempo, la sua carriera di scrittore era in crisi. Aveva avuto successi come The Old Curiosity Shop, ma l’attuale romanzo a puntate, La vita e le avventure di Martin Chuzzlewit, non stava vendendo bene. Gli editori volevano ridurre la paga da 200 sterline a 150 al mese, il che sarebbe stato devastante. Lo scrittore era indebitato e aveva una famiglia da mantenere, non solo era sposato con un quinto figlio in arrivo, ma anche il padre era in difficoltà finanziarie.

Foto: Suzanne Plunkett/Bloomberg – Getty Images

Dickens e il Natale vittoriano

Sebbene il denaro sia stato certamente un fattore importante nella realizzazione di A Christmas Carol, Dickens aveva anche un messaggio da trasmettere riguardante la società vittoriana dell’epoca, su come trattava i suoi membri più disperati. All’inizio del 1843, Dickens lesse un rapporto parlamentare sui bambini nella forza lavoro, che conteneva testimonianze di giovani lavoratori, sulle loro lunghe giornate, i bassi salari e le condizioni di lavoro pericolose. Avendo lavorato da ragazzino in una fabbrica a causa delle ristrettezze familiari, Dickens ha sempre sentito un’affinità con coloro che erano in difficoltà, in particolare i bambini. L’argomento è infatti caro a Dickens che ne parla anche in Oliver Twist e nelle avventure inizialmente pubblicate a puntate mensili sulla rivista Bentley’s Miscellany.

La relazione parlamentare gli fece desiderare di scrivere un opuscolo intitolato “Un appello al popolo d’Inghilterra a nome del figlio dei poveri”. Eppure pochi giorni dopo cambiò idea, annotando in una lettera del 10 marzo 1843, che aveva rimandato l’opuscolo perché aveva in mente altri mezzi con “ventimila volte la forza” di questo approccio iniziale. Subito dopo aver tenuto un discorso a Manchester sull’importanza dell’istruzione per ogni classe sociale, ebbe l’idea per A Christmas Carol, un libro che mostrava le sfide affrontate dai poveri e come una maggiore generosità potesse alleviare i loro fardelli.

Quando Dickens inventò il Natale

A Christmas Carol è tra le opere più popolari di Mr. Dickens. Quando fu pubblicato nel dicembre 1843, Dickens era certo che il libro avrebbe venduto bene e sperava che quelle vendite avrebbero risolto alcuni dei suoi problemi economici. Ma non poteva prevedere quanto il racconto sarebbe stato accolto completamente dal pubblico, o che si sarebbe evoluto in un amato classico. A poche ore dall’uscita in libreria, questo libriccino dalla copertina di velluto rosso con i fini bordi dorati, vendette 6000 copie. Costoso per l’epoca, adatto quindi inizialmente ad un pubblico abbiente, al suo interno si svolgeva, quella che poi divenne una delle storie più famose del mondo, arricchita da deliziosi disegni del più grande illustratore dell’epoca, John Leech.

Superfluo parlare della trama del libro, ma d’obbligo citare un film recente che parla proprio di come è nato il racconto stesso. L’uomo che inventò il Natale è tratto dall’omonimo romanzo di Les Standiford del 2008 e racconta un episodio della vita del grande scrittore e della crisi finanziaria e creativa. Dopo l’ennesimo rifiuto degli editori, Charles Dickens scrive in sole 6 settimane un racconto considerato “diverso” e ambientato in un periodo dell’anno del tutto indifferente. Una serie di eventi si susseguono tra realtà e fantasia, descrivendo alla perfezione personaggi e sentimenti. Un film da guardare soprattutto adesso che è quasi Natale e siamo nel periodo giusto per apprezzarlo.

Canto di Natale: Dickens e il Natale vittoriano

Il Canto di Natale ottenne veramente un incredibile successo, quel Natale aumentarono a dismisura le donazioni e la beneficienza. Il libro non ebbe solo un valore letterario, ma anche un effetto dirompente sulla società dell’epoca determinandone un profondo cambiamento. Le tematiche sociali affrontate da Dickens, in questo come in altre sue opere, evidenziarono le disparità sociali promuovendo una nuova consapevolezza tra le classi abbienti. Complice la reggenza della Regina Vittoria, sposata con l’amato principe tedesco Alberto di Sassonia, il ritorno alla famiglia, all’amore del focolare e l’integrazione tornarono vivi e il Natale diventò la festa degli affetti e dell’allegria, tra tradizioni appena nate ed altre ritrovate.

Ecco perchè Dickens è considerato l’inventore del Natale, o per la precisione, dello spirito natalizio così come è arrivato fino ai nostri giorni.Nelle mani di Dickens, il Natale torna ad essere un tempo per riunirsi con la famiglia, celebrare lo spirito di generosità e festeggiare allegramente. Soprattutto, il periodo natalizio è un’opportunità per sintonizzarsi su una frequenza più alta e per prestare le nostre voci al ritornello che canta uno dei brani più antichi e migliori di tutti: la canzone del potere redentore dell’amore.

Canto di Natale: Dickens e il Natale vittoriano

Il Natale vittoriano

Epoca vittoriana, prima metà del secolo 1800. Natale era festeggiato solo come festa sacra dai religiosi puritani a cui non piacevano gli eccessi e le influenze pagane. Non era un giorno di festa e di gioia, non c’erano pranzi sontuosi e tutti andavano al lavoro. “L’epoca Vittoriana era un’epoca destabilizzata, in mutamento, alla ricerca di nuove identità sociali, culturali e anche morali. Dickens e i suoi tre spiriti si collocano qui, a segnare come uno spartiacque il passaggio alla modernità. E a smuovere le coscienze.” Improvvisamente qualcosa cambiò, quando lo scrittore decise di ambientare il suo racconto a sfondo sociale, nella notte di Natale.

Un canto di Natale racconta di un avaro ed egoista uomo d’affari, tale Scrooge, incapace di apprezzare il calore della famiglia e cosa forse peggiore, sordo all’altruismo e all’amore per il prossimo. La storia si svolge la notte della Vigilia, quando Scrooge incontra i 3 fantasmi del Natale: passato, presente e futuro. Questi lo condurranno in un viaggio onirico che lo porterà a pentirsi del suo comportamento aprendo il cuore alla pietà e ai buoni sentimenti. Il vecchio capirà di aver sprecato la sua vita, comprenderà l’importanza della famiglia e dell’amicizia diventando una persona nuova, come pervasa da quello spirito natalizio che aveva sempre rifiutato.

Dickens e il Natale vittoriano

Appena uscì, il libro generò una passione collettiva che crebbe negli anni invece di diminuire. E’ incredibile pensare come semplici parole scritte su di un libretto abbiano cambiato radicalmente il pensare di un’intera società, portando nel mondo la ricorrenza del Natale come oggi la conosciamo. Eppure è successo davvero e noi tutti siamo grati a Mr. Dickens per averlo scritto. E’ importante dire che intorno al 1850, l’Inghilterra visse un periodo di crescita economica e di stabilità, così che nacque la classe borghese che prese spunto dalla classe nobile, quella che fino a quel momento era l’unica a potersi permettere decorazioni e cene natalizie. I festeggiamenti si estesero così ad una larga fascia della popolazione caratterizzando il periodo natalizio come lo conosciamo oggi.

cartolina dell’epoca

Christmas Carol, i canti di Natale

Canti natalizi dell’epoca vittoriana – ph web

Non a caso, il libro di Dickens si rifà ad un’antica tradizione di canti natalizi: i Christmas carols. A metà 1800, considerati fuori moda, l’autore li mette invece in primo piano riportando questa usanza in auge e facendola perdurare nel tempo. Nella scena iniziale del libro, Scrooge, il vecchio avaro, inveisce contro un gruppo di cantori e da quel momento la musica natalizia cominciò a diventare un sinonimo dell’allegria e del calore tipico del Natale. E’ infatti dopo l’uscita del libro che la tradizione rincomincia diventando uno dei simboli più conosciuti del Natale vittoriano. Ogni casa più o meno benestante aveva un pianoforte nel soggiorno. Intorno ad esso, soprattutto a Natale, si riunivano amici e parenti a cantare strofe dei Christmas Carols.

Brani antichissimi risalenti addirittura al 1600, vennero cantati quindi non solo nelle funzioni religiose, ma anche in casa e nelle strade. In epoca vittoriana si diffonde la tradizione nella quale gruppi di cantori con abiti natalizi, andavano di porta in porta offrendo il loro canto. Lo facevano per racimolare qualche soldo per poi devolverlo in beneficienza, per lo più infatti i Chirstmas carolers, i cantori di Natale erano persone benestanti impegnate nel sociale. L’epoca vittoriana è stata particolare, le correnti di pensiero sulla povertà erano diverse. Chi si prodigava ad aiutare i meno fortunati e chi invece pensava che, se erano poveri, lo dovevano alla loro pigrizia e mancanza di intraprendenza.

Dickens e il Natale vittoriano

Dickens, scrivendo il suo primo libro dedicato al Natale, cerca di estirpare quest’ultima corrente di pensiero, la sua è una vera e propria battaglia letteraria per il sociale. Capita anche oggi in diverse parti del mondo di stampo anglosassone, di incontrare cantori per strada. E’ una tradizione intima che infonde calore e quello spirito natalizio che, per i lettori di Dickens, è tutt’ora incredibilmente familiare. Della tradizione folkloristica che viene chiamata caroling, fanno parte brani famosissimi come l’allegra Deck the hall with holly, Twelve Days of Christmas e Jingle Bells che è stata scritta in realtà, per il giorno del Ringraziamento.

L’albero di Natale

Dickens e il Natale vittoriano

ph web

Abbiamo visto l’influenza che ebbero le parole di Dickens, che andarono ad aggiungersi ai profondi mutamenti che nella società inglese stavano maturando. Il lungo regno della Regina Vittoria portò ad un periodo di stabilità politica e a una conseguente crescita economica. Il matrimonio con Alberto generò freschezza nel conservatorismo britannico, perchè il regnante introdusse in Inghilterra tradizioni tipiche della sua terra, la Germania. Prima tra tutte l’albero di Natale che il Principe portò in Inghilterra nel 1840.

Inizialmente tale tradizione venne accolta in modo distaccato dal popolo britannico, vedendola un’usanza pagana e straniera. Può sembrare l’ennesimo miracolo natalizio, ma il nostro Dickens nel 1850 scrisse un racconto intitolato L’albero di Natale, dove descriveva la bellezza e l’importanza di decorare l’albero assieme alla propria famiglia. Da quel momento divenne una tradizione amatissima anche nel Regno, immutata e duratura.

Così scrisse il Principe Alberto a suo padre: “Questa è la cara vigilia di Natale della quale tante volte ho ascoltato con impazienza il vostro racconto, che ci conduceva nella stanza dei regali. Oggi ho due figli a cui fare regali, che, non sapendo perché, sono felici e pieni di meraviglia davanti all’albero di Natale tedesco con le sue candele sfolgoranti”. Lo stesso Natale, la regina Vittoria scrisse nel suo diario: “E pensare che abbiamo due figli ora, e che uno se ne gode la vista [dell’albero di Natale]; è come un sogno.”

Dickens e il Natale vittoriano

Il primo albero di Natale fu importato dalla Germania ed eretto al castello di Windsor nel 1841, ornato con le tradizionali decorazioni natalizie tedesche. Fu scelto un abete, sempreverde e di tradizione nordica, che nelle case dei nobili era abbellito con frutta secca, arance candite, biscotti, dolcetti e candele. Era il fulcro di ogni casa, di ogni salone principale. Sotto venivano posizionati pacchetti con piccoli doni per essere poi consegnati ai componenti della famiglia.

Dal 1870 i decori diventarono più preziosi dando unicità ad ogni albero. Oggetti in vetro, ferro, figure di cera modellata a mano di ottima finitura decoravano gli abeti delle famiglie abbienti, mente gli alberi del popolo avevano decori semplici e fatti in casa. In molti film di Natale si vedono alberi decorati con ghirlande di pop corn infilati in un lungo filo, questa usanza arriva dritta dritta dal Natale vittoriano!

La cena di Natale

All’inizio dell’epoca vittoriana non si facevano abbondanti cene, perchè era come ostentare la troppa ricchezza. Da metà 1800 invece, una nuova usanza si consolidò in Inghilterra, ennesimo merito dell’uscita de Il Canto di Natale, dove Dickens descrive uno Scrooge che a fine racconto dona alla famiglia Cratchit un enorme tacchino. Questo era un lusso decisamente costoso e lo si trovava solo sulle tavole imbandite della classe alta. Ma addobbare le tavole, imbandirle con ogni ben di Dio, divenne per tutti sinonimo di” amore per la propria famiglia e desiderio di ringraziare e celebrare, e soprattutto di donare a chi ha di meno.

Nelle case dei nobili i bambini, che per la maggior parte dell’anno erano affidati alle balie e confinati nelle loro stanze, il giorno di Natale potevano passarlo con i genitori ed essere coccolati e viziati tra regali e dolciumi. Anche la servitù passava il Natale con la famiglia, in una puntata di Downtown Abbey si vede perfettamente l’usanza dove i nobili proprietari fanno gli auguri al personale invitandolo sotto l’albero. Ma cosa mangiavano esattamente i vittorians durante il pranzo di Natale? Come dicevamo, nelle famiglie agiate si portava a tavola il tacchino, più era grande più la famiglia era ricca. Poi pollo arrosto, oca, Christmas Pudding come dolce.

Dickens e il Natale vittoriano

In alcune famiglie molto ricche, era usanza mangiare zuppa di tartaruga, ma per la maggioranza delle famiglie agiate era comune trovare costolette di manzo, cinghiale, prosciutto, ostriche, torta di mirtillo, Yorkshire Pudding e la Mince Pie. Quest’ultime sono delle tortine ricoperte monoporzione e venivano anche cucinate salate con ripieno di carne tritata di manzo: Mince Meat. Sicuro è che su ogni tavola i piatti erano tutti cucinati in modo molto calorico e ricco di condimenti con aggiunta di salse, come quella al pane, a base di latte e mollica che veniva servita con ogni arrosto.

Babbo Natale e le nuove usanze

La Coca Cola non ha inventato Babbo Natale!
Il famoso marchio, come idea commerciale, si volle prendere il merito di aver inventato la figura di Babbo Natale vestita di rosso e bianco. In realtà Santa Claus ha le sue origini in Germania. Il Principe Alberto portò questa magica figura nell’Inghilterra dell’epoca, così che tutti conobbero il mitico omone buono e carico di doni. La regina Vittoria non rimase dietro le quinte, mentre suo marito cambiava per sempre il destino del Natale. Decise di muovere delle iniziative tra la popolazione che permettessero loro di associare questa festa all’unione familiare e la gioia dei bambini. Fece nascere, così, la tradizione del primo Babbo Natale con il ruolo di portare i doni ai bambini.

L’iconografia di Santa Claus venne ripresa da Dickens, che la associò al fantasma del Natale presente. Un uomo grande e felice, attorniato da tanto cibo e regali, vestito di verde con una folta barba. Una figura pagana, sinonimo di generosità ed abbondanza che racchiude tutti gli ideali di bontà e generosità che caratterizzano il Natale.

Divenne tradizione anche baciarsi sotto il vischio ed inviare cartoline d’auguri, la prima venne spedita nel 1843. Durante i giorni di festa i vittorians erano soliti stare in famiglia ed era uso fare giochi di società. Uno dei preferiti dell’epoca era lo Snapdragon: in una ciotola piena di brandy si metteva dell’uvetta passa, si spegnevano le luci e si dava fuoco al liquore. I concorrenti dovevano prendere con le mani quanta più uvetta possibile, ovviamente senza farsi male. Un gioco non meno pericoloso era quello chiamato Are you there Moriarty? che possiamo tradurre con Ci sei Moriarty? I due giocatori dovevano bendarsi e picchiarsi a vicenda con un giornale piegato. Strani questi vittoriani!

La famiglia al centro della festività

In epoca vittoriana non c’era un vero attaccamento al nucleo familiare, fu solo dopo la metà del 1800 che si stabilì una vera e propria connessione tra Natale e famiglia. Merito fu sempre di Mr Dickens, che grazie al suo libro, ancora oggi celebriamo il Natale come festa della generosità, dello scambio di doni ed auguri, da passare con i propri affetti familiari. Il libro dello scrittore parla di povertà in un’epoca dove i bambini erano maltrattati e lavoravano già in tenera età. Da quel mondo veniva Charles Dickens, che per un periodo della sua vita si trovò a lavorare in un calzaturificio assieme ad altri ragazzini come lui. Lo scrittore venne traumatizzato dall’esperienza a tal punto, che in quasi tutti i suoi scritti è sottolineata la tragica realtà del tempo.

Il Canto di Natale svegliò le coscienze così che, in Inghilterra, si consolidò l’usanza del Boxing Day. Il 26 dicembre le classi abbienti, uscivano in strada per distribuire doni ai bisognosi. Venivano regalati cesti e scatole di cibo, vestiti, giocattoli per i bambini e anche se molti lo facevano più per moda che per spirito caritatevole, l’importante era smuovere le coscienze verso un fine più importante: l’altruismo sociale. Per tutto questo, dobbiamo al Signor Charles Dickens, l’invenzione dello Spirito Natalizio, nel suo significato più intimo e positivo.
Grazie Mr. Dickens e Buon Natale a tutti! 🙂

Articolo di: Lara Uguccioni

Frasi e citazioni:
theconversation.com
leportedeilibri.it
liberiamo.it
raccontidalpassato.it

missdarcy.it

4 Comments

  • Adriana P.

    E’ interessante il tuo punto di vista, tutti noi pensiamo al Natale come ad un’evolversi di una festa cristiana, quando invece c’è molto altro. Babbo Natale, i decori, l’albero… tutte tradizioni “pagane”, come giustamente le hai chiamate, dando un valore positivo al termine.. Direi che l’articolo chiarisce molti punti che ho sempre dato per scontati. Veramente interessante!! Adry

    • lara_uguccioni

      Ciao Adriana, mi fa molto piacere che ti sia piaciuto l’articolo. Mi è venuto in mente di approfondire l’argomento dopo aver guardato “L’uomo che inventò il Natale”, un film che richiama tantissimi passaggi del libro Il Canto di Natale. Mi è sembrato questo il periodo giusto per riassumere in un articolo qualche riflessione e tante notizie sul tema. Spero di aver fatto luce sulle domande che alcuni sicuramente si sono posti. E poi è impossibile non parlare di Dickens a Natale 🙂 Augurissimi!

  • Stefania

    Che bel racconto,con tante informazioni interessanti. Non sapevo di come Dickens ,con i suoi lavori, avesse influenzato un ‘epoca!
    In poche righe l hai spiegato e ci anche arrivato lo spaccato di quel tempo!!!
    Grazie e Buon Natale !!!

    • lara_uguccioni

      Sono felice ti sia piaciuto, L’epoca vittoriana mi piace moltissimo e la trovo veramente interessante. Troverò il tempo di scrivere altro su questo affascinante periodo. Grazie per gli auguri, Buon Natale a te e Buon Anno! 🙂

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