New York,  Si fa per parlare

New York sto arrivando! Racconto di Natale

E’ sabato pomeriggio, sono seduta su uno scomodo sedile di classe Economy da 9 ore, forse anche di più. Fuori dal finestrino il nulla, una luce grigia ha avvolto il mondo e mi ripeto che sarebbe stato meglio stare a casa, viaggiare in dicembre è una follia. Il meteo non è mai dalla tua parte. Milioni di persone sono troppo eccitate, troppo felici per l’arrivo del Natale, mentre io sono un’amante degli spazi aperti e del silenzio che la natura selvaggia regala ogni volta che la vado a trovare. Mi chiedo dove sto andando. La città in fondo non è adatta ad una come me che ha da tempo appeso le scarpette da ballo al chiodo. Allora come mai ho organizzato un viaggio a New York per due, proprio a dicembre?

Sono irrequieta, sento caldo e ho capito che il pilota oggi non ha proprio voglia di atterrare. Parla ogni 10 minuti al microfono e solo lui sa cosa sta blaterando. Sono talmente stanca che non mi impegno neanche a cercare di capire cosa dice nel suo grasso accento americano. Siamo arrivati a 45 minuti di girotondo nei cieli della Grande Mela. Mi innervosisco pensando al taxi che avevo prenotato dall’Italia, avrà già strappato il foglietto con il mio nome da esporre ai check out. Poi guardo Paolo e mi rassereno, lui è come tutti gli altri: euforico e felice come un bambino, perchè siamo finalmente arrivati a New York. Rimprovero me stessa per essere il Grinch della situazione, allora mi rilasso e preparo i nostri zaini mentre sento l’aereo scendere di quota.

Natale a New York

La voce del pilota ci avvisa che in pochi minuti saremo sulla pista d’atterraggio e soddisfatto fa una battuta: “Copritevi, a New York nevica!”. Ci vuole un pò di tempo per uscire dal JFK: i bagagli, la fila per la scannerizzazione delle impronte, il controllo del visto. L’aeroporto è accogliente, caldo e sembra darci il benvenuto come un vecchio zio d’America. Aprendo un cassettino della mente, non perchè io abbia una memoria eidetica, ma ricordo che fu costruito nel 1948, anno di nascita di mia madre. Non credo nel destino, ma questa volta lo prendo come un buon auspicio.

Una giovane coppia inglese litiga ad alta voce a pochi passi da noi e mi distoglie dai pensieri. Lei è bella, truccatissima, potrebbe essere una giovane fashion blogger. Lui è vestito da damerino, biondo con un taglio sfilato che gli copre le orecchie troppo grandi. A colpo d’occhio pare gente ricca, che è venuta a New York per i soliti noiosi rooftop party sulle cime dei grattacieli. Il biondino strepita e fa una piazzata riuscendo ad ammutolire tutte le 200 persone presenti in sala d’attesa che inevitabilmente rimbomba di “ohhh” e di “ehhhh” come a fare il tifo per l’una o per l’altra squadra.

La grande mela

Un vero litigio con i fiocchi, direi quasi indimenticabile. Pare che lei gli abbia messo le corna e lui gliel’ha voluto far presente proprio durante il loro viaggio in America. Alla frase: “Adesso usciamo, poi ti lascio” io e Paolo ci guardiamo in faccia sgomenti e nei nostri occhi sconcertati ma pur sempre sorridenti, sembra comparire la scritta, tipo banner elettronico: BENVENUTI, QUESTA E’ NEW YORK! Fortunatamente è l’ora di cena e il bel poliziotto afroamericano al box del check out è sicuramente affamato. Sbrigativo ci guarda serio, ci fa una foto e dopo aver scannerizzato i nostri polpastrelli, ci congeda velocemente, secondo me stasera la moglie gli ha preparato l’arrosto.

E’ tardo pomeriggio, indubbiamente non è un orario di punta, l’aeroporto è grande, non pare affollato e fuori è già buio. Ho in mano mille cose: cappotto, valigia e tutti i documenti di viaggio stampati diligentemente a casa che sicuramente non mi serviranno mai. Si apre una grande porta a vetri e d’improvviso la musica di Frank Sinatra mi investe, come un vento caldo da est, con la canzone che più di tante altre richiama in me il simbolo del Natale in questa città. Incomincio a ricordare perché sono voluta venire a New York in dicembre, non posso credere che sto ascoltando Santa Claus is comin’ to town con i piedi incollati al suolo americano.

Natale a New York

Mi fermo in mezzo alla grande uscita guardando la gente passare, mentre altre persone stanno ad aspettare pazienti i passeggeri del nostro volo in ritardo. Alzo la testa e davanti alla mia faccia una miriade di colori illumina l’immenso schermo a led dove immagini di pubblicità natalizie si susseguono come al rallentatore. L’odore familiare di zucchero e cannella mi travolge e l’unica stupida cosa che riesco a pensare è:“ Che figata, era in questo aeroporto che il personaggio interpretato da Tom Hanks in The Terminal è stato costretto a passare mesi senza la possibilità di uscire”.

Mi sembra di essere in un parco giochi e tutta la noia, l’incertezza e la rabbia di poco prima è dimenticata, dissolta in un vortice di energie elettriche, date dalle tante persone che ogni giorno transitano in questo luogo. Paolo mi scuote, è ora di andare, la città ci aspetta. Miracolosamente trovo il nostro transfer, anche se solo pochi chilometri ci separano da Manhattan, il viaggio è lungo ed è l’ora di punta. Poco importa, ormai siamo arrivati e come rapiti dalle luci della città che scorrono dal finestrino, Paolo ed io chiacchieriamo poco incominciando subito a goderci ogni attimo di quel viaggio di cui, sono convinta, parleremo per molto molto tempo.

C’è una foschia che copre le cime dei grattacieli

Sono le 8.30 di sera ed usciamo dall’hotel per mangiare qualcosa. La città è deserta, fa freddo e la neve scende fitta. Viaggio con la mente pensando a domani, una giornata che sarà faticosamente magnifica ed elettrizzante, ci aspetta Harlem dove da tempo volevo assistere ad una Messa Gospel. Siamo sulla 47esima, e cercando su Google vedo che non lontano da Time Square c’è un pub irlandese. Irlanda uguale casa, quindi come prima sera decidiamo di andare a mangiare un hamburger di Hangus per poi smaltire il jet lag con una bella dormita. Ogni altro posto sarebbe troppo lontano e non siamo abituati al freddo intenso di questa città. Faccio qualche passo sulla strada buia, tra i bidoni pieni fuori dalle attività chiuse, guardando il fumo che sale caldo dalle grate del marciapiede.

ph. del grande Frank Horvat 1984, New York, steam

New York Natale

C’è una foschia che copre le cime dei grattacieli facendoli sembrare ancora più alti di quello che già sono. Guardo in su, vedo le luci degli uffici ancora accese e il pensiero per un attimo va a chi lavora di notte. Agli inservienti che lentamente passano lo straccio nei corridoi infiniti del World Trade, ai giornalisti che sono ancora curvi sulle vecchie scrivanie del NY Times in cerca della notizia perfetta. A chi lavora nei supermercati aperti 24 ore, a chi semplicemente è dietro a quei vetri al trentesimo piano e si gode la vista di una città che non dorme mai. Sono nella capitale della frenesia mondiale, ma in questo preciso momento, la neve ha reso tutto inspiegabilmente silenzioso e secondo Paolo, la 47esima strada assomiglia ad una scena al rallentatore vista alla tv.

Ho sempre pensato che New York fosse una città delirante, pazza, instancabile e rumorosa. Poi mi trovo qui e ogni certezza scompare, sotto questa neve, tra le vie strette e buie, sui marciapiedi vuoti che hanno mille storie da raccontare. Mi sembra di essere all’interno di uno di quei vecchi e sgualciti poster che tante volte mi sono fermata ad osservare nei bar di periferia ed ora so perché ho prenotato questo viaggio, volevo vivere anche io l’incanto del Natale a New York.

Nell’attimo in cui mi rendo conto di essere felice, cammino svelta verso la nostra cena, sorridendo sotto il bavero alzato del cappotto. Ha smesso di nevicare e io penso a domani, a quello che ho atteso di vedere da tutta una vita, ad una delle magie di New York, sempre pronta a stupirti rimanendo inspiegabilmente se stessa. Sì, ci siamo, domani vedrò finalmente il Central Park ricoperto di neve.

Racconto breve di: Lara Uguccioni

Dalla pagina Facebook di “Il viaggio a New York” – fotografo anonimo

New York Natale

Alcune foto del nostro primo viaggio a New York:

12 Comments

  • Silvia The Food Traveler

    Proprio in questi giorni stavo pensando di fare una follia: approfittare di un ponte breve, troppo breve, e di un biglietto a un prezzo “stracciato” per un volo intercontinentale, e di tornare a New York, anche se solo per tre notti. Una follia? Può darsi, ma dopo aver letto questo articolo credo proprio che cederò alla tentazione. Mi hai fatto tornare in mente il mio primo viaggio a New York, quando sul taxi che ci ha portati dall’aeroporto all’hotel siamo stati accolti da Jingle Bells Rock. Che nostaglia!
    Mi hai fatto sorridere quando hai scritto di “tutti i documenti di viaggio stampati diligentemente a casa che sicuramente non mi serviranno mai”: anche io uccido almeno un albero prima di partire per stampare copie di documenti che poi non uso mai 😉

    • lara_uguccioni

      Sarai d’accordo con me che Ny è sempre Ny! Spero di tornarci per il Thanksgiving quest’anno o prima, per Halloween, vorrei vedere una delle due parate, devono essere stupende.

  • uccio 1954

    Come ti avevo anticipato su IG ho molto apprezzato il tuo racconto, ed oggi rileggendolo, ancor più. Ho avuto modo di visitare “la grande mela” due volte alcuni anni fa (2011 e 2012) ma sempre in estate. Avrei voluto godere del suo splendore natalizio come hai fatto tu, ma purtroppo non ne ho mai avuto il modo. Le tue immagini insieme al tuo racconto hanno contribuito ad accrescere in me il fascino di NYC e mi hanno dato un po’ di quella emozione mancata. Mi complimento ancora per il tuo bel sito di cui sono diventato un attento follower.

    • lara_uguccioni

      Ciao Mario, forse l’unica vera magia dei social è proprio questa: attraverso la fotografia e le parole scritte (finalmente abbiamo rincominciato a scrivere!) conosciamo anche solo virtualmente, persone vere che hanno i nostri stessi interessi e io, spesso, mi sento felicemente compresa come in questo momento. Grazie ancora delle bellissime parole. Non posso farci niente, l’America mi è rimasta nel cuore e anche se ancora non riesco ad esprimerlo a parole con un concetto semplice, mi auguro di dimostrare questa mia passione, raccontandola in questo piccolo blog.

  • Simonetta

    Non sono mai stata a New York ma l’atmosfera che ho respirato dalle parole di questo racconto, mi hanno messo la voglia di vedere questa città con la neve.

  • dario D.

    New York è proprio così, particolare e bellissima. Era tanto che non ci pensavo più e devo dire che mi mancano di lei anche i bidoni per strada.

    • lara_uguccioni

      E’ vero, fa proprio questo effetto. Mentre scrivevo questo racconto, ricordando la mia prima volta a NY, ho avuto la voglia irrefrenabile di tornarci. E’ la città dove tutto è il contrario di tutto e ogni cosa è esattamente al suo posto.

    • uccio1954

      …E niente Lara, come un bimbo curioso sono andato a rileggere il tuo bellissimo racconto breve sul Natale a N.Y. e devo dirti che come la prima volta sono rimasto letteralmente incantato da quelle parole che mi hanno proiettato li: in quella magia c’ero anche io.
      Brava Lara, brava ancora una volta.

      • lara_uguccioni

        Grazie di averlo riletto Mario, mi fa veramente piacere. L’ho ripubblicato perchè nei giorni di Natale quest’anno, ho avuto l’impulso affettivo di un Grinch. Rileggendo il racconto e rivivendo lo stato d’animo che mi aveva portata a NY e il cambiamento avvenuto una volta lì, mi ha aiutata a fare pace con me stessa. In fondo si può sempre cambiare idea e rilassarsi un pò, certe volte basta poco 🙂 Un abbraccio!

  • Stefania

    Grazie Lara!!! In questo periodo di chiusura è bello immaginare sulle tue parole.
    Le tue foto sono splendide!!!

    • lara_uguccioni

      Grazie Stefania, sono felicissima che il mio racconto ti piaccia. A breve ne pubblicherò altri, se ti va seguimi, mi farebbe tanto piacere!

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