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Monument Valley – lo spettacolo tra Utah e Arizona

Siamo in Arizona, lunga è la strada che porta alla Monument Valley ai confini con lo Utah. Non ti puoi sbagliare, da Antelope Canyon c’è solo questa inter-statale: la US 160. Ogni tanto, in mezzo al nulla, appare una cittadina, poche case, qualche store e fast food sulla strada. Si passa per Kayenta il centro abitato più vicino, dove si trovano qualche motel e diverse stazioni di servizio. Non pensate sia un grande insediamento, al contrario, è formato da pochi edifici a ridosso della via maestra. Il paesaggio incredibilmente, vasto e dai colori netti è difficile da descrivere.

Per tutto il tragitto non ho mai staccato gli occhi dalla strada, come ipnotizzata da cieli sconfinati e da paesaggi di cui non riesco a vedere la fine. E dire che sono solo rocce e cielo, ma in tutto questo c’è un universo e la sua bellezza mi fa trattenere il fiato. Si vede che siamo in territorio Navajo, nella loro riserva; qui c’è una natura primitiva, una storia plasmata in milioni di anni e questi macigni sembra che ne parlino. Quando mi sento dire: “L’America non ha una storia“, bè venite qui, la sentirete anche voi, tanta e pesante proprio come queste maestose rocce rosse.

Il popolo ancestrale

Navajo
Anasazi

Il parco della Monument Valley si trova al confine tra Arizona e Utah, fa parte della Navajo Nation Reservation ed è gestito direttamente dal popolo Navajo, ma la prima popolazione insediata, in queste zone, fu quella degli Anasazi intorno al 1200 a.c. Questi vengono chiamati il Popolo Ancestrale, un’espressione poetica che significa popolo primordiale: sono gli antenati dei nativi in questa parte degli Stati Uniti d’America.

I Navajo di oggi li chiamano gli Antichi e i loro resti sono ovunque, conservati nel tempo tra queste terre preistoriche. Si trovano addirittura dei loro disegni in alcune caverne della Mesa Verde che raffigurano fenomeni celesti, eventi terrestri ed esseri fisici e spirituali, così come i famosi petroglifi incisi sulle rocce dei canyon e sulle mura degli edifici.
Scomparso circa 800 anni fa gli Anasazi sono un popolo misterioso, che ha lasciato parecchio di se, tra storie e leggende tramandate nei secoli. Ora questa terra è abitata dai Navajo, loro discendenti. Quando si parla di “Riserva” si indica una porzione di terra gestita da una tribù nativa e riconosciuta dal Governo Federale. Gli USA contano 326 riserve, e non tutte le 567 tribù ne hanno una; alcune tribù hanno più di una riserva, alcune condividono le riserve, mentre altre non ne hanno affatto.

Le riserve sono solitamente di piccole dimensione, ma 3 sono addirittura più grandi dello Stato del Rhode Island! La più grande è proprio questa, la Navajo Nation o Riserva Navajo che si trova a cavallo di 3 stati: Arizona, Utah e New Mexico. Nel tempo è cresciuta, infatti quando è stata istituita nel 1868 era tre volte più piccola che adesso.

Arrivati alla Monument Valley

Paolo ed io scendiamo sulla grande radura davanti al Visitor Center dove ci colpisce una luce rossa e intensa come se fosse il termine di una giornata. Il sole è basso quasi all’orizzonte, ma mi accorgo che al tramonto mancano almeno 5 ore. Non riesco a tenere gli occhi aperti, la luce mi acceca e nonostante la gente, le voci, mi estraneo completamente per pochi attimi con la sensazione di essere arrivata in un luogo fuori dal tempo.


L’impressione di smarrimento dura poco, torno di nuovo sulla terra. Davanti a me, su una bassa collina c’è il centro di ristoro, pienissimo di gente con il solito negozio di souvenir e il bar che subito mi riporta alla vita terrena e capisco che non sono arrivata su Marte.
Come svegliata da un lungo sonno, riprendo coscienza, per fortuna la luce rossa c’è ancora e mi basta girare la testa per capire da dove proviene. Davanti a noi una distesa che pare di fuoco, infinita, sterminata mi lascia senza fiato e spero che le mie fotografie vi facciano percepire l’enormità del panorama. Mi hanno detto che da quassù è possibile vedere fino a 200 km di distanza. Siamo in alto, molto in alto e sotto c’è la valle, la vista dal Visitor Center è veramente qualcosa di unico e stupefacente.

Ph Lara Uguccioni

Monument Valley

Incredibile, la prima cosa che incontriamo, sono i mitici 3 grandi e famosi monoliti chiamati the East & West Mitten Buttes e il Merrick Butte. Ogni monolite, o quasi, in questo parco ha un nome. Se le guardate bene le Mitten Buttes assomigliano a mani rivolte al cielo, per i nativi (e io ci credo) simboleggiano LO SPIRITO CHE VEGLIA SULLA VALLE.
Ma quanta poesia e spiritualità c’è in questi uomini, come non si può amare questo popolo?!
La Marrick Butte invece prende il nome di un soldato di cavalleria che venne in queste terre a cercare l’argento.
Alcuni di questi giganti raggiungono l’altezza di 300 metri. Siamo alla Monument Valley, simbolo del West America. Questa distesa infinita si chiama Colorado Plateau e anche se ora ha un aspetto desertico, è di origine fluviale.

Ci troviamo ai confini tra Utah e Arizona, in un’area isolata ed estesa, la città più vicina infatti è a 70 km da qui. La strada che ci ha portato qui è famosa quanto bellissima, infatti essendo in discesa, da la sensazione ai viaggiatori di immergersi poco a poco in questo panorama mozzafiato. La strada che conduce qui è la US 163 ed è una delle più suggestive strade che ho mai percorso. Indimenticabile!

In Tour con i Navajo

Ci sono diversi modi per visitare la Monument Valley, io penso di aver fatto la scelta migliore per noi. Abbiamo percorso i 26 km della Scenic Drive a bordo di una jeep a più posti, accompagnati da guide locali. I Navajo guidano su queste strade sterrate come matti e sicuramente sono gli unici a conoscere realmente la valle. Avendo a che fare ogni giorno con i turisti sono estremamente simpatici e hanno voglia di parlare e scherzare, la nostra guida cantava “O sole mio”! Se parli un pò di inglese mettiti a sedere subito dietro l’autista. Sono sempre in due e durante il tragitto puoi fare loro tante domande, ti sapranno stupire con i racconti del popolo Navajo ed è bellissimo vedere come conoscono ogni singola roccia e la loro storia. Abbiamo fatto diversi pit stop, cantato, ballato, assaggiato il frybread indiano e vi assicuro che le ore passate con questi signori ne sono valse ogni dollaro pagato.

Le jeep usate per i tour con la guida Navajo
Mappa che indica il nome delle rocce più imponenti.

Facendo questo tipo di tour nella Monument Valley è possibile scattare tantissime fotografie, vedere la maggior parte delle rocce o almeno quelle più conosciute evitando di guidare su questa strada sterrata, faticosa senza l’auto giusta. Se si ha solo mezza giornata da dedicare al parco, questa escursione è uno dei modi migliori per visitarlo, anche se mi sarebbe molto piaciuto fare anche un’escursione a cavallo; sarà sicuramente per la prossima volta.

UN CONSIGLIO FOTOGRAFICO:
per fotografare al meglio questi panorami immensi non tenere la linea dell’orizzonte al centro dell’inquadratura. Dai risalto alla terra che con le sue rocce è meravigliosa, oppure al cielo se c’è qualche bella nuvola da enfatizzare, così la foto non risulterà ne scontata ne piatta.
🙂

The Thumb visto dal basso
The Thumb qui si vede bene, da questa angolazione somiglia a uno stivale da cowboy
Il Totem Pole in lontananza a destra
Le Bird Spring
Three Sisters – Le tre sorelle

Monument Valley – John Ford’s Point

Il grande West

 John Ford’s Point

Panorama evocativo per eccellenza, una delle tappe più significative all’interno del parco è il  John Ford’s Point. A questo punto di osservazione hanno dato il nome del regista John Ford che, più di ogni altro, ha permesso di far diventare famosa la Monument Valley. Nella sua carriera ha vinto addirittura 4 Oscar influenzando i migliori registi del cinema contemporaneo. La sua fama e il suo successo derivano dal genere western, solo con il mitico John Wayne ha girato ben 21 film! Questo punto è un tributo a uno dei più grandi personaggi del cinema hollywoodiano.
Per chi ama i film western è una tentazione farsi la foto a cavallo sullo sperone più famoso del mondo e sentirsi John Wayne per qualche minuto. Paolo ancora mi rinfaccia il fatto di averlo dissuaso dal farlo, credo che dovremmo tornare lì così da rimettere a posto le cose.

Questo è un point of view immancabile in cui fermarsi, davanti a voi si para un panorama tanto magnifico quanto familiare. L’abbiamo visto tutti nelle centinaia di film western e accorgersi che non è frutto di fantasia è la cosa più sorprendente che possa capitare a chiunque. Io sbirciavo i film alla tv quando li guardava mio babbo, mentre giocavo con le bambole vicino a lui davanti al fuoco. E’ stato per me come tornare bambina, per un attimo ero ancora lì, davanti a quel camino, sicura e felice cullata da una sensazione di calore e appartenenza. Il John Ford’s Point non è solo un luogo per turisti, è evocativo, è magico e parla di una vita. Anzi, di tutte le nostre vite.

La magia di un canto Navajo

Sono ormai le cinque del pomeriggio e ci fermiamo in uno dei tanti punti di osservazione all’ombra di un immenso monolite. Davanti a noi una radura dorata, abbagliata da un sole potente con le sue lunghe ombre, nette a delimitare questi preistorici giganti immobili. Le guide ci spiegano che è arrivato il momento di ringraziare la Grande Madre con canti e cibo quindi intonano per noi una litania da brividi, molto emozionante. Anche se lo fanno probabilmente ogni giorno per i turisti, mentre cantano, gli sguardi di questi uomini rimangono assenti, come se una musica antica li portasse lontano con la mente, ma sempre ben radicati alla loro terra madre. E’ sicuramente un canto sacro, un ringraziamento, una preghiera. E’ proprio questo che mi affascina dei nativi: non hanno mai avuto bisogno di costruire grandi opere come piramidi, chiese o moschee, perchè ciò che venerano è già lì, da milioni di anni. Sono queste rocce, questo cielo e la terra che calpestano ogni giorno. Ciò che pregano sono questi monumenti nella valle e la natura che gli si staglia intorno.

Le nostre guide. Quello a destra sa cantare “O sole mio” molto meglio di me !

VI CONSIGLIO questo —> bell’articolo <— dove viene spiegato chiaramente cos’è lo Spirito della Natura per gli indiani.

La merendina del tardo pomeriggio

Riprendiamo la strada di terra rossa, ormai siamo a metà pomeriggio, le ombre si allungano sul selciato. Le guide ci portano a fare un altro pit stop, l’ultimo, questa volta per mangiare. La merendina del pomeriggio si fa in un posto magnifico, sperduto, lontano da tutto il resto del mondo. Il mio stomaco dice: finalmente si mangia!

Un Tacos indiano composto da un frybread ripieno di fagioli rossi alla maniera western. Nel mio non ci ho fatto mettere il formaggio, mi pareva troppo. E per finire insalata e pomodori per sgrassare il tutto. Bbono bbono BBONO! Certo che gustare un piatto tradizionale navajo su un piatto di latta, cucinato da locali, a tavola con loro sotto un tendone nella Monument Valley… è sicuramente il posto più bello dove ho cenato!

Se vuoi sapere di più su questo piatto tipico,
qui trovi il mio articolo 🙂

Simbolo di libertà

Ci allontaniamo al tramonto dalla Monument Valley sulla US 163 Scenic Drive. Ad un certo punto è d’obbligo fermarsi. Ci voltiamo e la strada è dietro di noi, all’orizzonte i giganteschi monoliti e i pinnacoli. Riconosco subito una famosa inquadratura, quella dove Forrest si ferma e decide di terminare la sua corsa durata 3 anni, 2 mesi, 14 giorni e 16 ore e dove pronuncia la celeberrima frase “Sono un po’ stanchino. Credo che tornerò a casa ora.” Questo è il Forrest Gump Point. Per me, e credo di non essere l’unica a pensarlo, questa fermata è un vero simbolo di libertà.

Articolo di Lara Uguccioni

Mappa della giornata









Scrivendo questo articolo mi sono venute le lacrime agli occhi. Mi sono commossa ricordando questa giornata, questa gente, questa terra in cui non sono nata, ma a cui sento di appartenere solo per il fatto di aver messo piede su di essa. Tutto questo mi emoziona e mi ricorda l’importanza del VIAGGIO. Voglio dire a tutti di non smettete mai di essere curiosi, di voler esserci e come dice Bob Dylan: “Bussa, bussa, bussa alla porta del paradiso”, perchè questo e’ il paradiso.

2 Comments

  • Andrea T.

    In questo articolo le fotografie parlano da sole, lo spettacolo della Monument è incredibile, anch’io l’ho vista dal vivo è stato speciale. Lara con le tue parole fai rivivere le emozioni, in un momento come questo non sai quanto è importante ciò che fai.
    Grazie da un viaggiatore seriale.
    A.

    • lara_uguccioni

      Grazie a te Andrea, non sai quanto le tue di parole facciano bene a me! …e poi cosa c’è di più bello che sognare parlando di viaggi?

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