Arizona,  Parchi Nazionali,  West Coast

Antelope Canyon & Glan Canyon. In the Navajo State

Indice

Siamo a nord dello Stato dell’Arizona a pochi km dalla diga di Glen, vicino alla cittadina di Page, sempre su territorio Navajo, dove ci sono gli ingressi all’Antelope Canyon. Questo è il luogo più fotografato dell’Arizona, fatto di roccia modellata dall’acqua e dal vento. Scolpiti nell’arenaria rossa, per millenni, dalle piogge stagionali e dal vento, i canyons sono passaggi stretti che conducono a diverse centinaia di metri giù, verso il sottosuolo. Gli splendidi angoli inclinati delle rocce, uniti ai passaggi di luce che scendono dal bordo delle lunghe e strette gole, si combinano formando una scena che non può essere completamente spiegata a parole. 

Fotografare queste gole è veramente difficile, la luce le colpisce in un modo così particolare che si rischia di “bruciare” lo scatto, una sfida per ogni fotografo. Larghi da 2 a 8 metri lungo il pavimento sabbioso, i canyons dell’Antelope sono stati immortalati nei film di Hollywood e nelle pubblicazioni delle riviste di tutto il mondo. Ma nessuna di queste immagini può rendere l’emozione che si prova nel momento in cui si scende giù nella terra, mentre si guarda con i propri occhi questa meraviglia della natura. E’ un luogo mistico, ancestrale ed attraversarlo è una sorta di preghiera alla nostra Madre Terra, come un saluto doveroso a colei che tutto ha creato.

Lower e Upper: le differenze e alcuni consigli utili

Solitamente non do consigli utili, ma quando si parla di parchi USA dell’ovest, le info non sono mai troppe. L’Antelope Canyon è diviso in 2 zone: Lower, la parte inferiore e Upper, quella superiore. La distinzione viene fatta perchè i due canyon sono delle formazioni separate dalla attuale strada 98, nati da una spaccatura nel terreno sabbioso che segue il percorso verso il vicino lago Powell. Per visitare l’Antelope è fondamentale aver prenotato con largo anticipo il giorno e l’ora d’ingresso, dato che si entra solo su prenotazione. E’ un Parco Nazionale gestito direttamente dai Navajo, proprio come la Momument Valley. I nativi chiamano la zona dell’Upper Tsé’bighanilí, che significa il luogo in cui scorre l’acqua. Il Lower è invece chiamato Hazdistazí, che significa “Spiral Rock Arches” cioè archi di roccia a spirale.

Affollatissimo nella stagione estiva, l’Antelope Canyon è chiamato anche SLOT CANYON, perchè è molto stretto, ma incredibilmente suggestivo. L’Upper pare sia la parte più visitata ed è adatta agli escursionisti “della domenica” essendo la discesa piuttosto leggera. Inizialmente, Paolo ed io avevamo prenotato la zona Lower, la più impervia, ma siamo arrivati 20 minuti dopo l’ora richiesta e diciamo che gli indiani non sono flessibili con gli orari. Per forza di cose ci hanno dirottato all’Upper e nonostante sia la parte più visitata, incredibilmente quel giorno di metà ottobre c’era posto anche per noi. Questa è la fortuna di viaggiare in bassa stagione!

Antelope Canyon

A proposito dell’ora in Arizona, per non sbagliare come è successo a noi, bisogna fare attenzione, perchè lo Stato si trova nella fascia del Mountain Standard Time – MST cioè a -8 dall’Italia. L’Arizona però non adotta l’ora legale, mentre le riserve Navajo sì ed è qui si complica la storia. La cittadina di Page e l’Antelope Canyon, nonostante siano in territorio Navajo, sono allineati all’ora ufficiale dello Stato. Quindi, se si viaggia, è necessario cambiare manualmente orario all’orologio, che a causa della difficoltà logistica, non cambia da solo! Sembra complicato, un pò lo è davvero e adesso potete capire perchè siamo arrivati in ritardo. Siate furbi, quando vi fermate per fare rifornimento oppure siete in motel, chiedete l’ora esatta così da non trovare brutte sorprese dopo.

Giù verso il centro della Terra

L’Antelope Canyon si può visitare solo con una guida, non c’è il “fai da te” ed è fondamentale attenersi scrupolosamente a quello che dicono. La nostra guida Navajo ci ha portato con una jeep fino all’ingresso della gola dell’Upper, da dove ha inizio l’escursione. Partiti dal parcheggio davanti alla biglietteria, il viaggio dura circa 10 minuti, è un pò turbolento perchè il terreno è sterrato e solitamente gli nativi guidano come matti. Appena arrivati in mezzo al deserto, dove pare non ci sia nulla, ci siamo trovati con nostra meraviglia, davanti ad una discesa ripida: è la gola da dove si entra per scendere a piedi giù nello slot (stretto). Durante l’escursione non si possono portare zaini, solo macchine fotografiche e bottiglie d’acqua. Forza, si parte. La discesa è lunga.

Antelope Canyon

Eravamo in pochi ad affrontare l’escursione, circa una ventina di persone e non ne stavano arrivando altre. Siamo potuti rimanere così nelle gole diverso tempo e godere con tranquillità della vista magnifica. Gli slot dell’Upper sono meno profondi del Lower, ma anche se sono molto stretti, non danno nessun senso di claustrofobia e sono tranquillamente percorribili da tutti. Basta essere un pò allenati nella passeggiata, l’escursione dura circa 1 ora e mezza.

Un consiglio che spero possa aiutare: se all’ingresso c’è una lunga discesa, al ritorno ci sarà un’ altrettanto lunga salita. Se non ve la sentite di percorrerla pensateci prima, perchè quando siete laggiù è necessario salire a piedi per tornare “alla base”. Infatti ci vogliono circa 30 minuti di camminata per ritornare all’ingresso, nessuna scorciatoia e nessun’altra uscita. Ovviamente è bene percorre la salita con calma e appena ne sentite la necessità, fermarsi a riposare. Portate con voi dell’acqua, idratarsi è bene anche in autunno.

Se viaggiate ad ottobre portatevi dietro un giubbino o una felpa pesante. Vestirsi a strati da queste parti è fondamentale, il tempo cambia rapidamente e non sai mai cosa ti aspetta.

Uno spettacolo di luce tra le pieghe della terra

Ora scriverò al presente, per cercare di farvi vivere l’emozione che ho provato io. Scendiamo giù a piedi di parecchie decine di metri, verso il luogo dove comincia la penombra. E’ come avventurarsi tra le gigantesche pieghe dell’immenso vestito della Terra, talmente bello che colpito dai raggi solari, crea uno spettacolare gioco di oscurità mista a potenza. L’architettura forgiata dalle gigantesche onde di roccia è surreale, viene voglia di lasciare andare la mente all’oblio, a quell’attimo di silenzio totale che ti avvolge come un mantello primordiale. Mentre cammino, le forme e i colori mi portano in un paesaggio liquido, fatto di buio e luce, creato dal vento e dall’acqua in milioni di anni per poter essere visto e venerato. Nato per far capire al piccolo uomo, di cos’è capace l’Universo.

Siamo venti persone, ma tra le gole nessuno osa parlare, ognuno è preso dai suoi pensieri e dall’emozione che prova, stretta come un nodo che ti asciuga la gola. Il passaggio è severo, in alcuni punti c’è spazio solo per una persona, ma non mi sento mai soffocare, anzi, la sensazione di grandiosità è tangibile, abbraccia il corpo e pervade la mente. Il cielo fuori è coperto, ma la luce riesce comunque a filtrare dall’alto, tra le fenditure, regalandomi la percezione di essere in un ventre materno, al sicuro, lontano dalle brutture del mondo. E’ una sensazione onirica, in cui è facile perdersi con la mente soprattutto quando c’è poca gente intorno, come è capitato a noi. In quelle onde rosse è possibile vedere qualcosa, le forme si intensificano e prendono spessore, trasformando la pietra in sogni, visioni, desideri e magia.

Antelope Canyon

Camminando, siamo arrivati alla fine dello slot, dove si apre un grande slargo e dove l’immaginazione lascia il posto alla realtà. Sul fondo una spaccatura nella roccia mi ricorda l’Orecchio di Dionisio a Siracusa e approfitto per fare qualche scatto a Paolo, il mio modello preferito. Rimaniamo ancora a parlare con i compagni di viaggio e a cercare di descrivere la nostra esperienza interiore che inevitabilmente tutti, chi più e chi meno, abbiamo vissuto. Le guide non ci fanno fretta, decidono che si può fare con calma, che anche noi turisti abbiamo diritto di godere di quella meraviglia che loro, ogni giorno, hanno sotto gli occhi. Chissà se sanno quanto sono fortunati, io credo di si, i nativi conoscono bene il Grande Spirito e qui lo si può trovare in qualsiasi cosa si pari intorno.

Per tornare al punto d’inizio ripercorriamo la stessa strada, ci aspetta una lunga e ripida salita. Mi fermo, cammino, mi fermo e prendo aria, per fortuna le guide hanno messo a disposizione di tutti dell’acqua e creato dei pit stop dove sedere. Ci metto un pò ad arrivare in alto, causa la fatica e la voglia di non dimenticare quello che vedo, mi fermo spesso ad ammirare tanta bellezza. Ne è valsa la pena, rifarei la salita altre cento volte per rivedere quella meraviglia della natura che anche solo inconsciamente, fa sentire di essere vivi. Di poter ancora credere che ci sia qualcosa di bellissimo sul nostro pianeta, da salvaguardare e da proteggere facendo un passo indietro. La Madre Terra è talmente potente che non ha bisogno di noi, ma al contrario, siamo noi che abbiamo un vitale bisogno di lei.

Flash Flood, le alluvioni mortali

La bellezza della natura

Se è poco o quasi per nulla pericoloso avventurarsi in questo canyon, vi chiederete perchè non potete farlo da soli, ma solo e sempre accompagnati da una guida. Ve lo dico subito. Da queste parti non è così raro assistere a dei flash flood, cioè a delle alluvioni improvvise. Di una violenza estrema, le alluvioni sono incredibilmente pericolose, perchè i canyons si inondano riempiendosi fino all’orlo. Infatti, se visti dal cielo, sono come recipienti che vanno a colmarsi d’acqua e quando la tempesta è forte, creano sulla loro sommità, dei torrenti di forza inaudita. Nel 1997 questo meraviglioso luogo fu teatro di una tragedia, 11 persone annegarono al suo interno. Da allora la zona è monitorata costantemente dalla stazione meteo e adotta diversi sistemi di sicurezza.

Noi ci siamo avventurati nei canyons in una giornata che preannunciava tempesta, i nativi erano tanti sul luogo e all’erta in caso la situazione cambiasse. Per fortuna non ha piovuto, anzi, una volta scesi è comparso il sole che a mezzogiorno ci ha permesso di fare tante fotografie bellissime. Non abbiate paura in nessun caso, i nativi sanno quello che fanno e amministrano molto bene le loro bellezze naturali.

E’ l’ora di pranzo, Paolo, che di minuti per fare la salita ce ne ha messi solo dieci, ha fame. Mi guardo intorno, siamo nel deserto non abbiamo speranza di trovare del cibo, ma come un miraggio, incredibilmente a pochi metri dall’ingresso c’è un food track. Una visione, ho lo stomaco vuoto e con mia grande sorpresa, è gestito da una famiglia di nativi. Ho capito subito che avremmo mangiato bene! Come spesso accade, gli escursionisti con noi, vedendoci alle prese con hamburger di bisonte e Navajo Frybread, si sono convinti buttandosi a capofitto sul furgone. Non c’è niente da fare, con la nostra curiosità spianiamo la strada ai meno coraggiosi. Noi, gli esploratori del cibo!

La diga di Glen Canyon

Vista dall’alto in un punto panoramico

Diga di Glen Canyon, Lake Powell, Arizona. Dopo la visita all’Antelope Canyon, ci avviamo verso il fiume Colorado, a nord dell’ Arizona. Ci fermiamo nel grande parcheggio della diga circa una mezz’ora, per fare qualche foto ed ammirare dall’alto lo spettacolo della natura. La diga in cemento armato è alta 220 metri e forma un bacino idrico enorme chiamato Lago Powell, uno dei più grandi bacini artificiali degli Stati Uniti. La cosa più sorprendente è che le profonde gole del Glen Canyon sono lì sotto, sommerse dall’acqua.

Questo è un canyon molto grande, ci si entra a pagamento e l’attrazione più importante è il Lago Powell, dove sono stati girati tanti di quei film che ci metterei ore a farne una lista! Per chi è interessato, a fianco del parcheggio c’è il grande Visitor Center dove all’interno si trovano mostre e percorsi interattivi. Si può anche fare un tour della diga che dura circa 45 minuti, o per i più temerari, è possibile sorvolarla con l’elicottero. Deve essere un’esperienza magnifica perchè il lago Powell ha dei colori incantevoli, è di un blu intenso che accostato alla roccia rossa del deserto, crea una scenografia da premio Oscar.

Una scena de “Il Pianeta delle Scimmie” – 1968

Diga di Glen e Antelope Canyon.

Il Lake Powell è stato realizzato nel 1966 per rispondere ad una emergenza idrica e oggi è diventato uno dei luoghi più suggestivi dell’America, tanto che lo si può vedere nelle scene di numerosi film. Alcuni tra tutti: la scena finale di Gravity dove atterra Sandra Bullock. Il Pianeta delle Scimmie del 1968 e anche in Point Break del 1991. Una vista dall’alto magnifica quando i protagonisti si lanciano nel lago con il paracadute. 10 e lode alla bravura in aria del mitico Patrick Swayze che ho sempre amato. Grande scena e grande film. Ma per farvelo vedere bene apprezzando i suoi incredibili colori, vi posto qui un video musicale girato sul lago. Mi piace molto la musica di questi due ragazzi, i Music Travel Love che suonano cover nei luoghi più belli del mondo. Buona visione!

Articolo di Lara Uguccioni

Fonti e citazioni:
www.discovernavajo.com
www.nps.gov

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Micheal H.
Micheal H.
3 anni fa

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