Immagine copertina dell'articolo Misteri e leggende al castello di Montebello
Italia

Tra esoterismo e storia medioevale, il castello di Montebello

Esistono dei luoghi carichi di energie misteriose e straordinarie. Spiegati scientificamente sono anomalie dei campi magnetici che dal centro del nostro pianeta, si propagano spesso in modo irregolare. Ma un’altra teoria, ben più oscura li interpreta. Si dice infatti che energie potenti dimorano nel luogo dove fatti importanti e spesso violenti, sono avvenuti. Ecco che, in una magnifica sera di inizio estate di pochi giorni fa, con la mia curiosità sotto braccio e i ricordi nello zaino, torno in uno dei luoghi che più amo della mia cara Romagna: il castello di Montebello. La prima volta che sono venuta fin quassù era il 1993, in un torrido pomeriggio di luglio, quando mia cugina Roberta ha spinto letteralmente me e mio babbo, sui 123 scalini che separano il borgo medioevale dalla fortezza dei Conti Guidi di Bagno.

Al tempo ero solo un’adolescente che invece di andare in spiaggia con le amiche, preferiva fare cose “da grandi” facendosi convincere ad esplorare luoghi che al tempo erano ben poco conosciuti. Erano infatti i primi anni che il castello veniva aperto al pubblico e nessuno ancora conosceva la storia misteriosa che celavano le sue antiche e massicce mura. E’ stato un bene, perché la custode del maniero ci ha accolti e con lei abbiamo potuto passare ore in una delle più belle fortezze private ascoltando aneddoti, misteri, testimonianze, rivivendo una storia che si snoda dall’anno 1000 fino ad arrivare ai giorni nostri. In quel pomeriggio mi sono innamorata del borgo di Montebello e del castello, della leggenda che lo avvolge, dei suoi protagonisti che per coincidenza o ironia della sorte, portano lo stesso cognome della mia famiglia.

castello di Montebello Azzurrina

Foto di me davanti all'ingresso del castello di Montebello

Ovviamente c’è un perchè quel giorno è stampato a fuoco nella mia mente. E’ stata una delle poche escursioni che ho fatto con mio padre e ricordo quel giorno come una cartolina dai colori vividi e dolci, che profumava di sole, di allegria e di amore incondizionato. Un pomeriggio perfetto, dove una famiglia va alla ricerca delle proprie origini, trovando una storia arcana ed antica tanto quanto le pietre del misterioso mastio, accompagnata dalla sicurezza di un legame profondo. Ero ancora una volta nel luogo giusto e nel momento giusto, perchè questo ricordo del babbo, incancellabile, l’ho vissuto nella pace delle colline della mia Romagna, dove sono esistiti i nostri antenati.

Dal latino Mons Belli, il Monte della Guerra

Sapevo di dover tornare a Montebello e sapevo di doverci andare con persone a cui tengo particolarmente. Ecco che ho chiamato Mauro, il mio caro amico di Università che nonostante il gran caldo, si lascia trasportare spesso in avventure bizzarre. Mentre Paolo è stato facile da convincere: sapevo che non avrebbe detto no ad una storia di fantasmi e ad un piatto di tagliatelle nelle campagne romagnole. La strada percorsa per arrivare a Montebello è incredibilmente suggestiva, costellata di ripide alture su cui svettano castelli e borghi medioevali. Tutta la vallata della Valmarecchia è intrisa di storia, con panorami mozzafiato e paesini autentici. Frazione del piccolo Comune di Torriana, oggi Montebello è un borgo silenzioso, fatto di poche vie dove si affacciano case dalle minuscole porte e terrazze con vedute incredibili.

Siamo infatti a 436 metri sopra il livello del mare e il solo vociare arriva nelle ore dei pasti, dai due ristorantini sulla via principale. Qui non c’è altro, solo pace e tranquillità, ma non è sempre stato così. Nel terzo secolo A.C. i Romani, una volta conquistati i territori della Valmarecchia, vollero dare un nome significativo a Montebello. Chi non conosce la sua storia è portato a pensare che Montebello sia un nome felice, cioè ” monte bello”, che rispecchia la caratteristica di questo luogo incantevole. Al contrario, la parola deriva dal latino Mons Belli, cioè Monte di Guerra a ricordo dei numerosi spargimenti di sangue che avvennero per la conquista di questi territori.

Foto della Porta d'ingresso al borgo di Montebello
Porta d’ingresso al borgo di Montebello

castello di Montebello Azzurrina

La prima costruzione muraria fu una torre a pianta quadrata, il mastio, risalente al III secolo A.C. periodo romano. Inserito successivamente nella struttura del castello, il mastio ha una particolarità: è innestato letteralmente nella roccia. La rocca ha quindi più di mille anni di storia da narrare, non a caso fu posta a guardia della via che risale la Valmarecchia. Questo percorso era di grande valore strategico, poiché rappresentava il collegamento principale con il Montefeltro e la Toscana. Le prime notizie scritte che parlano del castello risalgono al 1186 e si trovano in un atto notarile importantissimo. Questo era un rogito: la vendita della fortezza che passava definitivamente nelle mani di Giovanni Malatesta, parente prossimo del famoso “Mastin Vecchio”. E’ bene precisare che Giovanni lo conosciamo tutti con il nome di Giangiotto, colui che uccise a sangue freddo gli amanti Paolo e Francesca. Ma questa è un’altra storia …

Il nome Montebello decretò un destino, forse già segnato, che portò ad altri secoli di sanguinose lotte. Fu così che dal 1186 al 1464, la rocca e le terre circostanti furono dominio del potente e sanguinoso casato dei Malatesta. Questa famiglia portò altri secoli di guerra combattendo ferocemente contro gli acerrimi nemici Montefeltro. Sotto il dominio malatestiano il castello era molto diverso da quello che si presenta oggi, infatti la sua struttura era fatta a fortezza miliare. La porta d’ingresso all’attuale borgo, era un tempo l’unico accesso all’antico maniero. Ancora oggi, percorrendo una rampa ripida e pietrosa chiamata non a caso, il Girone, si arriva all’entrata.

Foto del Girone a gradoni che porta all'ingresso del castello
Il Girone a gradoni che porta all’ingresso del castello

castello di Montebello Azzurrina

Per tre secoli le vicende della rocca saranno influenzate dai Malatesta che lo trasformarono da fortezza esclusivamente militare, in un castello inespugnabile. Furono completate le mura di cinta, eretti nuovi torrioni, camminamenti di ronda e costruita un’armeria. Con la sconfitta di Sigismondo Pandolfo Malatesta, il castello divenne nella metà del 1400, un feudo dei conti marchesi Guidi di Bagno. Questi lo ricevettero dallo Stato Pontificio a ricompensa per aver contribuito alla sconfitta di Sigismondo. Fu così che, alla fine del 1500, i Guidi resero la fortezza una residenza abitativa. Oggi il castello dei Conti Guidi di Bagno, rappresenta senza dubbio uno degli edifici storici più interessanti della Signoria malatestiana di tutto il territorio romagnolo.

Dentro il mistero

Foto della corte esterna e ingresso al castello

“Una volta varcato il portone d’ingresso, lasciatevi alle spalle tutto ciò che riguarda la realtà e la vita quotidiana per immergervi maggiormente in uno spazio e in un tempo a noi lontano e misterioso. Seguitemi”

Siamo finalmente sulla cima del monte, nella corte del maniero. La luce sta lasciando spazio all’oscurità e ad una magnifica notte di inizio estate, mentre le parole sibilline della guida risuonano nella corte illuminata da un albore soffuso. Stiamo infatti per immergerci nella visita notturna del vecchio castello, dove si affronta l’aspetto “paranormale” che riguarda da vicino questo luogo. Siamo un piccolo gruppo di curiosi e ascoltiamo con interesse ogni singola parola dice il ragazzo che ci accompagna dentro il passato. Con la sua bravura da navigato attore ed esperto storico, dai modi austeri e sibillini, sa fondere vicende antiche ed intrighi sordidi a quelli che sono i fatti più recenti.

Ecco che il contesto diventa di incredibile impatto: la notte, un castello infestato, luci cupe come torce, stanze anguste dall’atmosfera raccapricciante ci portano a vivere dentro un film degno di Mario Bava. Noi ovviamente ci lasciamo trasportare da questo clima di mistero che preannuncia una serata all’insegna della storia e del soprannaturale. Varcata la soglia del maniero, entriamo nell’ala rinascimentale del castello. Aggiunta dai conti Guidi di Bagno e adibita a residenza, si presenta ariosa, con alti soppalchi e ampie sale. Nell’ingresso si viene accolti dallo stemma araldico della famiglia nobiliare, di color giallo oro che rappresentava la ricchezza e di un azzurro cielo a simboleggiare il dominio.

castello di Montebello Azzurrina

Così come il cielo domina sulla terra, la famiglia Guidi ostentava il dominio sui propri possedimenti e sulle numerose ricchezze. Una curiosità è la croce sassone o croce di Sant’Andrea rappresentata sull’araldo. Questa la si trova in diversi ambienti del castello e serviva a tenere fuori dalle mura il malvagio e la stregoneria. In queste zone della Romagna la “scaramanzia” era infatti molto temuta. Un esempio: le persone più alte di 1 metro e 60 venivano uccise perché considerate figlie del demonio.

Fatti insoliti nell’ala rinascimentale

Foto della sala d'onore
ph di repertorio da www.histouring.com

La visita inizia nella Sala d’Onore, l’ampio salone principale del castello, adiacente all’ingresso. I soppalchi che percorrono tutto il perimetro sono frutto di ristrutturazioni piuttosto recenti e vanno a sostituire quelli distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli originari risalgono al 1500, usati durante le feste che il Signore del castello era solito organizzare, qui sopra si esibivano artisti e giocolieri. Il grande tavolo che domina il centro della stanza, dove erano soliti riunirsi a cena dame e cavalieri, ha una caratteristica curiosa.

Sul suo basamento vi è un grande foro e pare che qui vi erano soliti mettere tizzoni ardenti per riscaldare i commensali. La stanza infatti ha una particolarità ingegnosa, non da sottovalutare: è insolitamente priva del camino. Questa è stata una scelta strategica da parte del Signore del castello. Infatti l’assenza di camini e di canne fumarie che davano in esterno, non avvertiva gli avversari di presenza di vita al suo interno. In questo modo il nemico tendeva ad avvicinarsi in numero esiguo, non avendo nessuna minaccia da affrontare. Una volta entrati nelle mura, venivano così facilmente sconfitti dagli armigeri della fortezza.

foto in notturna della torre antica

castello di Montebello Azzurrina

Questa stanza, a detta dei sensitivi che qui sono passati, è quella con la più alta concentrazione di energie di tutto il castello. Mentre sono qui dentro, mi rendo conto che il salone ha qualcosa di familiare. Immagini di questo luogo le ho viste in alcuni documentari riguardanti i misteri del castello. Infatti la guida con la sua torcia, illumina un punto preciso del soppalco e inizia a raccontare di un passato molto recente, precisamente del 21 giugno del 2010. Il bellissimo tavolo “a pipistrello” in legno di rovere del 1600 che adorna il centro della stanza, è protagonista di un fatto decisamente sconvolgente.

All’interno di questa sala, nel periodo invernale, vengono effettuate sedute medianiche indette dal Centro di Ricerca Biopsicocybernetica di Bologna. Questo ente chiama a rotazione diversi medium che si alternavano nelle sessioni. Le sedute sono iniziate nel 1993 e dal 1995, hanno iniziato a verificarsi episodi piuttosto singolari. Durante una seduta del 1995 infatti, il tavolo si sollevò dal pavimento sotto gli occhi dei tecnici di Bologna che stavano monitorando il momento con la loro particolare strumentazione. Secondo gli spiritisti, chi muore di una morte violenta avrebbe l’anima in pena, bloccata tra 2 mondi, quello materiale e quello spirituale. Per questo motivo nel luogo dove sono avvenute le morti, si instaura un’energia che si incanala nelle pareti e negli oggetti del luogo dov’è accaduto il fatto. Questa energia viene sprigionata durante le sedute medianiche e pare sfoci in episodi come questo, piuttosto singolari.

foto del vialetto che porta alla fortezza

castello di Montebello Azzurrina

Nella stanza adiacente, più piccola ma non meno importante, è avvenuto un altro fatto inspiegabile che ha come protagonista il custode del castello. Era il 1993, il pomeriggio del venerdì Santo. La giornata era particolarmente nuvolosa e all’interno della piccola stanza si trovava il tuttofare del castello che stava pulendo il pavimento con un aspirapolvere. Mentre lavorava, l’uomo si accorse di avere dietro di se un’ombra che inizialmente pensa provenire dalla poca luce che filtrava dalla finestra. Ma quando l’ombra comincia muoversi, egli si girò e vide una cosa che lo sconvolse a tal punto da correre nella corte esterna. Fu trovato di lì a poco dalla responsabile del maniero, in evidente stato di shock.

Una volta ripresosi dallo spavento, raccontò di aver visto una trasparenza di figura femminile, a testa in giù, con i piedi appoggiati al soppalco. Descrisse la particolarità della veste, che anziché seguire la forza di gravità, rimaneva aderente al corpo. Fu difficile credere all’uomo e furono anche chiamate le forze dell’ordine,  ma una volta entrati nella stanza, notarono un particolare che confermò il racconto: una serie di orme di piedi andavano dal soppalco lungo la stanza come a formare una camminata. Nel 1993 il castello era già aperto al pubblico e io quelle orme le ho viste proprio quell’anno, durante la mia prima visita al maniero. In quel frangente la guida ci riportò la stessa versione che ho ascoltato oggi, molto più dettagliata, forse perché il fatto era da poco avvenuto.

castello di Montebello Azzurrina

Le orme biancastre furono presto cancellate dalla direzione, ma per ben 4 volte riaffiorarono fino a quando, inspiegabilmente, smisero di farlo. Dal 1993 ad oggi sono passati molti anni e di quelle impronte ne rimane solo una, sbiadita dal tempo, ma ancora molto ben visibile. Una piccola, bianca e nitida impronta di piede sul soffitto è ancora lì e tutte le spiegazioni razionali già date, non soddisfano e non spiegano questo misterioso fenomeno.

L’ala antica del castello: la fortezza medioevale

Il mastio

Andiamo nel 1300 e con un balzo indietro di 700 anni, si va ora a percorrere l’ala più antica e misteriosa del castello, quella che un tempo era la fortezza militare. Gli ambienti sono completamente diversi, ci aspettano stanze molto piccole e anguste, alcune addirittura claustrofobiche, sazie di trabocchetti e passaggi segreti. In questa parte del maniero le mura sono spesse anche 8 metri e il panorama di una San Marino by night che si intravede dalle piccole finestre, è stupefacente. Ci inoltriamo nel mastio del castello, cioè la torre più importante della fortezza a cui il nemico aspirava. “Prendere il mastio” era infatti sinonimo di vittoria, ecco perché sul tragitto furono posti diversi trabocchetti.

Questi semplici ma efficaci tranelli, rendevano l’avanzata del nemico più lenta e impervia, ancora oggi è necessario conoscerli per non cadere sul percorso. I gradini che portano alla torre, ad esempio, hanno una particolarità: i primi due scalini sono uguali, così il nemico alla prima salita, prendeva il ritmo sulla stretta scala. I gradini successivi però, sono tutti di altezze diverse. Ecco che il nemico, entrando nell’oscurità della notte, con la pesante armatura e l’elmo in testa, inciampava cadendo rovinosamente all’indietro sopra gli altri soldati. Il rumore che provocava il ferro delle corazze era l’avvertimento per gli armigeri, della presenza del nemico.

castello di Montebello Azzurrina

Dal camminamento degli armigeri la veduta notturna della Valmarecchia è stupefacente. Da qui si vede nel suo splendore il castello di San Marino e tutto il suo grande borgo medioevale. Sotto di noi una lingua biancastra disegna il letto del fiume Marecchia, mentre spostando lo sguardo di fronte, la cuspide rocciosa avvolta di luce, come sospesa nell’oscurità, è il forte di San Leo. Attraversiamo il mastio, un torrione esagonale che si affaccia su tre versanti ed entriamo nella fortezza medioevale. Al tempo le stanze erano decisamente diverse da come si vedono ora, non c’era intonaco sui muri e le finestre, erano solo piccole feritoie. La stanza dedicata alla famiglia dei Guidi di Bagno ha appesi alle pareti, antichi dipinti raffiguranti gli antenati. Un foro sul pavimento adiacente alla finestra e parallelo al portone d’ingresso, serviva per controllare chi entrava ed usciva dalla fortezza.

Se qualsiasi nemico riusciva ad entrare, era da questo portale che doveva passare, non c’era altra via. Così durante gli attacchi nemici, veniva posto nel foro un imbuto e fatto scivolare all’interno il “fuoco bizantino”. Chiamato anche “fuoco greco” era una sorta di mistura di diversi materiali come pece, nitrati di zinco e calce. Questa era una delle armi più atroci in quegli inquietanti secoli bui: bruciava i nemici in una sorta di lunga agonia. Per questo motivo era diffusa la “misericordia”, un pugnale così chiamato che infliggeva una morte veloce e decisamente meno dolorosa. Da qui deriva il nome “colpo di grazia” o “colpo di misericordia”. Questo stiletto, originale dell’epoca medioevale, è conservato in questa stanza, a ricordo delle lotte efferate che qui sono state combattute per secoli.

foto della tavola islamica
La tavola islamica

castello di Montebello Azzurrina

Molti sono i dettagli che caratterizzano questa fortezza, così prima di arrivare nella stanza dove si è consumata la vicenda che rende il castello conosciuto in tutto il mondo, andiamo a conoscere una storia forse ancor più truce e spaventosa. Entriamo in un luogo in penombra, una stanza angusta che contiene uno degli oggetti più importanti ed inquietanti del castello. A ridosso del muro vi è una cassapanca in noce del 1600 alla quale è stato applicato un dorsale. Questa è una tavola islamica datata 1000, secondo alcuni intrisa di forti energie. Fu portata qui da un avo dei Guidi che partecipò alla Prima Crociata, chiamato Guido il Marchesino, di ritorno dalla Terra Santa.

Sensitivi e psico-metristi una volta entrati a contatto con questo oggetto, hanno vissuto esperienze legate ad esso e hanno consigliato di non esporlo al pubblico. Questo perché persone più sensibili potrebbero avere reazioni importanti nel vederlo. E’ infatti capitato che alcune persone, arrivate nella stanza senza sapere cosa contenesse, hanno provato diverse sensazioni come tachicardia, sudori e svenimenti. Il dipinto raffigurato sulla cassapanca rappresenta una donna sotto un baldacchino, nuda e distesa, in evidente stato di gravidanza. Il suo viso è sereno, ma la posizione delle sue gambe è innaturale. La tavola raffigura in realtà la regolamentazione delle nascite che avveniva, secondo l’Islam, al tempo, tra alcune tribù nomadi e sicuramente eretiche. (sotto una vecchia pagina di giornale dedicata appunto ai fatti accaduti nel corso degli anni).

castello di Montebello Azzurrina

Per la sopravvivenza della comunità, ogni anno poteva nascere solo un certo numero di bambini e quando tale numero si superava, la donna in procinto di partorire, veniva distesa sulla tavola e legata alle caviglie. In questo modo il piccolo non poteva nascere e la morte per lui e la madre, era inevitabile. La simbologia sul pannello è ben chiara: vita e morte che si susseguono, Male e Bene che si contrappongono, numeri divini e demoniaci accostati. Un dipinto eretico, di forte impatto emotivo, uno degli oggetti più incredibili che io abbia mai visto. Al tempo, veniva a ragione tenuto nascosto, se il papato lo avesse trovato, i Guidi sarebbero andati al rogo e bruciati come streghe.

In questa stanza c’è inoltre una particolarità che mi ha colpito dandomi una sorta di inquietudine, e che non ho mai visto in nessun altro luogo. Una parte dell’intonaco è rigonfiata perchè, dietro alla parete, vi è incastonata letteralmente la sommità del monte di Montebello. In quel preciso punto c’è la punta della roccia che costituisce il monte. E’ parte portante della struttura dell’antico castello, visibile ma allo stesso tempo celata ad un occhio poco attento. Questa conformazione è la spiegazione di quelle che sono le fonti energetiche del maniero, studiate all’interno ormai da decenni.

La leggenda di Azzurrina

ph Rimini Today

Per tutto il tragitto all’interno del castello, non ho potuto fare fotografie, da qualche tempo non è più consentito. Le foto che riporto degli ambienti interni sono quindi di repertorio, ma ogni stanza ed ogni anfratto, sono ancora esattamente come si vede nelle immagini. Continuiamo la nostra esplorazione e da una ripida scala adiacente al mastio, scendiamo verso stanze dai bassi soffitti e senza finestre. Arrivati ad un corridoio poco illuminato, riconosco il luogo dove anni fa ho conosciuto per la prima volta, la leggenda di Azzurrina. L’epoca è quella medioevale, sotto la dominazione malatestiana e Uguccione,  feudatario del castello, ha una bambina di pochi anni dal nome presunto di Guendalina.

Si narra che la sua particolarità sia stata quella di essere albina, un difetto enzimatico oggi conosciuto, di carattere genetico piuttosto raro. All’epoca però era una vera rarità e nascere albini significava essere, senza alcun dubbio, figli del demonio. Le terre di Romagna come ho già detto, erano permeate di superstizione e per i piccoli che nascevano albini, il destino era assai crudele. Questa però non era la sorte che Uguccione voleva per sua figlia, perciò decise di rinchiudere Guendalina nella fortezza miliare.

castello di Montebello Azzurrina

La madre le applicava costantemente suoi capelli delle tinture per renderli scuri, ma aimè la colorazione risultava azzurrata, da qui il suo soprannome: Azzurrina. Era il 21 giugno del 1375, il solstizio d’estate. Fuori imperversava un temporale e stava avvenendo l’ennesimo scontro tra la famiglia dei Malatesta e quella dei Montefeltro. Guendalina si trovava all’interno della galleria e passava il tempo giocando con una palla di pezza. La palla però cade accidentalmente per le strette e ripide scale che conducevano alla ghiacciaia, ovviamente chiusa a chiave. La piccola andò a recuperarla ma da quella scala non fece mai più ritorno. Gli armigeri che la seguivano costantemente, la cercarono ovunque, il castello fu setacciato da cima a fondo per 7 giorni, dopo di che si svolsero i funerali della piccola.

La leggenda inoltre narra che ad ogni lustro successivo alla morte di Guendalina, precisamente ad ogni solstizio d’estate, si sentano risuonare i suoi pianti nel castello. Questi sono i fatti narrati dalla guida, un racconto che ha più di 600 anni e che viene tramandato da allora. La verità però non è questa e ve la racconto in un articolo dedicato, dato che merita approfondimento e attenzione. Cosa sia accaduto a quel tempo oggi poco importa, perchè voci, strilli, pianti e suoni decisamente inquietanti, sono realmente documentati e registrati attraverso apparecchiature moderne e sofisticate.

castello di Montebello Azzurrina

Il castello venne ristrutturato negli anni ’60, alcune sue parti erano state distrutte dall’ultimo conflitto mondiale. Riaperto al pubblico nel 1989, l’anno successivo venne fatto il primo tentativo di registrare quella voce. Vennero al castello dei tecnici che lavoravano in RAI e lasciarono all’interno della galleria dei microfoni per registrare ogni suono prodotto nella nottata. Quella registrazione di Sereno Variabile, la sentiamo qui, nello stretto corridoio, amplificata e nitida. L’avevo già ascoltata nel 1993, ora è accompagnata da altre rilevazioni, significative e forse più inquietanti, che destano sgomento nell’ospite pavido e terrore nel più pauroso. Successivamente all’anno 1990 infatti, furono effettuate registrazioni anche in anni consecutivi ed ora se non bastasse, vengono proiettati dei video di riprese fatte all’interno del castello, da telecamere fotosensibili, che possono lasciare a dir poco sconcertato il visitatore.

Il senso di magia

E’ così che finisce la visita notturna all’antica dimora dei Guidi di Bagno a Montebello, una piccola gemma italiana incastonata nel cuore della Romagna. La rocca detta un tempo “Scorticata” data l’asperità dello sperone di roccia a cui si aggrappa, è considerato il suggestivo balcone della Romagna. Da quassù è possibile vedere la valle del Marecchia che tocca i confini con le Marche oltre ai paesi arroccati sul monte Carpegna. Montebello e i suoi dintorni offrono ai fortunati turisti che vi passano importanti testimonianze malatestiane, tra castelli, ruderi, torri, tele e manufatti preziosi. Ma ciò che c’è di più bello sono le storie arcaiche che si intrecciano nel territorio, formando una trama avvincente, tanto da piacere anche a chi di storia antica non ha mai sentito parlare.

castello di Montebello Azzurrina

Intrighi di corte, battaglie efferate, sordidi imbrogli fino ai misteri inspiegabili e coinvolgenti, rendono questo luogo incredibilmente suggestivo. Non è un caso che certe storie, nonostante il tempo che passa, rimangano estremamente plausibili. Per non parlare del filo che le lega a personaggi e avvenimenti, luoghi e “gialli storici” che attraversano tutta la nostra Romagna. Quello che è certo è che non sapremo mai cosa è realmente accaduto a Guendalina, come non abbiamo certezza di ciò che avvenne in quella camera dove sono stati uccisi Paolo e Francesca. Non scopriremo di certo come è morta Costanza Malatesta o se ad ispirare la Divina Commedia fu Mastin Vecchio o Malatestino. Spettri e presenze aleggiano infatti in ogni castello, avvolgendo la terra romagnola di un alone esoterico e fiabesco che in ben pochi luoghi è così presente.

Quello di Montebello però è il più piccolo, meraviglioso borgo intriso di mistero e magia che conosco, tanto incantato e ammaliante da renderlo agli occhi di molti, il più affascinante borgo della Valmarecchia. Ecco che Mauro, Paolo ed io usciamo dal paese, di notte, avvolti da un cielo stellato carico di emozione. Nell’ora di viaggio che la strada ci separa da casa, parliamo animatamente della serata, dei segreti che porterà per sempre in custodia il maniero, dei cunicoli misteriosi, degli strani accadimenti avvenuti e dell’impagabile tempo che abbiamo vissuto tra le sue spesse e suggestive mura.

Articolo di Lara Uguccioni

Qui trovate la visita diurna al castello, che feci anni fa con mio padre e mia cugina Roberta.
Buona lettura 🙂

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