Mondo

Pelourinho magico nel cuore pulsante di Salvador de Bahia

Il Brasile lo ami o lo odi, non ci sono vie di mezzo. Arrivi, te ne innamori a prima vista e spesso non te ne vai più, perchè ti lega a se a doppio filo, incatenandoti per non lasciarti più. Oppure, com’è successo a me, dopo due viaggi nel paese più lungo del mondo, tra spiagge primitive e isole indigene, il peso del gran caldo ha indebolito i miei nervi saldi da viaggiatrice. Tuttavia, come per caso, un giorno di qualche anno fa, arrivo a Salvador de Bahia, dopo un mese passato in stile Robinson Crusoe vicino all’Ilha de Tinharé.

La stanchezza improvvisamente scompare, lasciando spazio alla meraviglia e allo stupore di una incredibile città dall’anima nera. Un luogo fatto di contrapposizioni e colori abbaglianti, di musica e sensualità, dove la religione pagana si fonde a quella cristiana in un modo talmente naturale che pare ristabilire l’ordine delle cose. Una città che vale davvero la pena visitare. Salvador è la capitale dello Stato della Bahia, fondata nel 1549, è ora una metropoli da 3 milioni e mezzo di abitanti. Dopo l’approdo sulle coste brasiliane da parte dell’esploratore portoghese Cabral, nel 1501 arrivò su questa terra il fiorentino Amerigo Vespucci.

Fu lui a dare all’attuale Salvador, il nome di “Baia di tutti i Santi” in onore della chiesa di Firenze fatta costruire dalla sua famiglia: Chiesa di San Salvatore in Ognissanti. Questa antica città fu la prima capitale e il primo porto coloniale del Brasile, secondo al mondo per la tratta degli schiavi. Una storia la sua, complicata dove proprio nella parte coloniale chiamata Pelourinho, dal 1558 navi di schiavi provenienti dall’Africa occidentale attraccavano, dando vita al primo commercio di esseri umani.

Tutto ha inizio in una calda sera al Pelourinho

foto del quartiere del Pelourinho

Arriviamo a Salvador in un tardo pomeriggio domenicale di fine gennaio. Il nostro taxi ci ferma in una assolata Praça da Sé, dove si affaccia la Cattedrale di uno dei quartieri più pericolosi e autentici della Bahia: il Pelourinho. E’ più di un mese che siamo in Brasile tra mare, foreste e isole sperdute, così che i nostri ultimi giorni li vogliamo passare in città. Paolo sta bene nonostante il caldo e la fatica, ma io ho bisogno di un letto comodo con due cuscini, di un pasto saporito e soprattutto dell’aria condizionata. Altri viaggiatori mi hanno consigliato un piccolo hotel nel centro della città vecchia di Salvador, dove sicuramente troverò quello che cerco.

Mi informano che il quartiere è pericoloso, soprattutto dopo il calare del sole, ma il contesto scenografico vale la pena, basta farsi notare poco e stare con gli occhi aperti. Dopo aver sistemato i bagagli in hotel, quando il giorno sta per lasciare spazio ad una calda sera bahiana, scendiamo per andare a cena. In reception ci avvisano che c’è il coprifuoco, forse solo per i turisti, quindi è bene non fare tardi e cercare un ristorante non lontano dalle vie ad alta percorrenza. Agli angoli della piazza c’è la polizia armata, che man mano che ci addentriamo tra le strette vie della cittadella coloniale sparisce, lasciando spazio a capannelli di persone del posto.

Foto dellle strade del Pelourinho la sera

Pelourinho Salvador de Bahia

Se sei un viaggiatore esperto e saggio, la pericolosità di un luogo la respiri subito, ma in realtà qui non mi sento affatto minacciata. Me l’hanno detto in molte occasioni che, ovunque vado, il mio aspetto si fonde alla perfezione a quello degli abitanti del luogo che sto visitando. Ecco quindi che Paolo ed io siamo diventati improvvisamente brasiliani, con la nostra andatura sciolta e la pelle di un bel colore goloso di cioccolata al latte. Le persone non fanno caso a noi, continuando a ballare, a bere, a parlare a squarciagola cantando nel mezzo delle vie acciottolate. L’80% della popolazione di Salvador ha origine africane, discendenti degli schiavi dell’Angola e dell’Africa centrale, che sono stati deportati tra il 1500 e il 1800.

La mescolanza di culture e religioni è indubbiamente presente e lo si legge nei visi delle persone che abitano il quartiere alto, così lo chiamano, fatto per lo più di gente semplice e sorridente. Impossibile dimenticare per un attimo che siamo nella capitale della musica brasiliana. Qui sono nati e vivono i cantanti e i gruppi musicali più famosi del Brasile. Le note risuonano allegre nei ristoranti, nei bar, escono come un’onda dai finestrini delle auto. Samba, bossa nova, tropicalismo, Jovem Guarda, musica nordestina e di Bahia, afro-brasile, forrò la musica è ovunque come una lingua parlata ogni giorno.

Foto di una cerimonia del candomblè
(Mario Tama/Getty Images)

Pelourinho Salvador de Bahia

La si vede concreta nelle movenze, nel modo di camminare, di corteggiare, di giocare a calcio, di festeggiare e di esprimere il dolore del popolo brasiliano. La musica è qui tra questi vecchi viottoli, è più che mai presente e concreta da poterne sentire la forma. Paolo ed io ci chiediamo se a Salvador, sia festa ogni sera, non solo la domenica: è incredibile l’allegria che si respira e la passionalità che fa di questo popolo uno dei più caldi e sensuali al mondo.

Un viaggio nel gusto a ritroso nel tempo

foto del Pelourinho di notte

I ristoranti che incontriamo passeggiando sono pieni, altri sono molto costosi, o almeno lo sembrano dopo un primo sguardo dall’esterno. Sì perchè nella città alta, le sale interne dei ristoranti sono celate agli sguardi dei passanti, come per nascondere l’ostentazione di benessere agli occhi di un popolo che, per la maggior parte, ha scarsi mezzi economici. Giriamo un angolo e poi un altro, forse ci stiamo addentrando troppo tra i vicoli antichi di una città che pare guardaci dentro. Sento che qualcosa sta cambiando ed ecco che capisco dove inizia la magia di Salvador, tra le strette strade, tra i decadenti palazzi coloniali dai muri di vivido intonaco scrostato. E’ questo l’istante in cui mi accorgo di essere al centro del Brasile, dove abita la magia.

Mi fermo per un attimo, ascoltando il suono dei tamburi in lontananza, mentre la città sembra ondeggiare ad un ritmo tropicale, sconosciuto e sicuramente misterioso. Infondo, sono nella terra del candomblé, dove la ricchezza non si misura con i soldi, ma si nasconde dentro la musica e le danze incalzanti della religione afro-brasiliana. E’ solo attraverso la storia che si può capire la Bahia e il suo popolo, attraverso la sofferenza nell’essere strappati alla propria madre terra e la successiva rinascita tramite l’unione delle religioni africane, giunte sulle coste brasiliane già a partire dal XVI secolo, con la religione cattolica, diffusa dai portoghesi sbarcati a Salvador.

foto della sala della Casa de gamboa

Pelourinho Salvador de Bahia

Così, come sotto un incantesimo creolo, mi fermo davanti alla piccola porta di un palazzo dall’intonaco azzurro cielo. Stranamente tutt’intorno è deserto, il vociare e la musica ritmata ha lasciato spazio ad un silenzio irreale e le finestre aperte al primo piano sembrano chiamarci, invitandoci ad entrare. Saliamo le strette scale di legno che come attraverso un portale spazio-temporale, ci catapultano diritti in un secolo passato da tanto, tanto tempo. Lo stile di tutto ciò che ho davanti agli occhi è di un rustico coloniale portoghese, gli alti soffitti sono decorati con piccole doghe di legno e il pavimento risuona intenso e cupo ad ogni nostro passo.

La sala è vuota, pare non esserci nessuno e questo ci da tempo di osservare il luogo insolito e allo stesso tempo, affascinante. Sono italiana e dovrei essere abituata alla bellezza dell’arte e dell’architettura, ma siccome i miei studi universitari mi hanno insegnato non solo a vedere, ma a guardare, mi stupisco ancora una volta provando quel senso di meraviglia nelle cose che mi riempie gli occhi e il cuore. Siamo entrati alla Casa da Gamboa, un ristorante che solo poi apprendo essere conosciuto ed apprezzato. L’arredamento è opera di un tempo passato remoto, un’epoca che non ho ancora incontrato durante i miei viaggi, uno stile visto solo nei libri e in qualche film. Un tempo lo stile coloniale dominava nelle colonie spagnole e portoghesi del Nord e del Sud America, ed era anche piuttosto visibile nelle Indie Orientali.

foto dell'architettura barocca del Pelourinho
Ph Pinterest

Pelourinho Salvador de Bahia

Tra i palazzi del Pelourihno la bellezza dell’architettura portoghese si fa ancora più intensa dato il contesto tropicale della Bahia. Ecco che i decori barocchi vengono accostati a colori sfacciati e carichi, mentre alle pareti i quadri classici vengono sostituiti da rappresentazioni di bellissime donne seminude dalla pelle d’ebano. Alla Casa de Gamboa c’è tutto ciò ed è in questo contesto che Paolo ed io consumiamo una delle cene più buone mai degustate. In tre sere abbiamo mangiato diverse portate tra cui una tenerissima Picanha Ao Ponto, carne alla brace tenera e con una cottura media. Poi del Frango, pollo alla griglia e ancora una Bife Na Grelha, una bistecca succosa con un contorno di verdura.

foto di un piatto di moqueca

Della Carne do Sol, salata e messa a seccare al sole, dissalata in acqua, cotta alla griglia e condita con burro fuso, accompagnata da verdure come il gombo, un ortaggio simile alle zucchine. Ovviamente non potevamo non provare la  Moqueca di Pitú a base di aglio, cipolla, cocco, prezzemolo, pepe, pomodoro e grossi gamberi d’acqua dolce. Un’esperienza culinaria impagabile durata 3 sere, onirica nella sua consistenza fatta di sapori intensi gustati in un angolo di mondo suggestivo, quasi immaginario e mai scalfito dal passare dei secoli. Come un viaggio nel tempo, siamo andati alla scoperta di antiche intonazioni di gusto, viaggiando oltre le epoche per arrivare ad assaggiare le squisitezze che in questo locale propongono.

Se vi interessa la cucina brasiliana qui trovate l’articolo .

I colori dell’Africa nel centro del Brasile

foto dell'interno del Mercado Modelo
Mercado Modeloph. Paul R. Burley

Le notti al Pelourinho passano serene in un comodo letto tra due guanciali, mentre le colazioni sono ottime ed abbondanti: soggiorniamo al Bahia Cafè, un piccolo hotel affacciato sulla piazza principale. E’ un gioiello nel cuore del quartiere, curato e accogliente con un arredamento rustico in stile africano, ricco di oggetti mistici e piccole opere d’arte locali. Io ovviamente ho prenotato una camera superior, dopo 40 notti all’arrembaggio, avevo necessità di un luogo comodo dove rigenerarmi. La mattina il quartiere storico è in fermento e quello che colpisce uscendo in strada, sono i colori vividi che abbracciano tutta la collina. Ci affacciamo alla terrazza che guarda la baia e penso a cosa avrà pensato il nostro Vespucci, vedendo per la prima volta questa prominente altura affacciata sull’oceano.

La nostra prima avventura è prendere l’iconico Elevador Lacerda che fa parte di uno degli edifici più fotografati di Salvador. L’ascensore porta nella Cidade Baixa, la città bassa di Salvador. Visitare il Mercado Modelo è d’obbligo, se non altro per curiosare tra i 260 stand che vendono di tutto, mentre ammiriamo la struttura neoclassica costruita nel 1861, adibita inizialmente a Dogana. Non è necessario comprare nulla, anche se ogni venditore ti chiama per raccontarti che la sua merce è più bella di quella del vicino. Tra le tante chiacchiere si ascoltano anche storie interessanti, come quella che parla della penca de balangandan, un amuleto molto particolare.

foto delle balangandan

Pelourinho Salvador de Bahia

Penca significa “bouquet” in portoghese e balangandan è una parola onomatopeica, che evoca il suono dei ciondoli che pendono dalla chiusura centrale. Le radici di questo particolarissimo oggetto risalgono al 1600, costituito da una serie di ciondoli infilati su un comune fermaglio appeso a una catena. l balangandan adornavano le spesse cinture a catena che pendevano alla vita delle schiave africane, sebbene in occasioni speciali potessero essere attaccate al polso. Quando non veniva usato, l’amuleto restava appeso in casa vicino alla porta, come segno di buon augurio. Realizzato in argento e finemente lavorato, aveva un valore monetario non indifferente, infatti veniva “regalato” solo alle schiave favorite.

Ogni balangandan era unico, essendo composto per riflettere il percorso di vita specifico di chi lo indossava. Il suo fascino includeva simboli religiosi che potevano essere interpretati simultaneamente come di origine cristiana o come rappresentanti di alcune divinità africane. Ogni ciondolo regalava fortuna, oppure salute, prosperità o felicità ed alcuni erano simboli di vita vissuta, ad esempio simboleggiavano gratitudine per essere sopravvissuti ad una malattia o ad un naufragio. Le donne creole usavano stratificare i gioielli, soprattutto in Bahia erano meravigliosamente adornate nonostante fossero schiave.

foto Mercado Modelo e della baia di Todos santos

Pelourinho Salvador de Bahia

Anche io possiedo le balangandan, comprate al Mercado Modelo per l’incantevole storia, ma soprattutto per quello che hanno rappresentato nei secoli passati. Un amuleto portafortuna, che evoca la protezione dei vari dèi della religione pagana e di quella cristiana, simbolo di schiavitù ma anche di tenacia, oppressione e rinascita, catene e riscatto che portava queste donne ad assumere, nonostante la schiavitù, un ruolo emancipato nella società dell’epoca.

Il Mercado Modelo è situato nel Barrio del Comercio, una delle zone commerciali più antiche e tradizionali di Salvador, di fronte alla baia di Todos Santos. Al suo interno si può trovare di tutto, dal fine artigianato locale ai souvenir di dubbia fattura. Dopo averci passato un paio d’ore, la nostra seconda meta è il centro storico del Pelouriho, torniamo quindi sulla collina per esplorare le vie della vecchia cittadella.

Il cuore di Salvador de Bahia

foto Santuario di Bonfim
Santuario di Bonfim

Il Pelourinho era anticamente un quartiere residenziale, dove si concentravano le più belle abitazioni dell’alta borghesia baiana, composta esclusivamente dai signori della canna da zucchero e commercianti di schiavi. Fino all’inizio del 1900, i proprietari terrieri delle fazendas avevano casa qui, dove si trasferivano nel momento di adempiere a contratti commerciali e faccende amministrative. Intorno al 1950 però, i bellissimi palazzi barocchi e le case coloniali, iniziano a subire un veloce degrado, causa il trasferimento delle attività in altri quartieri di Salvador. La modernizzazione ha così trasformato questo luogo, una volta ricco e nobile, in un’area svalorizzata e trascurata, abitata solo dalle fasce più povere della popolazione.

E’ tutt’ora così, chi abita qui sono i cittadini di colore, discendenti dagli schiavi africani che hanno trasformato inevitabilmente la città alta, in un caleidoscopico palcoscenico di cultura nera. Cuore pulsante della cultura afro-brasiliana, il Pelourihno è stato d’ispirazione a fotografi e pittori, scrittori ed artisti che l’hanno raccontato, amato, valorizzato e descritto talmente bene da essere complici nel farlo diventare negli anni ’80, patrimonio dell’UNESCO. Ora, quando si cammina tra le vie del quartiere, si viene investiti dai profumi soavi della gastronomia bahiana, dai colori accesi dei tanti quadri esposti e rallegrati dal suono dei tamburi, mentre è inevitabile accennare qualche passo stentato di samba con un avvenente ragazzo locale.

foto donne bahiane con i loro costumi tradizionali

Pelourinho Salvador de Bahia

Sfarzose cattedrali, musei, palazzi storici troneggiano vistosi nelle piazze e tra le vie, mentre ti volti e vedi passare donne vestite con splendidi Bahianas, abiti tradizionali della religione. Sono loro che professano la fede sincretista chiamata candomblé e non passano inosservate, vestendosi con gonne lunghe e larghe, camice bianche e ornamenti ricamati a mano come collane e grandi orecchini. Questo tipico abbigliamento è usato anche nel quotidiano, solitamente di base bianca è fatto di mussola o cotone, decorato con pizzi e ricami Richelieu, con l’aggiunta di una cintura alta e di un turbante a fasciare l’intera testa.

Le gonne delle voluttuose donne creole ondeggiano come campane sugli acciottolati antichi del Pelourinho, quasi sembrano suonare ad ogni passo, indicando il loro passaggio. Qui tutto è danza e musica e girato un angolo di strada è facile imbattersi in ragazzi che al suo di tamburi rimediati, si muovono in una danza malinconica che parla di lotta e di schiavitù, di ribellione ed orgoglio. E’ la Capoeira, una sorta di arte marziale nata nei dormitori fatiscenti dove si ammassano gli schiavi, ispirata alle danze africane. Non è però una danza, ma è il simbolo della rivolta contro l’oppressione dei dominatori. Una sorta di lotta da rivolgere agli schiavisti, mascherata dal ritmo delle percussioni e dai canti, nascosta ai bianchi, ma viva come il battito di grande cuore.

Pelourinho Salvador de Bahia

Paolo ed io ci fermiamo sulla cima della collina, dove il Santuario di Bonfim occupa una posizione privilegiata. Nelle terre della Bahia, il Signore di Bonfim coincide ad Oxalà, che nel candomblè è la divinità della creazione. Questa convergenza dei due elementi fa sì che il santuario, oggi come allora, viene preso a riferimento sia dai cattolici che dai fedeli della religione pagana. Questo incredibile fervore è visibile in tutti gli oggetti ex voto lasciati all’interno della chiesa, che raccontano di vita, morte, dolore e redenzione. Mentre all’esterno, tutta la cancellata è ricoperta di un arcobaleno di braccialetti di stoffa, ognuno dei quali esprime un desiderio personale.

La storia di questa tradizione risale al 1740 quando l’ufficiale di marina Theodosio Rodriguez de Fara portò qui una statua di Gesù Cristo, il Senhor do Bonfim appunto, per adempiere ad un voto. Gli abitanti iniziarono così l’usanza di portare al collo un nastrino di seta rossa con un medaglione sacro appeso. I  brasiliani credevano davvero nel potere mistico, che veniva trasferito dalla mente all’oggetto. La forza del desiderio infatti, sarebbe stata trasmessa al bracciale che, mandando un messaggio all’universo, avrebbe portato la soluzione al problema che da tempo si cercava di risolvere.

Pelourinho Salvador de Bahia

Così, nel 1800, diventa popolare un souvenir: un nastro colorato lungo quanto la lunghezza del braccio destro della statua venerata, 47 cm. E’ così che il famoso bracciale colorato che vediamo in tante foto che ritraggono il Pelouriho, prende il nome di medida do Bonfim, tradotto in “misura del Bonfim”. Al giorno d’oggi questi bracciali hanno un valore religioso e vengono utilizzati anche durante la celebrazione della festa del Santo Oxalà. Si indossano anche quotidianamente, come amuleti in grado di proteggere da ogni male. Quello che si dice è che questo santuario è un terra di miracoli, di suggestione e di misticismo, ma soprattutto di tolleranza religiosa che vede il Brasile uno dei pochi luoghi al mondo che la permette.

E’ qui che anche noi attacchiamo il nostro braccialetto, sono convinta sia il posto giusto per esprimere un desiderio. Mi piace pensare alle due religioni che si uniscono, mi da un forte senso di libertà. Una percezione di solidarietà reciproca, di comprensione e d’indulgenza verso l’altro. Un sentimento che si insegna, che si impara, che si spiega che si assorbe. Come se il rispetto reciproco fondesse le due fedi, in un’unica grande famiglia, quella che dovrebbe avere un solo ed unico nome: Umanità.

Articolo Lara Uguccioni

Fonti e fotografie:
ph. mercado modelo by commons.wikimedia.org
ph. noite no Pelourinho by travelourplanet.com
pinterest
canva
wikipedia.com
foto d’epoca: www.houseofgoodfortune.org

2 Comments

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *