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Hoodoos nella città fantastica del Bryce Canyon, Utah

Sono le 8.30 di mattina, Paolo ed io arriviamo al Bryce Point, uno dei punti panoramici più in alto del Bryce Canyon.
C’è un bellissimo sole che pur essendo autunno fa brillare le rocce, lo stesso sole che ci ha accompagnato per tutto questo meraviglioso viaggio nel West degli States. Il vento è gelido e scesa dal bus già lo sento, freddo, sotto i vestiti. Mi copro bene, macchina fotografica, cappello, giacca anti-vento e via, mi incammino per il sentiero, la scritta incisa sulla targa di legno dice 8.300 piedi, sono a circa 2500 metri sul livello del mare.

La nostra guida ha scelto Bryce Point perchè è uno degli 8 punti panoramici più belli oltre ad essere un posto ricco di storia. Infatti è qui che Ebenezer Bryce, colui che insediandosi in questa zona a metà 800, terminò la prima strada di accesso al parco. Appena arrivati noto che il paesaggio è del tutto simile a quello di una foresta, gli alberi sono altissimi, e c’è un fitto sottobosco di ginepri, ma bastano pochi passi sul sentiero per capire che questo non è un bosco qualunque.

Bryce Canyon – Utah

Gli anfiteatri e gli Hoodoos

Mentre cammino sul sentiero, il paesaggio che si apre davanti ai miei occhi è qualcosa di mai visto prima, mi sembra lo skyline di una città fantastica, come nata dalla penna di un bravo scrittore fantasy. Invece quello che sto vedendo è reale ed è immenso. Sotto di me c’è un anfiteatro profondissimo formato da HOODOOS, così li chiamano qui, forme rocciose plasmate da milioni di anni di pioggia e di vento. Percorriamo uno dei sentieri che corrono senza protezioni sul ciglio dell’altopiano. Quassù la corrente d’aria è veramente forte, devo stare attenta a non camminare troppo vicina agli strapiombi, perchè le raffiche mi spostano. E’ la prima volta che ho un pò paura di cadere.

Rim Trail è il nome del sentiero senza protezioni che decidiamo di percorrere a piedi, in alto, a ridosso dell’anfiteatro. Una camminata fatta con i piedi, con gli occhi, con l’anima, con il respiro “a 3000”, ma non per la fatica, ma per l’adrenalina che ti attraversa mentre guardi giù, verso il centro della terra.

L’occhio del visitatore è colpito dai colori di questi pinnacoli a spirale che come grattacieli si innalzano dalla terra. Sono rossi, arancioni, bianchi, le fotografie non rendono il reale gioco di contrasti che c’era lì quel giorno. A fare da cornice, le sfumature di tutta la natura attorno, perchè camminando a destra c’è il canyon, ma a sinistra c’è la foresta che inebria con il profumo intenso dei suoi elementi.

Nella seconda metà del 1700 passarono da queste parti i primi pionieri, ma prima che qualcuno si fermasse stabilmente passarono alti 100 anni. Solo nel 1874 un gruppo di famiglie mormone si insediarono stabilmente fondando la vicina citta di Clifton (ora Cannonville). Il mormone E. Bryce aiutò gli abitanti a costruire un canale d’irrigazione utile alla cittadina e ai suoi campi, e costruì una strada attraverso le Pink Cliff per favorire l’accesso ai boschi e trasportare agevolmente la legna. La strada come dicevo, finiva al Bryce Point, ecco da qui spiegato il nome. Una volta che il signor Bryce se ne andò da queste terre, il suo nome continuò ad essere usato e anzi, tutto il parco fu chiamato Bryce.

Un aneddoto racconta che alla fine del 1800, tra i pinnacoli, si faceva pascolare il bestiame e il pioniere Bryce, un giorno, perse delle mucche tra i canyons. Storica la frase americana “questo è un posto infernale dove perdere una mucca” che indica ancora oggi, quanto impervia sia stata ed è questa terra.

La leggenda

Tra il 200 e il 1200 i nativi Anasazi occuparono questa zona e successivamente si stanziarono qui anche altre tribù, come gli indiani Paiute. Si attribuisce a questo popolo una leggenda secondo la quale il dio Coyote trasformò i loro predecessori, chiamati Legend People, in sassi. A causa della loro malvagità, furono tramutati nei famosi pinnacoli che oggi svettano da questi enormi anfiteatri naturali, gli Hoodoos. Il Bryce Canyon infatti, in lingua indiana, si traduce in Angka-ku-wass-a-wets, che significa “i volti dipinti di rosso”.

Non si può non paragonare questo scenario ad un esercito, gli Hoodoos, come figure umane si stagliano dritti verso il cielo, arancioni, rosa e rossi per il ferro, viola per il manganese e bianchi per le formazioni calcaree in essi contenuti. Questi giganteschi ed immobili uomini guerrieri fanno parte di un luogo evocativo, dove è possibile sentirsi come dentro ad un mondo magico. State qui un giorno intero, il rumore del vento e il cambiamento dei colori nel corso della giornata hanno il potere di rigenerare corpo e anima.

Come visitare il Bryce Canyon

Il Bryce Canyon è aperto tutto l’anno, tempo permettendo, ma se lo si visita in autunno bisogna ricordare che siamo in montagna e le temperature possono essere piuttosto rigide. Il punto più alto è a più di 2.700 metri sul livello del mare. Si visita anche in una giornata, perchè questo è un piccolo parco. La strada principale è la Rim Road Scenic Drive che porta a tutti gli 8 punti panoramici. Se volete iniziare dal punto più alto seguite la scaletta che vi ho fatto qui:

  1. – Punto arcobaleno
  2. – Fairview Point
  3. – Paria View
  4. – Bryce Point
  5. – Punto di ispirazione
  6. – Sunset Point
  7. – Sunrise Point
  8. – Fairyland Point

Il modo migliore per vedere questa straordinaria bellezza della natura è passeggiando per i vari sentieri. Alcuni sono facili e lunghi solo 1,5 km. Altri sono di più alta difficoltà ed entrano all’interno del canyon, giù in basso per diversi chilometri, permettendoti di arrivare dentro gli anfiteatri per ammirare gli hoodoos dal basso. Facili o difficili che siano queste escursioni, vanno affrontate con giudizio perchè, come mi ricorda sempre Paolo, ogni tanto da queste parti sparisce qualcuno.

Le regole base sono:

1. scegliete il percorso adatto a voi e alle vostre possibilità
2. portatevi dietro una attrezzatura adatta come scarpe da ginnastica o da trekking, abiti comodi e tecnici, berretta e giacca a vento. Insomma vestitevi a cipolla e indossate lo zaino per tenere le mani libere.
3. Acqua da bere.
4. Non sporgetevi, alcuni sentieri non hanno paratie.
5. Controllate prima di partire il meteo e calcolate bene i tempi così da non ritrovarvi da soli sui sentieri dopo il tramonto.
Per qualsiasi info chiedete ai Rangers, sono molto disponibili e se avete dimestichezza con l’inglese, ricordate che fanno parecchie attività, è bello seguirne qualcuna organizzata direttamente da loro ed è anche più sicuro. Le info le trovate al Visitor Center.

Ho trovato questa immagine molto interessante sul web che indica come si sono formati gli Hoodoos

Bryce Canyon – Utah

Dove dormire

Abbiamo passato la notte al Ruby’s Inn a pochi km dall’ingresso del parco. Diciamo che è una città più che un resort/motel. Siamo stati molto bene, perchè il posto è bello, si mangia bene e ci sono alcuni negozi di artigianato locale per passare un pò di tempo. Essendo ottobre, la hall era tutta addobbata in stile autunnale, la mia stagione preferita 🙂

Al calare del sole la temperatura esterna è scesa a 2°, ma entrati dentro la grande hall, mi è sembrato di essere in un classico rifugio di montagna in stile vecchia America. Una sensazione di casa, veramente confortevole tra camini accesi e alti soffitti in legno. Lo stile americano di montagna è magnifico, rustico, realizzato in pietra e legno è molto diverso dal nostro europeo. Le strutture sono ampie, costruite in cedro rosso, cipresso calvo o in pino bianco, caratterizzate da ampie vetrate panoramiche mettono in collegamento la vita dentro casa con la natura circostante. Incredibilmente suggestivo, mi è sembrato di essere dentro un film!

Abbiamo cenato al Ruby’s Inn Cowboy’s Buffet and Steak Room. Ho assaggiato di tutto, ma le meatballs di carne erano talmente buone che appena arrivata a casa ho provato a cucinarle in stile cowboys… e sono piaciute a tutti !

Al Ruby’s, adiacente alla hall, ci sono i negozi d’artigianato locale e per entrarci si può evitare di uscire in esterno al freddo. Si trovano ottimi manufatti indiani, ovviamente costosi perchè fatto interamente a mano, alcuni sono pezzi unici come i tappeti di lana e le bambole. Cappelli e stivali da cowboy, oggetti di ogni tipo e souvenir da perderci la testa. Credo di aver girato lì dentro almeno 2 ore 🙂

Bryce Canyon – Utah

La magia è ovunque

E’ sera e per arrivare alla camera c’è parecchio da camminare. Come dicevo, questo posto è come un villaggio, fatto di molti blocchi simili a piccoli condomini costruiti su di una superficie enorme. E’ stato piacevole passeggiare nel freddo frizzante dell’autunno, da queste parti non c’è un serio inquinamento atmosferico e le stelle brillano intense nel cielo. Arrivati a destinazione, davanti alla nostra camera abbiamo fatto un incontro inaspettato. Non è la prima volta che ci imbattiamo in animali sul nostro percorso, e parlo di animali selvaggi, abitanti delle foreste. Difficile che si palesino dove c’è gente tra le case abitate, ma siccome durante i nostri viaggi non manca mai di incontrarli anche dove meno te lo aspetti (come la volpe rossa in centro a Dublino), sono arrivata a pensare che siano una nostra costante mistica con un significato ben preciso.

O forse questo è solo quello che voglio credere, ma in diverse culture e religioni si parla di loro e dei simboli che incarnano. Chiamati con nomi differenti nelle varie scienze sciamaniche di tutto il mondo, gli animali fanno parte di un inconscio personale, ma anche collettivo, che lega gli individui con il pianeta circostante, rimarcando come tutti siamo uniti, proprio come recita la preghiera Lakota Mitakuye Oyasin (di cui ho parlato nel mio articolo qui).
L’incontro con questa famiglia di cervi mi fa ben sperare, mi sento fortunata e protetta da questi compagni e alleati che, come animali guida, ci accompagnano in questo viaggio.

Articolo di Lara Uguccioni

Il viaggio continua nella Valley of Fire in Nevada

3 Comments

  • Sasha

    Bello il tuo blog Lara, è diverso dai soliti, che ovviamente servono per avere info utili, ma il tuo parla di qualcosa che va al di là del puro viaggiare. parla di emozioni e vede ogni meta in modo introspettivo, raro da trovare altrove. A chi piace leggere, credo sia nel posto giusto 😉 Continuerò a seguirti!
    Un saluto, Sasha.

  • uccio1954

    Che dire Lara, sono rimasto ancora una volta piacevolmente rapito dal tuo racconto. Ho rivisto in pochi minuti quello che avevo visto live e devo dire che hai perfettamente reso l’idea della tanta magnificenza sprigionata da questi luoghi fantastici.

    • lara_uguccioni

      Sono piaciuti tanto anche a me, la natura è magica e in posti come questo ti sorprende a tal punto che non puoi fare a meno di emozionarti.

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