California

 

La prima mattina in California sa già di meraviglia.

L'aria è fresca, il cielo sgombro e ottobre regala a Los Angeles una luce calda ma non opprimente, come se la città avesse deciso di fare bella figura per il nostro arrivo. Si parte di buon'ora, e quasi subito capisco che Los Angeles non si lascia domare facilmente: le distanze sono lunghe, le aree lontane l'una dall'altra e l'Highway al mattino è caotica, rumorosa, meravigliosa. In quel frangente ho scoperto che non sono solo gli italiani a essere poco accomodanti dietro al volante alle otto di mattina.

Ma la California vera comincia quando la città si dissolve e la strada prende il sopravvento.

Per arrivare al Joshua Tree abbiamo percorso un pezzo di Route 66 su strade deserte e lunghissime che all'orizzonte parevano non avere fine. Un paesaggio lunare, silenzioso, dove il tempo rallenta e ti sembra di essere l'unica persona rimasta sulla Terra. Il Joshua Tree non fa che confermare quella sensazione: un luogo che non appartiene a questo mondo, o forse appartiene a una versione più ancestrale e mistica di esso.

Poi il paesaggio cambia di nuovo, e la California ti sorprende ancora. A nord, la Napa Valley apre le braccia con le sue coltivazioni rigogliose, le fattorie, i filari ordinati che profumano di terra buona. È un'altra California, quella della cura e della lentezza, del vino e delle stagioni.

E infine San Francisco. Da dove non sarei mai ripartita.