California,  Si fa per parlare

1970 Zabriskie Point – Lo sguardo coraggioso di un maestro

Film Zabriskie Point di Antonioni

Zabriskie Point è il discusso film del 1970 di Michelangelo Antonioni che racconta la breve e tormentata storia d’amore tra Daria e Mark, figli della rivoluzione studentesca californiana degli anni ’60.
Los Angeles: Mark è un ragazzo di origini proletarie che aderisce alle riunioni rivoluzionarie all’università, avvezzo a mettersi nei guai partecipando alle violente rivolte studentesche. Daria invece è figlia della borghesia e per guadagnare qualche soldo, oltre a studiare, lavora per una grande compagnia immobiliare che progetta un villaggio turistico di lusso nel vicino deserto della California.

Mentre Mark compra una pistola quasi per gioco, partecipa ad una rivolta che costerà la vita ad uno studente e ad un poliziotto, ruba un aeroplano per scappare verso il deserto, la vita va avanti per Daria senza troppi colpi di scena. Mentre lei viaggia in auto verso la Death Valley per recarsi ad un appuntamento in una lussuosa villa per concludere un grosso affare con i clienti della grande azienda per cui lavora, incontra Mark che in volo dall’alto, segue la sua macchina. Si può dire un incontro alquanto insolito ed eccentrico. A lui finisce la benzina del velivolo e scende a terra, lei esce dalla macchina divertita ed è così che scocca la scintilla tra i due giovani.
Siamo nel deserto californiano della Valle della Morte.

Sulla terrazza panoramica dello Zabriskie Point, in alto una scena del film.

Film Zabriskie Point di Antonioni

Tra le dune di Zabriskie Point è stata girata l’onirica scena cult del film nella quale i due ragazzi prima corrono nella valle poi si lanciano in quella che “Antonioni  aveva immaginato in questo scenario, un’apoteosi sessual-liberatoria della generazione americana degli anni ’60/70”. Si baciano e fanno l’amore nel deserto, mentre attorno a loro si materializzano altre coppie. Sono tantissime, a perdita d’occhio in tutta la vallata e anche loro fanno l’amore fondendosi con la sabbia e la natura circostante tra le note della chitarra di Jerry Garcìa dei Grateful Dead.

La scena è di estrema intensità e rispecchia pienamente l’epoca in cui è stata ambientata. Anni in cui, per molti artisti, sembrava quasi indispensabile sottolineare l’importanza dell’amore puro giovanile in contrapposizione al vecchio capitalismo sterile americano. Uno dei motivi per cui ho apprezzato questo film è che rispecchia totalmente quella controcorrente che, con le sue manifestazioni, idee e ribellioni, ha fatto si che le generazioni successive fossero libere di pensare ed esprimersi senza timore.

Film Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni

Scena cult del film

Il Finale

Dopo aver dipinto il monoplano con disegni pacifisti e colori sgargianti, i due ragazzi si separano sicuri di rivedersi, ma lui viene ucciso dalla polizia appena sceso dal velivolo rubato, mentre lei si prepara all’incontro alla villa. Daria scopre della morte di Mark dalla radio e dopo un lungo pianto disperato, mentre la contrattazione dell’affare in villa continua, decide di non voler aver nulla a che fare con il business dell’azienda che rappresenta e va via in auto. Allontanatasi quanto basta, esce ed immagina la distruzione totale di quello che la meravigliosa casa rappresenta.

Scena finale del film

Lo sguardo coraggioso del regista

Lo sguardo del maestro Antonioni è coraggioso e irriverente verso una società, quella americana, che lo ha ospitato per girare ben 3 film sulla sua terra, ma di cui lui ne critica a pieno la politica repressiva e l’impietoso capitalismo. Per chi come me ha studiato ed amato il regista ferrarese, non passano in secondo piano le sue “finezze” descrittive. Il film è ricco di metafore ed ogni dettaglio ha un suo significato. Nella prima parte del film, quando ancora i due ragazzi vivono le loro vite così diverse, le inquadrature che raccontano la storia di Mark sono volutamente mosse e dai colori logori come a simboleggiare il realismo crudo e pericoloso del movimento studentesco. La storia di Daria, al contrario, è raccontata con grazia, tra ricchi arredi in una luce brillante simbolo delle stelle lucenti di Hollywood.

Il regista ha scelto di ambientare la scena onirica della storia d’amore tra Daria e Mark nel deserto, visto come simbolo dell’America “pulita”, quella parte di una Nazione non ancora contaminata dalle multinazionali e dal capitalismo. Solo qui l’amore poteva essere in grado di sbocciare, così come sbocciano dal nulla i corpi dei tanti ragazzi che si amano come fiori nati sulla sabbia del deserto.

Zabriskie Point Antonioni

Ma è soprattutto nella morte di Mark che si vede la coraggiosa denuncia del regista a quello che all’epoca è chiamato ad essere il paese più civile del pianeta Terra. Forze dell’ordine senza scrupoli che ammazzano un ragazzo ancor prima di sapere se è colpevole. E’ una scena forte ed attuale anche per lo spettatore contemporaneo. Nelle ultime scene in cui Daria sa della morte del suo amato, i colori patinati di Hollywood tornano a descrivere l’infondatezza della classe dirigente e la futilità del lusso sfrenato nella villa. E’ il momento in cui realizza a pieno la bugia raccontata da quelle persone superficiali e dal loro finto benessere. La ragazza così scappa veloce nel deserto ed è qui che la tensione si spezza e lo spettatore si distende nuovamente, tra i colori caldi e rilassanti della natura.

Come finale suggestiva e spettacolare è la scena dell’esplosione in slow-motion della villa nel bel mezzo del deserto. Simbolo del consumismo, si vede al rallentatore (con l’uso di 17 telecamere) saltare in aria in mille pezzi. Mobili, vestiti, elettrodomestici, cibo quali beni di un consumismo che sa solo accumulare, come metafora dell’esplosione del sistema economico capitalistico e della sua corruzione.

Tra sogno e realtà

Quello che conta, per Antonioni, non è la sceneggiatura, la storia passa in secondo piano per dare risalto all’espressione visiva, allo sguardo del regista. Quando si guarda Zabriskie Point, si viene catturati dalle immagini, si sente il caldo del deserto, il vento caldo colpire l’aeromobile, si patisce la tensione assieme ai personaggi in cui ci si immedesima immancabilmente. Nella fantasia di questo assoluto genio visionario due realtà contrapposte si scontrano: sono le vite dei due ragazzi, così diverse da viaggiare su binari opposti. Ma è come se in quel deserto, un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, si potesse avverare qualsiasi desiderio ed ecco che i protagonisti si incontrano, nel modo più surreale possibile.

I due si fondono in una simbiosi, come se non facessero più parte della vita terrena con le sue angosce, paure del domani e sogni, diventando un insieme di corpi oltre che di anima. Solo loro e nient’altro, almeno per un pò. Dura il tempo di una poesia, tutta la meraviglia di una passione che nasce e si consuma in un luogo neutro, monocromatico, quasi a simboleggiare un limbo primordiale dove i due amanti possono sentirsi al sicuro. In questo film, infatti, come in tutto il filone anni ’60/’70 dei cult road movies, il contatto con la natura è determinante.

Il deserto della Death Valley non fa solo da sfondo, ma è la culla della storia che accoglie i due ragazzi, li coccola, li protegge e gli fa da guida scaldandoli con il suo calore. Fino a quando sono lì saranno protetti, potranno sognare, si potranno realizzare, una volta usciti dal deserto, moriranno in quel contesto urbano simbolo di oppressione e di perdita dei valori.

Film Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni

Zabriskie Point Antonioni

Per capire il cinema di Antonioni è fondamentale capirne la sua simbologia, che è tanta e meravigliosa come le sue inquadrature, l’uso della cinepresa, della luce e del colore, del montaggio e non per ultimo, del suono.

La musica è la protagonista. Nella scena dell’esplosione, la melodia dei Pink Floyd mette in evidenza l’eterna battaglia tra i vecchi potenti e la voglia di evasione e di cambiamento della nuova generazione. Questo film è da vedere assolutamente e ne vale la visione anche solo per le musiche mitiche.

Scritto da Sam Shepard, Tonino Guerra e Clare Peploe (futura moglie di Bernardo Bertolucci), Zabriskie Point venne musicato oltre che dai Pink Floyd, di cui Antonioni però paradossalmente usò solo tre brani, anche da Jerry Garcia dei Grateful Dead e dal grande chitarrista John Fahey. Il regista aveva anche provato a contattare i Rolling Stones, che però erano in tour e avrebbero voluto una cifra astronomica per fermarsi, nonché i Doors e Jim Morrison, con cui però non se ne fece nulla.

Zabriskie Point alla sua uscita è stato stroncato dalla critica. Particolarmente dura fu quella americana, perchè venne ovviamente toccato un tasto dolente per l’epoca storica. La critica italiana invece si spaccò in due, ma riconobbe la grandezza del regista, il suo coraggio di denuncia, i meravigliosi scenari, la maestosità dell’evocativa scena finale e la grande innovazione che portò al cinema: l’utilizzo della musica rock nella colonna sonora.

Film Zabriskie Point di Antonioni

Film Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni

Articolo di Lara Uguccioni

Una foto bellissima del maestro Antonioni sul set del film

Qui trovate il mio articolo sulla location:
Zabriskie Point nella Death Valley – California

2 Comments

  • Oceano

    Grande artista e questo film è uno dei mie preferiti. Grazie Lara per averne parlato, a distanza di così tanti anni si è forse un pò perso il ricordo del nostro magnifico cinema tra neorealismo e modernismo.

  • Eric

    Sono anch’io un viaggiatore, vado alla ricerca di posti insoliti e come te parto con lo scopo di visitare set di film, serie tv e posti che hanno ispirato gli artisti del passato. Mi piace quando scrivi, i tuoi non sono i soliti post su cosa trovare e dove andare, ma il racconto rimanda sempre a qualcosa che ha a che fare con l’arte, la letteratura, il cinema, quindi li trovo molto interessanti. Si vede che sei una persona curiosa, e anche io. Brava!!!

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