California,  Los Angeles,  West Coast

Dove è nata Los Angeles: il quartiere di El Pueblo

Dopo aver lasciato le colline di Los Angeles e la Hollywood Sign, Paolo ed io ci catapultiamo nella downtown. Con il mio spirito vintage non potevamo tralasciare la parte più vecchia di questa immensa città, la zona attorno all’ottocentesca e suggestiva Plaza de Los Angeles. Scendiamo dal bus davanti alla Pico House dove sembra di essere stati catapultati in un’altra epoca, in un altro luogo. Qui tutto cambia, ti guardi intorno e ti senti in una città dal sapore spagnolo, calda e piena di un fascino di altri tempi. Originariamente Casa Pico era un hotel lussuosissimo, si parla della seconda metà del 1800 e la Plaza, cioè la piazza dov’è situato, ha un inconfondibile gusto ispanico, soleggiata e florida.

Concertini ed eventi vengono fatti al centro di questo luogo dove si trova un magnifico gazebo, costruito in ferro battuto, in un fine stile retrò dal carattere tipicamente europeo. Si vede subito che questo è il centro del Distretto storico, affollato di gente, colori vivaci e musica allegra. Siamo nel quartiere messicano, che è stato il centro della città di LA per gran parte del diciannovesimo secolo: è qui che è nata Los Angeles.

LOS ANGELES El Pueblo Olvera Street

Nella Old Plaza c’è una placca a memoria della fondazione della città che recita: “Il 4 settembre 1781, undici famiglie di pobladores (44 persone inclusi i bambini) arrivarono in questo luogo dal golfo della California per fondare un pueblo”. E’ proprio questo pueblo, cioè questo villaggio, che sarebbe diventato l’attuale città di Los Angeles. Venne chiamato El Pueblo de Nuestra Señora la Reina de los Ángeles del Río de Porciúncula, conteso da spagnoli, americani, messicani da quel 1781, anno della fondazione della città. Durante i suoi primi 70 anni il villaggio crebbe lentamente passando da 44 abitanti fino a 1.615 nel 1850. Durante questo periodo, la Plaza Historic District era il centro commerciale e sociale della città.

Nel 1850, poco dopo che la California divenne parte degli Stati Uniti, Los Angeles venne eletta a tutti gli effetti, come città. Subì un boom demografico tra il 1880 e il 1890, quando la sua popolazione si ampliò: da 11.200 abitanti raggiunse le 50.400 unità nel 1890 e le 102.500 nel 1900. Con la crescita della comunità, il centro commerciale e culturale iniziò a spostarsi a sud della piazza lungo la Spring Street e la Main Street, strade ancora presenti. Il distretto è tutt’ora di piccole dimensioni ed è visitabile a piedi in poco tempo anche se varrebbe la pena fermarsi più a lungo, data l’atmosfera vivace e suggestiva.

Calle Olvera

Passata la Old Plaza, ci si inoltra in una vietta coloratissima chiamata Calle Olvera strabordante di bancarelle stracolme di oggetti messicani, sombrero sgargianti e chitarre fiorate. Questa via dalla tipica vivacità di un mercato messicano, è diventata come la vediamo oggi, nel 1930, quando si decise di omaggiare il vecchio retaggio culturale. La via divenne il centro cittadino nel 1877, ma successivamente con l’espansione degli altri quartieri di LA, subì un periodo di abbandono e decadimento. Tornò a splendere solo successivamente, quando si intuì l’importanza della zona e della tradizione che qui è ancora vitale e presente.

Anche io sono stata attratta dai meravigliosi colori della strada e siccome mi piacciono gli oggetti sacri, non ho potuto fare a meno di comprare una statuetta della Madonna del Guadalupe messicana. Mi sono fermata all’acquisto di 3/4 oggetti, anche se avrei portato a casa molte più cose! E’ incredibile l’atmosfera che si respira a Calle Olvera, le tante chincaglierie esposte sono bellissime e creano un’atmosfera briosa e ricca di energia buona. I churros serviti nei piccoli bar, l’aroma delle tortillas, la gente allegra che beve birra seduta ai tavolini all’aperto, la musica delle chitarre dei mariachi, tutto qui richiama la gioia del Messico.

LOS ANGELES El Pueblo Olvera Street

Passeggiando tra le bancarelle è impossibile non notare statuine, monili, portacenere insomma suppellettili di ogni tipo a forma di teschio. Il Messico ha una meravigliosa tradizione legata al culto dei morti: Tradiciones de Vida y Muerte messicane. Si festeggia nella notte tra l’1 e il 2 novembre e il Día de Los Muertos, è una delle feste più sentite. Pare che venire in questo quartiere nel periodo della festa sia un piacere per gli occhi, gli addobbi e le sfilate meritano uno sguardo attento. Come un Halloween anglosassone, questo è il giorno dei morti messicano, nel quale si celebra la vita, ricordando con gioia, chi ci ha lasciati. In verità sono diversi giorni di festa e l’ultima notte è quella che la famiglia dedica al proprio caro estinto, dando il benvenuto ai defunti che ritornano sulla terra.

Lo scheletro elegante di Catrina

ph ABC News

La tradizione pagana millenaria del Día de Los Muertos, si è mescolata con la religiosità cristiana quando i predicatori spagnoli hanno cercato di convertire le popolazioni indigene messicane. Ecco perchè, durante la celebrazione di questa festa, si vedono oltre ai teschi fiorati e colorati, anche tantissime immagini sacre, proprio come la Madonna del Guadalupe, che io adoro per la sua coloratissima iconografia. Per le strade delle città messicane e qui a Calle Olvera, si organizzano parate ed eventi nelle quali sfilano le famose maschere dei teschi chiamate calaveras . L’immagine di uno scheletro di donna, quello di Catrina, nata dall’artista Diego Rivera nel 1947, è diventata il simbolo di questa festa.

LOS ANGELES El Pueblo Olvera Street

L’elegante dama nel ritratto, vestita a festa con piume di struzzo e cappello a falda larga, è stata eletta il simbolo popolare della morte. Ma dietro alla rappresentazione di Catrina c’è una storia molto più lunga. Infatti a cavallo tra il 1800 e il 1900, visse in Messico l’illustratore di calaveras (teschi) Josè Guadalupe Posada. Durante il periodo della Rivoluzione Messicana, Posada disegnava illustrazioni in diverse pubblicazioni di critica alle classi agiate. Questi disegni erano scheletri ben vestiti e simboleggiavano quella classe sociale ricca ma corrotta e morta dentro. Posada fece dei calaveras (teschi) il suo personale marchio di fabbrica e negli anni ne realizzò di moltissime varianti con l’obiettivo di denunciare, attraverso il mordace linguaggio della satira, l’inettitudine della classe politica messicana, accusata di corruzione e opportunismo per essere scesa a patti con gli investitori stranieri. 

Nel 1947 Rivera riprese questa iconografia e la trasformò in quella che oggi noi tutti conosciamo, facendola apparire nella sua opera “Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central”.

LOS ANGELES El Pueblo Olvera Street

Diego Rivera (1886- 1957), Sogno di una domenica pomeriggio all’ Alameda

Realizzato per la sala da pranzo principale del lussuoso Hotel del Prado a Città del Messico, il murale si trova oggi all’interno del Museo Mural Diego Rivera. Fu spostato a seguito della demolizione dell’albergo, a causa di irreversibili danni strutturali provocati dal terremoto del 1985. Una composizione di dimensioni imponenti, ricca di elementi che celebrano il folclore messicano e la storia di un popolo fiero e orgoglioso delle proprie origini. Un’opera di matrice surrealista, dove realtà e fantasia si mescolano in modo armonico, così come lo stesso artista ha confermato nella sua autobiografia “Diego Rivera. La mia arte, la mia vita” quando scrive di aver provato a «mescolare l’esperienza del parco durante l’infanzia e alcuni episodi e personaggi legati alla storia del luogo».

A dominare su tutti è però l’immagine della Calavera Catrina, la donna-scheletro nata da un’idea dell’incisore José Guadalupe Posada. Suo era l’esplicito intento di prendersi gioco della vanitas della borghesia europea. Impossibile per lui non criticare la ridicola usanza delle ricche donne messicane di seguire i dettami della moda del vecchio continente, rinnegando gli usi e costumi della tradizione messicana. In un clima contrassegnato da una calda luce avvolgente, la Morte guida vivi e morti in una lenta processione tra i meandri del parco dell’Alameda.

Nulla in questo murales è casuale, i personaggi, la scelta del luogo, della luce tutto è parte dei ricordi dell’uomo maturo che ormai era Rivera quando lo ha dipinto. Qui vi è tutto il ricordo della sua giovinezza e la nostalgia di quel tempo lontano a lui ancora così caro. Si potrebbe scrivere tanto su questo dipinto, così romanticamente struggente come tante storie che riguardano il misterioso e surreale Messico.

Avila Adobe, la casa più vecchia di L.A.

Avila Adobe, la casa più vecchia di Los Angeles

In questa vietta fatta di casette a un solo piano c’è Avila Adobe, la più vecchia casa di Los Angeles. Prende il nome dall’insieme di materiali utilizzati nella sua costruzione, l’adobe appunto, un composto di argilla, paglia e sabbia essiccata al sole. Fu costruita nel 1818 da un ricco allevatore e si può visitare il suo interno gratuitamente. Vi consiglio di farlo perchè sembra un set cinematografico ricco di particolari originali. La casa ha tre grandi stanze visitabili, tutte arredate ed allestite per somigliare il più possibile a come era nella metà del 1800. C’è sempre una guida volontaria, se parlate inglese chiedete informazioni, saranno felici di spiegarvi la storia e l’uso di vari utensili che troverete in casa.

Quando sei qui ti chiedi come sia stato possibile che questa parte della metropoli, la parte più vecchia, la prima ad essere costruita quando Los Angeles non era affatto la città di oggi, abbia ancora quel sapore esotico e quel fascino indiscutibile della fine del 1800. Tante sono le attrazioni da visitare nella zona del Pueblo. Camminando tra le viette si incontra il Museo Cinese Americano, perchè questa parte di Los Angeles ha avuto negli anni passati, una comunità cinese importante. Poi c’è una vecchia caserma dei pompieri con all’interno i vecchi carri storici. Adibito a Museo negli anni ’60 la Old Plaza Firehouse è stata costruita nel 1884 utilizzata successivamente per altri usi, tra cui Saloon, negozio di sigari, sala biliardo e farmacia.

LOS ANGELES El Pueblo Olvera Street

Piazze, case vittoriane, vecchi hotel, tutto questo è il Distretto Storico di El Pueblo, dove è bene fermarsi almeno una mezza giornata per goderne l’atmosfera e perchè no, fermarsi a bere una tequila al Cielito Lindo. Questo piccolo chiosco su Olvera St. serve taquitos dal 1934, quando il cibo veniva cucinato in casa e poi portato qui sul tram. Quando l’acqua corrente non c’era e si usavano le taniche riempite alla stazione dei vigili del fuoco. Facile immaginarsi un affascinante Clark Gable che portava qui la Carole Lombard, sua giovane sposa, per passare una serata soli, lontani dai riflettori di Hollywood. Così il Cielito Lindo è diventato negli anni famoso in tutto il mondo, oltre che per la sua salsa all’avocado da gustare con i burritos.

Articolo di Lara Uguccioni

Installazione nella Old Plaza – ph Lara Uguccioni

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