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Cattolica gente di mare. Quando i ricordi diventano emozioni

Cattolica è la mia città, il luogo dove sono nata e dove vivo da sempre. La mia presenza è discreta, ma anche se sono una persona riservata, mi sento parte di questa piccola comunità che tiene molto alle sue origini e che non perde occasione per ricordarle. Non è la prima volta che parlo dell’idea di appartenenza, del valore delle proprie radici. Sapere da dove si viene è tanto importante quanto il sapere dove si sta andando.

C’è una frase che ricordo e dice: ” Molte foglie, un solo albero. Siamo singoli individui ma connessi tra di noi“. Questo è un pò il punto di partenza dell’origine di U J’ERA CATOLGA, la pagina Facebook che raccoglie le storie dei cattolichini attraverso la fotografia. E’ un gruppo che esiste per raccontare com’è cambiata, nel corso degli anni la nostra piccola città, valorizzando i ricordi del passato degli abitanti e dei turisti, di chiunque insomma abbia vissuto quella che oggi è chiamata La Regina dell’Adriatico.

Immagine principale della pagina – graphic Mauro Pecci

Cattolica ricordi

Il dialetto

Molti sono ancora i cattolichini che tengono vivo il dialetto la cui cadenza è divertente, calzante, ma anche armoniosa e musicale. La nostra “parlata” è una variante del dialetto romagnolo e pur trovandoci al confine con le Marche, è classificata dai glottologi, fra gli idiomi appartenenti al continuum emiliano-romagnolo. Nel parlato sono presenti tanti aforismi, espressioni e modi di dire usati comunemente, come ad esempio: L’ha ‘na fema com’al chèn dal Grèc, cioè ha una fame come il cane del Greco che significa essere molto affamati. Oppure L’ha li sacocie a garagol, ha le tasche fatte a garagolo che significa è una persona tirchia.

Spesso si fanno riferimenti al mare e uno dei detti più simpatici è T’ze una canocìa scuradleda, letteralmente sei una canocchia senza spina dorsale, quando si intende, in senso benevolo, che una persona è da buttare via. Un modo di dire che si usa regolarmente è U s’è alzé sal cul ret, si è alzato con il sedere ritto per indicare chi si sveglia di cattivo umore. Sono tantissimi gli aforismi usati dalla gente comune, quasi sempre nati al Porto o giù di lì. Il nostro è un dialetto che porta allegria e anche se noi cattolichini non ce ne accorgiamo, ce lo fanno sempre notare i turisti che sorridono ad ogni battuta.

ph pubblicata sulla pagina da Lara Gennari “La nonna Antonietta Gaetani al mare”

Cattolica ricordi


Faustina Tenti, cittadina di Cattolica, pubblica sulla pagina U j’era Catolga questa poesia dolcissima in dialetto cattolichino:

Cattolica ricordi

Stagioni
Cum l’è bel quant l’è d’insteda
cus cunfond la tu parleda
sa dli eltie intunazion
o sli lenguie ad elt nazion.
Bar, albergh e risturentiè tut pin ad viliggent
se la spiagia l’è un giuiel
pri li stredie uns pasa invel
Lusie, festie ,musica e culur,
uiè ad vita un gran bullor.
Ut per da ess sa quest dintond
propria davera cittaden de mond.
Mo cum l’è bel quant ‘è d’inverne
tsent de mer e chent eterne
e sal vent t’è tli ureccie
li battudie casareccie.
Dre marena l’è tut cius
mo tan tzi pri gnint delus
cus cuntenua po a campè
anche se e turisme un gnè.
Na muliga ad nibiarlena
ogni roba la infarena
e sun po’ ad malincunia
tpens a so ma chesa mia!

Stagioni
Com’è bella quand’è estate
che la tua parlata si confonde
con le altre intonazioni
o con le lingue delle altre nazioni.
Bar, alberghi e ristoranti tutti pieni di villeggianti
se la spiaggia è un gioiello
per le strade non si passa in vello (da nessuna parte).
Luci, feste, musica e colori
c’è di vita gran bollori.
Ti sembra di essere con questo intorno
davvero proprio cittadino del mondo.
Ma com’è bello quand’è inverno
senti del mare il canto eterno
e con il vento nelle orecchie
senti le battute casarecce.
Al mare è tutto chiuso
ma non ne sei per niente deluso
si continua a campare (vivere)
anche se il turismo non c’è.
Un pò di nebbiolina
ogni cosa infarina
e con un pò di malinconia
pensi sono a casa mia!

Qui il link alla pagina del sito del nostro Comune, dove potete trovare tanti modi di dire della nostra terra. Vi consiglio di darci un’occhiata, sono davvero divertenti:
Aforismi di gente comune

Cattolica ricordi

Una mostra per ricordare

Domenica 25 luglio 2021 è stata inaugurata una mostra che durerà fino al 29 settembre. Da un’idea meravigliosa del gruppo U J’era Catolga, l’esposizione raccoglie e racconta attraverso la fotografia, le genti del nostro paese di mare, Cattolica. La mostra ha ricevuto il sostegno di Palazzo Mancini, il nostro Comune e si inserisce nell’agenda degli eventi del 750 esimo compleanno della città. Tante foto esclusive sono state fornite da collezioni private grazie a un annuncio che gli amministratori di U j’era Catolga hanno pubblicato sul gruppo Facebook, che oggi conta 6.000 persone accomunate dal desiderio di ricordare e celebrare la Cattolica di un tempo.

La mostra – dicono gli amministratori – è un’occasione per ritrovarci anche fisicamente in uno dei luoghi storici della città.” Infatti, la Galleria Paparoni che la ospita, si trova nella Cattolica Vecchia e offre l’unico accesso alle Gallerie Sotterranee che corrono nel profondo del centro storico. “E’ pertanto il punto ideale in cui partire per un viaggio a ritroso nella storia della nostra comunità”. E’ stato un lavoro certosino, di ricerca e poi di impaginazione. Il mio caro amico Mauro Pecci ha fatto una grafica deliziosa, che si sposa alla perfezione con l’atmosfera creata.

Ricordi di famiglia

Sono stata invitata all’inaugurazione e posso dirvi che, oltre ad essere di incredibile valore storico, questa è un’esperienza commovente. Tra quelle foto c’è anche la mia famiglia, mio padre e l’attività che ha gestito per decenni prima con la nonna e poi con mia mamma. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la nonna Elvira, tornata in Romagna con la famiglia dal Lussemburgo dove era emigrata anni prima, ha voluto dare un futuro ai suoi figli. Ormai vedova a causa della guerra, si è rimboccata le maniche e ha acquistato una già famosa locanda nella allora via di maggior traffico economico di Cattolica.

La locanda ” Il Moro” si è trasformata in un ristorante di pesce molto conosciuto e successivamente è stato ampliato con un albergo annesso.

Per 30 anni è stata gestita da Osvaldo, mio padre e si sono susseguite le generazioni mentre Cattolica cambiava, si evolveva, diventava quella cittadina magnifica che è oggi. Sono stati anni di sacrifici per la mia famiglia, di duro lavoro, perchè a Cattolica le vecchie generazioni erano realmente abituate a lavorare notte e giorno. Instancabile la Riviera ha dato lustro alla Romagna portando il turismo anche d’oltralpe.

Mio babbo Osvaldo, giovanissimo con il suo pappillon che l’ha sempre contraddistinto, negli anni ’50 porta il mitico brodetto di pesce del Moro

Il brodetto di pesce del Moro era talmente conosciuto già da fine ‘800 che la gente veniva da lontano per assaggiarlo. Poi la cucina italiana si è evoluta, è cambiata. Mio padre ne elaborò la ricetta, tenne ciò che di buono c’era lasciando la tradizione, affinandolo però nel tempo con le tecniche di cucina più innovative. Esperto sommelier la gastronomia è sempre stata la sua passione e lo si sentiva in ogni piatto che creava. Ho tanti riconoscimenti a casa, medaglie, attestati appesi che ne riconoscono la bontà del brodetto e la maestria della sua cucina.

La mia famiglia in cucina: la cuoca di allora, mio padre, Anna una grande amica di famiglia, mia sorella Umberta, mia mamma Angela con in braccio la piccola Francesca.

Portare lì, tra quelle mura della mostra di U j’era Catolga, i loro volti, i sorrisi stampati sui pannelli e poi ancora i mestieri antichi dei cattolichini, i quartieri, le attività, il ricordo della nostra cucina romagnola e il mare, riempie quelle piccole stanze di grande commozione. I ricordi sono parte di noi, della storia delle nostre famiglie e delle loro vite. Ripercorrerli fa bene al cuore, ricordare il passato vuol dire amare di più il nostro presente.

Bravi, anzi bravissimi i ragazzi di U j’era Catolga, che hanno dato la possibilità alla città di ricordare. Tante persone si sono commosse e io con loro, perchè come diceva Mandela “Il ricordo è il tessuto dell’identità“.

Umberto Galimberti, filosofo contemporaneo e giornalista della Repubblica in poche righe riassume tutto:

La memoria è la mappa dei nostri ricordi che ci dice chi siamo, è il fondamento della nostra identità e del mondo che abitiamo.Non ci sarebbe “Io” se la memoria non costruisse quella sfera di appartenenza per cui riconosco come “miei” azioni, vissuti, pensieri e sentimenti. Non ci sarebbe “mondo” se la memoria non cucisse la successione delle visioni, che, altrimenti, si offrirebbero come spettacoli sempre nuovi, apparizioni tra loro irrelate” .

Articolo di Lara Uguccioni

Foto di copertina:
“Il Porto” pubblicata da Elly Leijen
Particolare della locandina della mostra fotografica aperta il 25/07/2021 – Graphic Mauro Pecci

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