Scozia

Inverness, nella capitale delle Old High Lands scozzesi

Quell’estate in Scozia credo sia stata una delle più belle che io abbia mai vissuto. Sapevo che mi sarei trovata a contatto con la natura, in un territorio antico e spesso inospitale. Ero preparata alla pioggia, ai venti forti e ad ogni tipo di maltempo possibile, oltre che ad un popolo schivo e ad un cibo a dir poco particolare. Ma quello che non sapevo ancora è che mi sarei innamorata di una terra così lontana e diversa dalla quella in cui sono nata, selvaggia, scomoda e incredibilmente bella. E’ stato un sentimento inaspettato, emozionante, che ha risvegliato la mia curiosità ad ogni chilometro percorso.

Viaggiare attraverso le terre alte della Scozia è un’esperienza stupenda, spesso il cuore mi batteva solo guardando ciò che scorreva fuori dal finestrino, mentre le canzoni del folklore tradizionale risuonavano alla radio. Ed è così, con questo spirito, che Paolo ed io siamo arrivati ad Inverness, la capitale delle Highlands, come la chiamano gli scozzesi. Una città solida, cosmopolita, allegra e molto amata, forse per il suo stile tradizionale che ben si affianca alle forme nuove e moderne di alcune architetture del centro.

Inverness Highlands

Buon cibo al pub, una tradizione tutta anglosassone

Foto dell'esterno del Pub ad Inverness

Siamo arrivati ad Inverness all’ora di pranzo in una bella giornata di sole. Dopo aver appoggiato le nostre valigie in una graziosa stanza dell’Hotel Columba, sulle rive del fiume Ness in pieno centro città, decidiamo di mangiare qualcosa nel pub della locanda. Dai tavolini all’aperto la vista è incredibile: il fiume è straordinario, colorato dalle tante composizioni di petunie che ne adornano l’argine. Sapevo che al MacNabs Bar avremmo mangiato bene, il vecchio stile delle vetrine faceva presagire ad un menù ricco, gustoso e soprattutto tradizionale.

Baciati dal sole di luglio ci siamo gratificati anima e stomaco con scones, hamburger e stufato di manzo, il tutto innaffiato da una fredda birra chiara. Quella di mangiare al pub è una tradizione tutta anglosassone, che affonda le sue lunghe radici in secoli di storia. Ogni nazione dell’arcipelago britannico ha pub differenti, con usanze e tipicità specifiche della zona. In Italia conosciamo soprattutto i pub di cultura irlandese, allegri, colorati e chiassosi, proprio come è il “popolo verde”. Ma vi assicuro che lo scottish pub merita tutta l’attenzione possibile, soprattutto per la musica, per il buon cibo e per il whisky!

foto dello stufato di manzo con patate e carotine mangiato ad Inverness

Inverness Highlands

L’atmosfera magica che si respira nel pub scozzese in particolare dopo il tramonto, è dovuta ad anni di storia di un popolo fiero e guerriero che mai si è arreso al dominio inglese. E’ facile imbattersi in qualcuno che, dopo qualche whisky, intona antichi canti folkloristici narranti leggende e battaglie come quella di Culloden. Ecco che si assiste così ad un vero viaggio nel tempo, tutti iniziano a cantare e qualcuno tira fuori uno strumento ad accompagnare la litania. Vi assicuro che sono momenti magici, di grande impatto dove è facile farsi trasportare dalla melodia immedesimandosi nelle avventure raccontate. Il passato per gli scozzesi è ancora vivo e non perdono occasione per ricordarlo.

Inverness Highlands

Paolo sul fiume Ness in centro ad Inverness
Paolo sul fiume Ness con alle spalle la Cattedrale di Sant’Andrea

Dicono che in Scozia non ci siano animali feroci, ma vi assicuro che qui bisogna stare molto attenti ai gabbiani. Sì, proprio loro, i poetici uccelli di mare che nelle terre del nord, diventano instancabili predatori, subdolamente furbi, sempre alla ricerca continua di cibo. Mentre mangiavamo tranquillamente al pub, il nostro vicino di tavolo non ha fatto in tempo ad alzarsi per andare a prendere una birra all’interno, che un vorace e gigantesco gabbiano è planato nel suo piatto rubandone tutto il contenuto. In realtà la scena è stata molto divertente, praticamente da film, ma a quel punto io stessa ho dovuto mangiare guardandomi le spalle.

In ogni luogo di mare nordico, i gabbiani reali sono i padroni indiscussi. Questi sono predatori e spazzini che hanno l’abitudine di mangiare quasi tutto. Il gabbiano reale è il tipico ‘gabbiano’ delle località balneari del nord, noto per piombare sulla preda e rubare un cono di patatine o un gelato. In Scozia più che altrove, ho visto scene rocambolesche, da video su YouTube. Un esempio: ad Edimburgo una ragazza gesticolava animatamente con un muffin in mano mentre passeggiava per la Old Town con un’amica. Un gabbiano in agguato, che tenevo d’occhio da un pò, planò sul muffin strappandoglielo dalle mani con una precisione e una sincronia di movimenti attribuibile solo ad un famigerato Lupin!

Vi chiederete perchè tenessi d’occhio il gabbiano. Semplice, per poterlo “conoscere” e così evitare, era molto vicino al mio piatto. Per combatterlo, il nemico va studiato nel dettaglio!

Visitare Inverness e dintorni

Foto della città di Inverness vista dal fiume

Inverness è costruita sulla foce del fiume Ness, che confluisce nel più conosciuto lago di Loch Ness. La città è posta alla fine del Grande Glen, una valle allungata e profonda dalla insolita forma ad U, che unisce 3 laghi: Loch Ashie,  Loch Duntelchaig  e ovviamente Loch Ness. Quando si desidera visitare il lago più famoso di Scozia, fermarsi in questa città è d’obbligo, anche perchè da qui sono raggiungibili diversi siti che richiamano l’attenzione dei viaggiatori di tutto il mondo. Inverness oltre ad essere considerata la capitale culturale di Scozia, ha una tradizione millenaria, dato che già nel 569 era una roccaforte dei Pitti, popolo di origine pre-celtica.

E’ inoltre terra di leggende, citata anche nella serie tv Outlander, che racconta di mistero, magia e di un incredibile viaggio nel tempo. Per chi ha voglia di stare in città, una passeggiata lungo il fiume Ness e sulle rigogliose Ness Islands è d’obbligo, quattro passi per il centro ammirando il castello e la cattedrale, un po’ di shopping nel Victorian Market. Ma vediamo cosa c’è da scoprire nella città e nei suoi dintorni.

Loch Ness e il castello di Urquhart

foto del  lago di Loch Ness

Uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi della Scozia, divenuto uno delle attrazioni più visitate e celebri in tutto il mondo grazie al mostro leggendario che ci vivrebbe, è il mitico Loch Ness. Arrivare qui da Inverness è davvero semplice: in auto ci vogliono solo 30 minuti percorrendo la scenografica Old Military Road che costeggia la riva orientale del lago. Solitamente è la strada meno battuta dai turisti che in estate affollano la zona, anche se devo dire la verità, quando ci sono stata a luglio, non erano poi così tanti e anche la passeggiata sulle rive del lago è stata piacevole.

Prima di imbarcarci sul battello, abbiamo fatto tappa al Loch Ness Gifts per comprare qualche souvenir di Nessie, impossibile resistere allo shopping. L’imbarco per il Boat Trip era proprio in prossimità del negozio e lo consiglio vivamente, perchè vedere il lago dalle sue acque è molto più emozionante che stare a riva. Dopo un breve viaggio di navigazione, la barca ha fatto tappa dove dimora la vera perla di questo luogo: le rovine del castello di Urquhart. E’ talmente antico che non si conosce con esattezza la data di edificazione, ma da documenti storici si ha prova che il nucleo centrale esisteva già prima del 1200.

Foto delle rovine del castello di Urquhart

Inverness Highlands

Il castello è un’eredità emblematica delle Highlands, testimone di alcuni dei capitoli più drammatici della storia della Nazione. Si dice che qui San Columba, uno dei più importanti monaci irlandesi che introdussero il cristianesimo in Scozia, abbia operato miracoli nel VI secolo. Questa è una storia che già conosciamo e che lo lega alla figura di San Patrizio. Si racconta inoltre che, tra le mura del castello, abbiano combattuto soldati durante le guerre d’indipendenza e sempre qui, i MacDonald Lords of the Isles, abbiano lottato per il potere contro la Corona d’Inghilterra. Per evitare che il castello andasse nelle mani dei giacobiti, cioè dei ribelli scozzesi, fu fatto esplodere dai soldati inglesi nel 1692.

Oggi è possibile visitare le rovine, salire sulla torre e godere di uno dei panorami più belli delle Highlands. Inoltre a pochi passi dal castello, c’è una riproduzione di una catapulta a grandezza naturale: enorme a dir poco. Il Lago di Loch Ness è affascinante, uno specchio d’acqua profondissimo, misterioso e primitivo come i luoghi tutt’intorno, tanto antichi quanto la terra di Scozia. Nessie, il presunto mostro che si aggira tra queste acque, è senza dubbio una delle creature leggendarie più famose al mondo. Importa poco che esista o meno, perchè è impossibile non esserne affascinati dal mito.

Foto Paolo sulle rovine del castello di Urquhart a Loch Ness

Clava Cairns

Foto di Clava Cairns, sito archeologico vicino ad Inverness

A luglio in Scozia il sole non tramonta mai. Sembra che io stia esagerando, ma le ore di buio sono due al giorno e la luce è sempre presente, così da illuminare ogni serata, anche la più piovosa. E’ possibile stare all’aria aperta esplorando i dintorni di Inverness per lungo tempo, e nel mio caso, andare in cerca di qualcosa di magico. E’ con questo spirito e alla luce dell’ interminabile sera, che è bene visitare il sito archeologico di Clava Cairns poco lontano dalla città. Qui si trovano delle Standing Stones, tradotto letteralmente come pietre erette, facenti parte dei mitici Cerchi di Pietre di cui la Scozia è costellata.

Lasciata la strada, si arriva con una breve passeggiata ad una radura che ospita il Balnuaran of Clava, un gruppo di tumuli circolari risalenti all’ Età del Bronzo. In realtà è un luogo di sepoltura, infatti un cairn significa in lingua scozzese, tumulo funerario costruito con pietre poste l’una sopra l’altra. Clava Cairns veniva usato dai Druidi 4000 anni fa per eseguire riti cerimoniali funerari ed è composto da 3 tipi diversi di cairns. Due vengono chiamati passage graves, perchè uno stretto corridoio funge da passaggio verso una camera funeraria centrale. La struttura originaria pare fosse alta 3 metri, coperta, con ingressi orientati a sud-ovest verso il tramonto di metà inverno.

Foto di Uno degli anelli di pietre di Clava Cairns

Inverness Highlands

Il terzo è un terrapieno circolare a forma di anello con percorsi a raggiera, dove le pietre sono posizionate con un criterio preciso e forme e colori danno vita ad un processo di costruzione complesso ed estremamente affascinante. Tutto intorno sono allineate secondo precisi criteri dei monoliti che formano un cerchio. Il posizionamento di ogni singola pietra è correlato in una connessione magica e tribale che coincide con le fasi solari e lunari. I segni intagliati in alcune rocce si pensa ritraggano stelle e costellazioni. Quando ci si trova in siti archeologici di questo tipo, ogni cosa che si è studiata prima di arrivare, viene cancellata dalla incredibile energia che si respira. Difficile descriverla, perchè canta di milioni di anni, di spazio e galassie, della nostra Madre Terra e di tutta la sua immensa potenza.

Un conto è sentirne parlare, leggendo sui libri le storie di questi impressionanti cerchi di pietre e un altro, è essere dentro di essi. Si avverte subito un’aura di sacralità, che non è religiosa, ma tipica dei luoghi che sprigionano una forte energia cosmica. Se ci si ferma ad ascoltare il proprio spirito, si avverte una connessione ad energie diverse e un senso di equilibrio probabilmente dovuto all’antica funzione rituale del luogo stesso. E’ proprio Clava Cairns che ha ispirato la scrittrice Diana Gabaldon e i produttori della serie TV Outlander, per creare il cerchio di pietre magiche di Craigh Na Dun.

Scena del film Outlander i protagonisti nel cerchio di pietre
Scena del film Outlander

Il campo di battaglia di Culloden

Foto delle Lapidi commemorative degli appartenenti ai clan morti a Culloden
Lapidi commemorative degli appartenenti ai clan morti in battaglia

A proposito di Outlander, un altro sito storico immortalato nella serie tv e descritto accuratamente nei libri della Gabaldon, è il campo di battaglia di Culloden. Molto vicino a Clava Cairn, questo luogo è una immensa radura importantissima per il suo valore storico e patriottico. Non aspettatevi di andarci per fare belle foto, l’unica cosa che qui troverete sono i racconti di una delle battaglie più sanguinose della Scozia e una profonda commozione. Era il 16 aprile del 1746 quando l’ultima rivolta giacobita giunse al culmine. I sostenitori giacobiti, cercando di riportare la monarchia Stuart sui troni britannici, si riunirono per combattere le truppe governative del duca di Cumberland. 

Fu l’ultima grande battaglia campale sul suolo britannico e, in meno di un’ora, furono uccisi circa 1.500 uomini, più di 1.000 dei quali giacobiti, scozzesi. Lo scontro è durato solo un’ora, di pura e disumana follia le cui tappe si possono rivivere nel Centro Visitatori, dove manufatti e video ricordano il feroce combattimento. La visita a Culloden è un’esperienza toccante, importante per chi vuole entrare nel vivo della storia di questo paese e del suo popolo. Attraverso questi luoghi si può capire il carattere delle genti di Scozia: la fierezza e la combattività, l’orgoglio e l’energia che portano da sempre nel loro DNA.

Inverness Highlands

Questi sono i sentimenti che li hanno spinti su quel campo di battaglia, consapevoli di non poter vincere, ma decisi a combattere con coraggio l’oppressore. Molte lapidi segnano le tombe di centinaia di membri del clan che hanno dato la vita per la causa giacobita. Un tumulo commemorativo alto 6 metri onora i caduti ed è doveroso fargli visita, mentre un silenzio inquietante cade sulla radura selvaggia di Drummossie Moor. Non c’è modo di sfuggire alle emozioni evocate da Culloden, ogni luogo dove è capitato un fatto cruento, è un pezzo di storia vera da raccontare e soprattutto da ricordare, per non dimenticare.

Per le strade di Inverness

Foto di Inverness alla sera
22.30 ad Inverness sul fiume Ness

Dopo una cena a base di salmone fresco e purè di rape bianche e patate, Paolo ed io abbiamo deciso di fare una passeggiata nel centro. Considerato il fatto che raramente abbiamo visto tramontare il sole a circa l’una del mattino, la luce soffusa dell’eterna sera scozzese ci ha dato modo di allungare la serata godendo della pace e del clima mite di luglio. Dalle sponde del fiume Ness è possibile ammirare il Castello di Inverness che si staglia in tutta la sua bellezza dall’alto di una dolce collina. La struttura è in arenaria rossa e con la luce del crepuscolo, si tinge di un vermiglio scuro molto suggestivo. La facciata del castello mi è familiare, poi mi accorgo che è rappresentata sulle banconote da 50 sterline scozzesi!

Sulla sponda opposta alla nostra c’è la Cattedrale di Sant’Andrea, in tipico stile gotico decorato, presenta dettagli gloriosi tra cui pilastri in granito levigato, piastrelle ad incastro, vetrate colorate e arredi raffinati. E’ di costruzione relativamente recente, progettata dall’architetto locale Alexander Ross, 1869, ha al suo interno anche una biblioteca. Inverness ospita dei ponti incredibilmente moderni e gli abitanti dicono che questo accostamento di passato e presente rende la città foriera dello Spirito delle Highlands.

Foto di uno dei negozi più antichi di Inverness, i kilt Fraser
Antico negozio Fraser di Kilt scozzesi e tartan

Inverness Highlands

Attraversato il Ness Bridge, passiamo davanti al Museo della città che ospita anche una galleria d’arte importante. Noto che ad ogni svincolo, la segnaletica stradale è in doppia lingua: inglese e gaelico. Ho visto questa particolarità viaggiando in tutta la Scozia e considerando il fatto che ad oggi, in pochi parlano ancora gaelico, lo trovo un atto d’amore incredibilmente romantico. Salvaguardare il proprio patrimonio linguistico è essenziale e sono convinta che ricordare da dove si viene illumina la strada per dove si sta andando. A poche vie di distanza dal museo, c’è il Mercato Vittoriano, una galleria al coperto dove è possibile fare shopping tra negozi di ogni tipo e caffetterie.

Si accede da un importante portico centrale che catapulta lo spettatore direttamente in un mercato coperto del 19° secolo. Infatti l’architettura, fatta di archi che si susseguono identici e di soffitti a vetrata, trasportano nel maggio del 1870, giorno dell’inaugurazione. Con l’aumento delle dimensioni e della popolazione del borgo antico di Inverness, nella metà del 1800, il Consiglio Comunale si rese conto della necessità di avere in città un “mercato coperto”. Nella Gran Bretagna vittoriana infatti, molte città e paesi avevano portici adibiti a mercato rionale, con piccoli negozi e bancarelle posti in uno spazio lungo e stretto, solitamente coperto con travi di ferro e vetro, che spesso racchiudevano vecchi vicoli.

Così è nato il Victorian Market che ancora ospita negozi nuovi ed antichi al suo interno. Barbieri aperti da inizio secolo scorso, negozi di cornamuse, un gioielliere che vende esclusivamente anelli di fidanzamento e una bottega di orologi ferroviari di proprietà del signor IJ Finkelstein. Stupendo vero?!

Foto dell'interno del Mercato Vittoriano di Inverness

Inverness Highlands

Sulle orme di Claire

Un’altra giornata volge al termine e seduta ad un tavolino del pub sulle rive del Ness, ripercorro le tappe della giornata. In questo viaggio mi sento di essere vicina alla protagonista del libro di Outlander, Claire Beauchamp, un’infermiera della Seconda Guerra Mondiale che vive negli anni 40 del 1900 con il marito Frank. Ho amato questi libri della Gabaldon e sto ancora guardando la serie tv incollata allo schermo! Inverness è il luogo dove ha inizio la sua avventura, durante la seconda luna di miele con Frank, nelle giornate a cavallo di Samhain, parola gaelica che indica Ognissanti. Anche nella serie tv l’ambientazione è la medesima e Inverness del 1945 è fatta di piccole strade, negozietti con vetrine a bovindo e piazze vuote e acciottolate.

Quelli di Samhain, sono giorni in cui ad Inverness si parla di magia e di riti pagani e il professor Frank Randall, storico universitario, spiega alla moglie che: “Non c’è posto con più magia e superstizione nelle Highlands scozzesi che questa città“. Anche la locandiera, nel B&B che i coniugi hanno prenotato, descrive i riti abituali del periodo, come quello di impregnare gli usci di casa di sangue di galletto nero. L’antica usanza serve a ricordare Saint Oran, discepolo di Saint Columba, nel periodo in cui i fantasmi vagano liberi sulla terra. La religione pagana celtica da queste parti, è tutt’ora indissolubilmente legata a quella cristiana nonostante sia stata fortemente combattuta, in tempi antichi, da quest’ultima.

Foto di un suonatore di cornamusa nella valle delle Three Sisters

Inverness Highlands

Gli antichi riti infatti, continuarono ad essere praticati, sopravvivendo con vesti e aspetto cristiani ed è incredibilmente interessante studiarne il lato antropologico oltre a quello mistico. Adoro questi luoghi delle Highlands, dove ogni cosa, anche oggi, è legata ad un trapassato arcaico, primitivo, originario, ma allo stesso tempo vivo nel quotidiano. Le denunce, le proibizioni, la soppressione della religione pagana con i suoi riti e spiriti gentili, non fermarono al tempo gli abitanti delle terre alte. Continuarono a essere praticati, sopravvivendo con vesti e aspetto cristiani per arrivare al giorno d’oggi. Questo è uno degli aspetti che più mi piacciono e che comprendo delle Highlands: mai dimenticare le proprie origini, perchè “la vita è un viaggio e se non vuoi perderti devi ricordare sempre da dove sei venuto.”

Articolo di Lara Uguccioni

Fonti:
visitscotland.com

ambaile.org.uk
visitinvernesslochness.com- ph Victorian Market

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