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California, on the road to Joshua Tree National Park

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A Los Angeles, è mattina presto, il cielo è terso e si preannuncia una bella giornata nonostante io senta freddo con una sola felpa addosso. La città a quest’ora è bellissima, c’è poca gente sotto un cielo azzurro chiaro mentre l’aria è pungente, come del resto deve essere una splendida mattina di ottobre. Sono finalmente arrivata nella Città degli Angeli, la mia prima tappa di un viaggio lunghissimo che mi condurrà attraverso 4 Stati americani. Il programma è serrato, viaggeremo per più di 6000 km attraverso terre selvagge, deserti, montagne e strade percorse da uomini visionari e coraggiosi. Non vedo l’ora di iniziare, voglio vivere il mio “sogno americano”.

Ci troviamo non distante dall’aeroporto, per comodità soggiorniamo all’ Holiday Inn Express & Suites Los Angeles, un posto carino per passare due notti e la colazione è discreta, anzi paragonata ad alcune di quelle che mi aspettano, è ottima. Questo è il nostro secondo giorno in California, abbiamo già visitato L.A. cercando di percorrere le tappe più significative di questa immensa città. Certo in due giorni non si può vedere tutto, vorrà dire che dovremmo tornare rimanendo qualche giorno in più a goderci la città con il nome più lungo che conosco. Sì perchè la mitica Los Angeles ha un nome completo che non si accontenta delle due iniziali che solitamente vengono usate per indicarla.

El Pueblo de Nuestra Señora la Reina Virgen de los Ángeles del Rio de la Porciúncula de Asís ovvero “Il villaggio di Nostra Signora la Regina Vergine degli Angeli del fiume della Porziuncola d’Assisi”. Direi che hanno fatto bene ad accorciarlo un pò.

On the road … verso gli alberi di Joshua

Dopo colazione si parte, direzione deserto, la nostra meta non è lontana, 155 miglia ci separano dal Joshua Tree National Park. Usciti da Los Angeles il panorama si trasforma, entriamo in un habitat assolato, dove le strade sono interminabili e la terra rossa fa da padrona. Ora, ogni volta che vedo alla tv questa landa arida della California la riconosco immediatamente, ma quel giorno per me è stato tutto nuovo e surreale. Il deserto del Mojave è difficile, onirico, pericoloso, infinito, sorprendente. Chi lo conosce bene ne parla come se, attraversarlo, fosse un sogno ad occhi aperti. Si dice che in alcuni punti, come sulle Kelso Dunes, si possa sentir cantare le dune. E’ un fenomeno spiegabile scientificamente, ma io la vedo in modo più romantico e misterioso. Penso a chi ha abitato questo territorio migliaia di anni fa e all’incredulità di sentire musica provenire dalla sabbia.

Il deserto è torrido, secco, c’è solo terra e ciuffi di lanuggine paglierina ai bordi della strada. Sembra non possa crescere niente da queste parti, ma ecco che il Mojave ci sorprende di nuovo. Tra marzo ed aprile si forma un microclima particolare e per chilometri l’arido terreno si trasforma in un campo immenso di papaveri. Come è giusto che sia anche il deserto è vita in ogni momento dell’anno, si stima infatti che un numero compreso tra 1.750 e 2.000 specie di piante siano riuscite ad ambientarsi in questo territorio. Ci aspettano ancora migliaia di km su questa terra rossa che ospita ghost town come Calico e western town come Pioneertown, pinnacoli, set cinematografici alla Two Pines Chapel: la chiesa di Kill Bill. Siamo solo all’inizio, inside the dream!

Palm Springs

Non ci sono tanti posti dove fermarsi, quindi facciamo tappa in un supermarket a Palm Springs per comprare il nostro pranzo. La cittadina è veramente suggestiva, l’architettura è ispirata all’iconico stile Mid-Century Modern per il quale Palm Springs è famosa: l’impressione iniziale è di un’oasi nel deserto. Attraversando le strade fatte di case basse, noto che sono per lo più in stile vecchia Spagna, con tante ed altissime palme. E’ un paese fuori dal tempo, mi immagino per un attimo una Marylin Monroe camminare sul marciapiede e fermarsi ai tavolini della caffetteria all’angolo con un cagnolino in braccio. Affascinante. La cittadina è nata come insediamento dei cercatori d’oro anche se il suo seguito è stato sicuramente diverso.

E’ stata meta e lo è ancora, di ricchi americani e star di Hollywood, che qui vengono a godere un clima caldo anche in pieno inverno. La temperatura spesso arriva a 30 gradi anche a dicembre, ideale per passare serate in piscina tra amici. Oggi, a quasi sessant’anni dalla sua “costruzione”, conta circa quarantamila abitanti. Si calcola che ad ogni tre abitanti corrisponda una piscina e ad ogni due residenti corrisponda una palma. Inoltre non vi è pericolo di scosse sismiche ed incendi, un paradiso quindi, anzi, un miraggio! Secondo alcuni studiosi, Palm Springs esisteva già oltre mille anni fa come insediamento indiano, alla fine dell’800 divenne un centro termale, ma fu negli anni cinquanta che conobbe fama mondiale.

Joshua Tree National Park

Già dai primi decenni del Novecento, ospitò le troupe di numerosi film muti e western, conquistandosi il nomignolo di “parco giochi delle star”. A solo un’ ora di macchina da Los Angeles, era un set naturale perfetto. In quegli anni qui si rifugiavano attori come Rodolfo Valentino, Dean Martin, Frank Sinatra, Liberace, solo per citarne alcuni. popolare destinazione per godere del clima secco e dei paesaggi desertici. Ogni star ha un luogo dove rifugiarsi nel privato, nascondersi dai fan e fuggire dai fastidi della celebrità. Per le star dell’età dell’oro di Hollywood quel luogo era Palm Springs. 

Non vi era divo del cinema infatti, che non passasse da queste parti. A Palm Springs si associa facilmente la figura di Elvis Presley, fu qui che la famosa rockstar “tentò” di passare la luna di miele. Tentò perché subito dopo, scoperto dai paparazzi, fu costretto a fuggire con la sua consorte Priscilla. Alcuni divi affittavano casa per brevi o lunghi periodi, altri la compravano, altri ancora la costruivano e non parlo di casette normali, ma di ville da milioni di dollari. Attori, registi, musicisti, industriali e imprenditori cominciarono a costruire a Palm Springs lussuose case di vacanza pensate per il riposo, lo svago e le feste. 

Joshua Tree National Park

Credo facessero a gara per avere la casa più bella e di tendenza, assoldando architetti di fama mondiale le cui scelte architettoniche non potevano che essere in linea con il momento storico. Inconsapevolmente, i ricchi signori contribuirono a rendere la cittadina di Palm Springs, la così detta “Mecca del Modernismo“. E’ qui infatti, che ogni anno si svolge la MODERNISM WEEK che dal 2006 offre a locali e visitatori l’occasione di entrare negli edifici più iconici della città, aprendo residenze private di solito non accessibili. In questa occasione è possibile visitare l’interno di queste favolose case da mille e una notte, opere d’arte di un’architettura essenziale ed elegante, ricordo dell’età dell’oro hollywoodiana.

Paolo ed io facciamo un giretto in città, poi entriamo da Vons, un grocery store, cioè un negozio di alimentari che qui in America sono grandi tanto quanto i nostri supermercati. Nulla è messo a caso, distese di dolci colorati con packaging dal design old style, panini strabordanti di fette di arrosto succulente, bottiglie di succhi messi in fila per colore. Anche la frutta è posizionata per colore in ordine millimetrico. E’ molto difficile resistere a tutto questo, vi assicuro che da noi in Italia non capita mai di vedere la merce esposta in modo così accurato. I prezzi non sono alti, ma simili ad ogni altro supermercato incontrato in questo viaggio: abbiamo fatto bene a fermarci qui!

Joshua Tree National Park

Proseguendo sulla strada incomincio a intravedere la natura che cambia e pare che due ecosistemi diversi si incontrino per dare vita a questa zona. Il parco abbraccia parti di due distinti deserti: il Mojave e il deserto del Colorado. Le rocce sono plasmate da milioni di anni di vento ed intemperie, sembrano fatte di cartapesta per quanto sono perfette e fuori dal comune. Questi due sistemi desertici dividono il parco meridionale della California in due ecosistemi aridi, ma dall’aspetto profondamente contrastante. Un luogo magico, surreale, dove la natura è incontaminata e la flora è unica, in una terra scolpita da forti venti e occasionali torrenti di pioggia.

Cieli notturni bui, una ricca storia culturale e caratteristiche geologiche surreali si aggiungono alla meraviglia di questa vasta regione selvaggia nel sud della California. E’ importante pianificare il viaggio che si va a fare qui nel deserto, ancor prima di partire: la propria sicurezza è una parte importante del viaggio. Ad esempio, la copertura cellulare è molto limitata all’interno del parco, non bisogna aspettarti di dipendere solo dal cellulare in caso di emergenza. Ci sono 3 punti nel parco dove c’è un telefono d’emergenza, è bene segnarseli, inoltre è fondamentale conoscere il clima. Se si viaggia durante l’estate, bisogna aspettarsi temperature elevate, luce solare intensa e bassa umidità. Nel deserto è necessario quindi bere molta acqua per evitare la disidratazione. I Rangers dicono addirittura di bere almeno 4 litri di acqua al giorno per sostituire la perdita di sudore che si ha qui nel parco del Joshua Tree.

Decine di percorsi sono aperti alle escursioni a piedi, in bicicletta e alle passeggiate a cavallo. La primavera dicono, che lo trasformi in un tappeto di fiori di campo, sarebbe fantastico poterlo vedere! E’ possibile sostare nel parco la notte, ci sono alcune abitazioni da affittare adibite ai turisti, il cielo notturno del deserto è incredibilmente limpido e rende il parco un’oasi per osservare le stelle.

La storia umana di Joshua Tree ha inizio poco dopo l’ultima era glaciale con l’arrivo del popolo Pinto, cacciatori che potrebbero aver fatto parte delle prime culture del sud-ovest. Vivevano nel Bacino di Pinto circa 5000/7000 anni fa, oggi inospitale, ma pare avesse a quel tempo, un clima umido e vivibile, attraversato addirittura da un fiume. Gruppi di nomadi nativi abitavano stagionalmente la regione, dediti a raccogliere noci pinyon, fagioli mesquite, ghiande e frutti di cactus. I mortai del substrato roccioso, così chiamano i buchi scavati nella roccia e usati per polverizzare i semi durante la preparazione del cibo, sono ancora visibili, sparsi per tutta l’area Wonderland of Rocks a sud del campeggio di Indian Cove.

Joshua Tree National Park

Per godere del panorama, Paolo ed io ci siamo fermati a mangiare i nostri panini direttamente nel parco, in un’area con possibilità di sosta. C’era un tavolino e panche di legno all’ombra dei grandi cumuli di rocce, tanto silenzio e bellezza, immersi nella natura a 360°. Temperatura circa 26°all’ombra (metà ottobre). All’interno del parco ci sono diverse aree dove potersi fermare, abbiamo così avuto modo di farci un giretto panoramico a piedi, ma senza allontanarci dal percorso e senza perdere di vista il sentiero. E’ facile perdersi da queste parti. La pianta più caratteristica del Joshua NP è la YUCCA, un albero che ha una storia particolare e una vita longeva (arriva a 500 anni). Deve il suo nome a dei mormoni che attraversando questa zona a metà 1800, riconobbero nella sua forma Giosuè con le braccia al cielo, descritto in un aneddoto raccontato nell’Antico Testamento. Da qui Joshua Tree cioè albero di Giosuè.

Il deserto del Mojave

Joshua Tree NP è un parco aperto tutto l’anno. Le temperature sono più gradevoli in primavera e in autunno, con una media tra i 28° C e 15° C. L’inverno porta giornate più fresche, intorno ai 18° C e notti gelide. Le estati invece sono calde, con temperature intorno a mezzogiorno spesso superiori ai 38°. Inoltre il clima è molto secco, così che è facile disidratarsi in pochi minuti. La zona del deserto del Mojave nella metà occidentale del parco, è in media di 11 gradi più fresca del limitrofo deserto del Colorado e in inverno, la neve può coprire le altitudini più elevate.

Joshua Tree National Park

I periodi di fioritura primaverile variano in base alle precipitazioni e alle temperature invernali. Di solito iniziano a febbraio a quote più basse e raggiungono il picco a marzo e ad aprile, anche se i cactus possono fiorire fino a giugno inoltrato. A pomeriggio inoltrato proseguiamo il nostro viaggio e lasciamo la California. Per la notte ci siamo fermati fuori dalla cittadina di LAUGHLIN, non c’è tanta scelta nel deserto anche se dentro al parco di Joshua ci sono diversi campeggi. L’Avi Resort & Casino è dove ci siamo fermati, un hotel con casinò in mezzo al deserto … del Nevada! Ebbene sì, qui siamo al confine tra Arizona e Nevada, separati dal fiume Colorado.

Lo pubblicizzano come adatto alle famiglie, ma sicuramente non italiane! Per una notte si può fare, ma ricordatevi che questi casinò/hotel sono frequentati da gente di ogni tipo, quelli di Las Vegas sono “signori” a confronto. La struttura è vecchia e poco pulita, le persone fumano nelle aree comuni e anche nei corridoi. In compenso le colazioni sono abbondanti e il paesaggio in esterno è stupefacente. L’importante è sempre trovare il bello di ogni cosa, la vista all’alba ci ha ripagato alla grande!

Joshua Tree National Park

Se come me amate i luoghi retrò e fuori dal tempo, vi consiglio una volta visitato il Joshua NP di fermarvi al Roy’s Motel & Cafè, una stazione di servizio non funzionante ormai da anni, ma ristrutturata sulla National Trails Highway sulla Route 66. Nata nel 1936, quando questa strada era la maggior arteria di traffico coast to coast degli Stati Uniti, ora la stazione di servizio è in disuso, ma vale la pena visitarla. Anche se non si può fare benzina il bar è aperto. Sedersi all’ombra della pensilina con una bibita ghiacciata e fermarsi a guardare il deserto e la strada davanti a voi, vi giuro che è un momento che ricorderete per molto, molto tempo.

Articolo di Lara Uguccioni

Fonti e citazioni e alcune fotografie:
www. wikipedia.org
www.nationalgeographic.com

Video Youtube “Thank God I’m a country boy”
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