Si fa per parlare

Natale con Louisa May Alcott e 4 Piccole Donne

Il Natale è una festa speciale per il mondo intero, brilla come le lucine dell’albero e scalda allo stesso modo di un maglione di lana a collo alto. Fateci caso, i libri natalizi classici della nostra infanzia, ma anche i film che vi si ispirano, sono tutti ambientati nel periodo vittoriano. Sì perchè a metà del 1800 qualcosa cominciò a cambiare, partendo dall’Inghilterra puritana e intransigente. Come un vecchio Scrooge sordo all’altruismo e all’amore per il prossimo, il popolo britannico è stato indifferente per molto tempo alle festività riguardanti il Natale. Ad un certo punto però, per merito delle persuasive parole di Charles Dickens scritte su di un libretto rosso pubblicato nel 1843, l’Inghilterra viene pervasa dalla calda scintilla dallo spirito natalizio.

Uno spiraglio di bontà vera e vitale attraversò all’istante i cuori dei freddi inglesi, rendendoli finalmente pronti ad accogliere e a dare. Siamo nel 1850 circa quando il Natale diventa popolarissimo in tutta Europa e grazie all’emigrazione, anche negli Stati Uniti, dove le celebrazioni diventano tradizione. La popolarità crescente del Natale fece sì che alcuni Stati americani dichiarassero il 25 dicembre come festa ufficiale. Durante la Guerra di Secessione americana, il Natale non era solo un giorno di riposo per i soldati, ma un’occasione per dimenticare le atrocità del conflitto. Questo stato d’animo contribuiva ad infondere un sentimento di calore misto a malinconia, tra le famiglie di tutti coloro che erano partiti per il fronte. Ed è proprio in questo clima che nasce la nostra storia di Natale.

Un Natale che bussa piano alla porta

“Natale non sarà Natale senza regali”, brontolò Jo, stesa sul tappeto. “Brutto guaio essere poveri” commentò con un sospiro Meg facendo scivolare lo sguardo sul suo vecchio vestito.

Così inizia uno dei romanzi più natalizi di sempre, quando nella mattina del 25 dicembre a casa March, a Concord, Massachusetts, l’intramontabile eroina letteraria Jo, fa conoscenza con il suo pubblico di lettori. La casa coloniale sulla delicata altura al limitare del bosco, è la dimora di una famiglia conosciuta e stimata nella cittadina, quella del reverendo Robert March. Siamo nel 1860, la guerra si è portata al fronte il capofamiglia e con lui anche gli agi e tutte le comodità. A vivere ancora nella dimora, in ristrettezze economiche, ci sono le quattro figlie e Margaret, la moglie di Robert, oltre alla governante considerata da sempre, parte della famiglia.

Natale Louisa May Alcott Piccole Donne

Il romanzo si apre nel salotto dove le “piccole donne” quella mattina, sono tutt’altro che angeliche. Si lamentano di essere troppo povere per celebrare il Natale come si deve e ogni sorella a sua volta, si lagna della propria sorte avversa. L’iniziale atteggiamento egocentrico delle ragazze però cambia, in risposta all’amore disinteressato della saggia Marmee. E’ così che chiamano affettuosamente la madre, una donna arguta e saggia, innamorata delle sue figlie e decisa a tenere unita la famiglia.

Le ragazze scelgono di spendere i soldi della loro indennità per comprare regali per la madre e in seguito, su sua richiesta, cedono la colazione di Natale alla bisognosa famiglia Hummel. Un romanzo natalizio insolito per l’epoca, perchè nonostante sia scritto in pieno stile ed epoca vittoriana, è ambientato in America, dove la scrittrice Alcott è nata. Per certi versi autobiografico, il libro copre l’arco narrativo di un anno. Inizia e finisce il 25 dicembre, così che il romanzo è spesso considerato una vera storia di Natale. Con i loro buoni sentimenti, ma mai scontati e sdolcinati, le quattro sorelle e la saggia mamma ci insegnano che è necessario capire dove risiedono i veri doni. Dimostrare infatti il reciproco affetto senza chiedere nulla in cambio, è una delle magie del Natale che non dobbiamo mai dimenticare.

Natale Louisa May Alcott Piccole Donne

Piccole donne (Little Women) – 1949

È stata una colazione molto felice, anche se non ne hanno avuto niente. E quando se ne andarono, lasciando dietro di sé le comodità, credo che non ci fossero in tutta la città quattro persone più allegre delle bambine affamate che regalavano la colazione e si accontentavano di pane e latte la mattina di Natale.

La povera signora Hummel chiama le ragazze “angeli buoni”, ma la verità è che grazie a quella generosità, Meg, Emy, Jo e Beth, sono diventate messaggeri di pace e buona volontà. Di conseguenza, le celebrazioni di quel Natale, sono più gioiose e leggere e come sempre accade, chi fa del bene prima o poi, viene ricompensato. La tanto attesa colazione di Natale, donata ai bisognosi, non è nulla a confronto di ciò che le ragazze troveranno sulla tavola al loro ritorno, omaggio del ricco vicino, signor Laurence, che viene a sapere dalla governante, il generoso gesto delle sorelle. Posso solo immaginare le decine di panini dolci disposti a piramide, salsicce, patate al forno, biscotti, uova alla panna, frutta e pudding natalizio che imbandiscono la tavola.

I libri danno la possibilità di immaginare e, leggendo le pagine di Piccole Donne, io vedo fuori da quella finestra di casa March, gli alberi innevati oltre la bassa staccionata. In lontananza, i cespugli incolti lasciano il posto a lunghe distese di terreni brulli e ai fienili dal tetto rosso che colorano le contrade rurali del New England. L’aria profuma di neve mentre in casa lo stupore lascia il posto alla gioia della sorpresa. Tra lezioni vecchio stile e prediche materne, Piccole Donne porta con se un messaggio preciso e intramontabile, che la Alcott sottolinea in ogni singolo capitolo: quello dell’importanza della casa e della famiglia.

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Natale Louisa May Alcott Piccole Donne

Un’analisi psicologica quella della scrittrice, acuta e penetrante tanto da riuscire a far sentire a noi lettori, i discorsi, le risate, i capricci e l’entusiasmo di ogni singolo personaggio. Impossibile non rimanere affascinati dalle vicende delle quattro sorelle, dalle loro debolezze e legami fraterni, e come ogni altra ragazza con aspirazioni di scrittura, anche io ho desiderato essere Jo. Sicuramente oggi il mondo gira diversamente da quello descritto nel 1860, ma i legami e l’affetto di una famiglia che si stringe nel dolore tanto quanto nella gioia, è rimasto immutato. E’ esattamente questo che fa di Piccole Donne un libro intramontabile, senza tempo e da leggere e rileggere ad ogni età. Soprattutto a Natale.

Un grande amore per il Natale

Le versioni cinematografiche di Piccole Donne hanno contribuito a consolidare il legame di questo racconto con il Natale. In particolare l’adattamento del 1994, meraviglioso film con le numerose scene sulla neve e l’attenzione ai dettagli degli oggetti di scena natalizi. L’esterno è stato costruito per assomigliare alla vera Orchard House di Concord, nel Massachusetts, la casa di Louisa May Alcott e ambientazione del romanzo. Le scene di apertura della città invece, sono girate a Deerfield, Massachusetts, in pieno inverno e sotto la neve. Questo è il primo film a cui è stato permesso di girare nei luoghi d’origine della Alcott, infatti hanno fatto un’eccezione per Piccole Donne solo perché la scrittrice era del posto.

L’interno della casa è ricostruito in un teatro di posa, lo scenografo Jan Roelfs e l’arredatore Jim Erickson hanno fatto davvero un lavoro straordinario, dando una nuova vita a Orchard House. Grazie alla pellicola, la storica dimora è diventata reale per tutti noi spettatori, animata ed abitata proprio come lo era 150 anni fa. I natali di Piccole Donne sono uno sguardo unico sulla scena natalizia americana attraverso gli occhi di Louisa May Alcott, che ambienta la storia nei primi anni ’60 dell’Ottocento, durante la Guerra Civile. Nello stesso momento, dall’altra parte dell’oceano, Charles Dickens aveva da poco fatto la sua parte per decretare il Natale vittoriano così come lo conosciamo oggi. 

Il modo di scrivere di Dickens ha ispirato la Alcott che, prolifica scrittrice, ha creato una serie di brevi racconti di Natale. Che il Natale fosse una festa a lei cara, è possibile dedurlo dalle numerose volte in cui ne ha scritto. Durante l’estate del 1855 Louisa May Alcott terminò una raccolta di racconti natalizi intitolata Christmas Elves, ma purtroppo l’editore non accettò di pubblicarli. Il manoscritto è andato distrutto, ma pare che sia stata proprio Louisa la prima a menzionare i Santa Little Helpers, i folletti di Babbo Natale. La Alcott continuò a scrivere storie natalizie, molte sono inserite nella Borsa degli stracci della zia Jo, una serie di libri per bambini pubblicati dal 1872 al 1882. 

Questi scritti sono ispirati alle favole che vengono raccontate in casa Alcott da nonne, zie, dalla mamma e dai vicini di casa. Ad esempio nel Paese delle Caramelle Louisa accompagna la nipotina Lulu, che qui ha assunto le sembianze della bimba protagonista del racconto, Lily. La cosa che più mi ha colpita è che il racconto lo scrive proprio per la bambina, come un dono da scartare la mattina di Natale. C’è qualcosa di molto attraente nel Natale vecchio stile rappresentato nei romanzi e nei racconti della Alcott. Il caldo bagliore della nostalgia mette una patina sul passato che fa sembrare le vacanze di Natale nel New England più semplici, casalinghe e soprattutto genuine. Sicuramente i natali di un tempo erano più facili nella loro sobrietà, non dovendo competere con gli odierni messaggi tv frenetici e consumistici.

Il caldo bagliore della nostalgia

Le quattro piccole donne inaugurano il Natale leggendo i loro libri nuovi e commentandoli alle prime luci dell’alba. Un po’ della gioia e del loro chiacchiericcio giungono sino al lettore, che osserva commosso la scena. Basta ancora un libro a rendere felice il nostro Natale? La frenesia paralizzante che ci contagia ogni anno a dicembre, è necessaria per farci vivere le feste? O basterebbe molto meno, come quei libretti rilegati in rosso sotto il cuscino? Oppure “un libro con la copertina verde e con alcune parole di dedica scritte dalla mamma“? Confesso di essere anche io sempre stata presa dalla frenesia dei soliti regali, addobbi costosi, decorazioni stravaganti, cene e pranzi da far sbiadire la tavola dei miei ricchi vicini. Ma quest’anno credo sia capitata una vera magia.

Proprio come Louisa May Alcott, vedo l’aspetto più intimo e profondo del Natale, tanto da non voler regali ne cercare l’ultima decorazione ad effetto. Sento un’atmosfera diversa intorno a me, l’incanto impalpabile dell’inverno e del fascino ghiacciato che porta con se. Mi sono fermata ad osservare, come frenata da un istinto antico, quando da bambina aspettavo la sera della vigilia per stare con tutta la mia famiglia riunita. Ci si vedeva dopo cena, gli zii e i cugini di Milano, la zia “tedesca”, la mamma che apparecchiava per la tombola e il babbo che attizzava il fuoco e sbucciava mandarini. Aspettavamo tutti insieme la mezzanotte, con la nonna a sedere vicino al nonno, che non la lasciava sola un attimo e i cugini che ridevano e mettevano i fagioli sulle caselle libere.

Natale Louisa May Alcott Piccole Donne

Mia sorella mi vestiva da principessa, mi pettinava per la serata e come nelle storie della Alcott, la magia del Natale non era racchiusa nelle renne volanti, negli elfi o nei regali costosi. Non c’erano decorazioni sfavillanti in casa mia, solo un magnifico albero vero che brillava grazie alle vecchie palline del 1961 che lo decoravano. A illuminare ogni cosa era semplicemente l’allegria della famiglia, le risate, gli scherzi, la sorpresa negli occhi di una me bambina. Louisa May riporta il valore del Natale ai piccoli gesti, ai rituali semplici, agli amici, agli affetti, come quelli che caratterizzavano i miei natali di tanti anni fa. Quest’anno però, non ho dovuto leggere Piccole Donne, come ogni anno, per entrare nello spirito natalizio. Quest’anno ho fatto di più, ho pensato come Louisa May Alcott.

Se fuori la frenesia consumistica impera, dentro casa mia è tornato il tempo del focolare, del camino acceso, dell’affetto, dei ricordi e degli abbracci. Nonostante io possa permettermi un Natale più “abbondante”, la più grande felicità si trova, ancora una volta, nel piacere della reciproca compagnia. Ho finalmente realizzato che mi piacciono le lunghe conversazioni, le confidenze, condividere il cibo, stare davanti al caminetto acceso con un gatto acciambellato sulle gambe. Forse non c’è niente di più semplice e fuori moda, ma per me è perfetto così. E quando la fredda stagione tornerà ad essere troppo complicata per me, riaprirò quel libro, perchè vorrà dire che il momento di leggere nuovamente le meravigliose pagine di Piccole Donne, è tornato.

Articolo di Lara Uguccioni

Natale Louisa May Alcott Piccole Donne

Fonti e fotografie:
ph.1 novelpairings.com
www.eatingbooks.com

Citazioni:
Piccole donne – Louisa May Alcott, 1868nell’edizione italiana Einaudi 2019

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Teresa Scarselli
Teresa Scarselli
1 anno fa

Non pensavo che le ragazze moderne leggessero “Piccole Donne”! Una bella sorpresa! Un romanzo che a quando pare ti ha ispirato a cercare il vero Natale, quello degli affetti, delle cose semplici. Grazie per avermi ricordato di essere grata alla vita per queste piccole/grandi felicità.

Annalisa Trevaligie-Magazine

Ho divorato i libri quando ero bambina e tuttora ne leggo qualche spezzone a mia figlia, che è ancora piccola per capire le parole a livello emozionale. L’ultimo film poi è un vero capolavoro. ne ho adorato ogni minuto, tra scenografiaìe, musiche e attrici meravigliose.

thegrowingupmom
1 anno fa

Louisa May Alcott la sapeva lunga!

Libera
Libera
1 anno fa

Piccole Donne e tutti gli altri volumi di L. M. Alcott (si, li ho letti tutti) sono state delle letture fondamentali nella mia crescita. Ricordo ancora quando me lo regaló mia madre, avevo 11 anni. Ma che bel ricordo hai fatto riaffiorare.

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