Si fa per parlare

L’ultima canzone di Elvis. Una melodia senza catene

Elvis sta per morire. Seduto scomposto su una sedia nel camerino dedicato alle star all’interno del Market Square Arena di Indianapolis, respira a fatica. E’ la sera di domenica 26 giugno 1977 e fuori ad aspettarlo ci sono migliaia di persone che gridano all’unisono il suo nome. Sì, lui è il Re, lo snodato, Elvis the Pelvis, Memphis Flash, Big E., Tiger Man e altri mille soprannomi che si porta dietro dal 26 giugno 1954, giorno del suo importante inizio. Il 26 giugno, una data un destino, ma soprattutto un’occasione, come quella che gli viene data da Sam Phillips, il proprietario della mitica Sun Records. che lo chiama per interpretare alcuni brani dal mix sensazionale di musica nera e tradizione bianca.

Era il 26 giugno quando Elvis sale sul trono del Rock’n Roll e sempre in quel giorno, 23 anni dopo, scenderà dal palco per non tornarci mai più. Forse quella sera ad Indianapolis, seduto nel camerino, Elvis pensa alla sua prima volta, a quel ragazzo belloccio con le basette folte e scure, sorridente e spensierato che canta That’s All Right pensando alla mamma e a quando arriverà il momento di comprarle una casa tutta sua. Non ci sono rimpianti nel suo cuore malato, ma solo emozioni e ricordi del viso di lei, della donna che ha amato più di chiunque altra nella vita, del calore e della delicatezza che ha ricevuto. Sì perchè ogni soldo guadagnato canzone dopo canzone e ogni singola impresa che Elvis ha realizzato nella vita, l’ha fatta per amore di Gladys.

E’ per Gladys che nell’estate del 1953, un anno prima del suo esordio, Elvis entra per la prima volta in uno studio discografico chiedendo di registrare due canzoni su vinile. Quel disco doveva essere un regalo per la sua mamma.

Gladys Love Presley

Vernon, Elvis e Gladys

Gladys Love Smith nasce nell’aprile del 1912 in Mississippi. Figlia di un coltivatore di cotone la sua vita non sarebbe potuta essere più diversa dalle ricchezze che il figlio le avrebbe procurato in futuro. Negli anni ’30 incontra Vernon Presley in chiesa. Lui è più giovane di lei, è minorenne ed ha solo 17 anni, ma quel giorno Vernon si innamora perdutamente e per sposarsi con quella ragazza paffuta e devota, falsifica i documenti. L’8 gennaio 1935 Gladys partorisce due bambini, ma il primo, Jesse Garon nasce morto, mentre il secondo, Elvis Aaron, sopravvive. Da quel giorno Gladys porta con se quel bimbetto ovunque, trascinandolo addirittura accanto a lei, dentro un sacco di juta, mentre lavora nei campi di cotone.

La perdita di uno dei due figli è stata straziante ed è così che riporrà per sempre in Elvis tutto l’amore possibile. Il rapporto tra madre e figlio è simbiotico, molto stretto, affettuoso tanto che per comunicare, anche quando Elvis diventa un uomo, i due usano un linguaggio infantile e si danno nomignoli e soprannomi scherzosi. Lei è una mamma protettiva, lui un figlio devoto. Costantemente dice al ragazzo quanto è speciale, crede in lui e lo convince che può fare ogni cosa solo se lo vuole realmente. Di rimando Elvis le promette che ci sarà un tempo in cui le comprerà tutto quello che non ha mai potuto avere: una casa, una macchina e un cappotto di pelliccia. Quella promessa Elvis la mantiene e con i primi soldi guadagnati compra alla sua Gladys, una Cadillac rosa.

La Cadillac Fleetwood rosa del 1955 che Elvis comprò a sua madre – Museo dell’automobile Elvis Presley. 

ultima canzone di Elvis

Gladys Love Presley, dentro un nome un destino. Gladys ama Presley e lo farà sempre e per sempre, anche quando le cose cominceranno ad andare male. La fama e il successo di Elvis purtroppo daranno inizio ad una spirale discendente per la donna che, giorno dopo giorno, si trova ad essere derisa ed additata dai vicini di casa. E’ il 1957 quando Elvis compra Graceland, l’immensa tenuta in stile coloniale a Memphis dove si trasferisce con mamma e papà soprattutto per bisogno di privacy. L’ingrossarsi delle file dei suoi fans non gli da tregua e il cantante ha bisogno di ritrovare la tranquillità assieme alla famiglia. Gladys così come aveva sempre fatto nella vita, è solita stendere il bucato all’aperto, tenere le galline in giardino e comportarsi come ogni mamma americana sa fare negli anni ’50.

E’ così che la donna viene ridicolizzata e schernita dai vicini di casa, tanto che lo staff di Elvis le deve proibire tali comportamenti e le attività che con naturalezza Gladys è solita compiere. “Vorrei che fossimo di nuovo poveri” così dice Gladys che non prende bene la cosa, tanto da cadere in una depressione sempre più evidente e profonda accentuata dalla lontananza del figlio. Inizia a bere e questo la porta ben presto ad una grave insufficienza epatica. L’alcool le avvela il fisico e la mente e il suo cuore ben presto cede. E’ così che Elvis cambia il suo carattere dopo la morte di mamma. Durante il funerale, quel ragazzone dinoccolato e sorridente a malapena si regge in piedi. Ebbene sì, il dolore ti cambia ed ha un potere enorme su ogni essere vivente.

ultima canzone di Elvis

Il dispiacere, la tristezza, la sofferenza ci mettono alla prova. Alcune volte ci fanno scoprire un coraggio che non sappiamo di avere, ma diversamente irrompono inattese e improvvise e sono in grado di devastare, schiacciare, stritolare anche l’anima più pura. Il dolore è capace di uccidere.

Solo un’ultima canzone

Si apre la scena, silenzio in sala. Le vecchie assi di legno scricchiolano sotto il peso importante dell’uomo stanco che cammina verso la ribalta. Pare provato dalla vita, affaticato e sudato ancor prima di iniziare lo show. Mentre il corpo e l’anima si aggrappano a quel rumore familiare, il fruscio del lamé dorato che decora la giacca bianca che indossa fa sentire quell’uomo un artista, che tuttavia, ancora una volta, si trova nel posto giusto. Nonostante lo sforzo nel percorrere i pochi passi, le sue paure si dissolvono come il fascio di luce che colpisce il palcoscenico e lui sorride salutando il pubblico. La fatica, l’abuso di sostanze, la stanchezza non hanno per nulla scalfito quel sorriso radioso e sincero che in vent’anni ha fatto innamorare milioni di fans.

Sono in 18.000 ad Indianapolis, ancora una volta arrivati lì solo per lui, Elvis Presley, l’affascinante e carismatico The King of Music. Il Colonnello Tom Parker, manager e impresario del re del Rock’n Roll ha insistito per stipulare quell’ennesima data. L’ha fatto nonostante veda con i suoi occhi che le condizioni del suo assistito sono arrivate al limite. Tuttavia i problemi di salute di Elvis non sono riusciti a intaccarne la popolarità e, non volendo lasciarsi sfuggire l’occasione, il Re e Tom Parker hanno in programma un nuovo tour per soddisfare i fans. E’ fatto così il Colonnello, o bianco o nero, o tutto o niente ed Elvis lo ascolta ancora una volta, sapendo di dovergli molto, ma consapevole che quello che Parker gli ha tolto negli anni è molto di più di ciò che gli ha donato.

ultima canzone di Elvis

Nonostante il cambiamento fisico pare impensabile che quella sarà l’ultima apparizione pubblica. Dietro alle quinte Elvis è tranquillo rispondendo con una pacca sulla spalla a chi gli chiede se vuol annullare il concerto. Nonostante tutti gli sbagli, le cadute, i crolli la sua popolarità non smette di crescere ed è così che gli chiedono di esibirsi ancora una volta dal vivo. Un addio in grande stile si dice nell’ambiente della musica, ed Elvis è pronto a dare l’ultimo regalo al suo pubblico. Durante lo show ripercorre più volte le tappe importanti della sua vita, le canzoni che hanno segnato il percorso fatto, melodie indimenticabili ed eterne proprio come lui.

Elvis però è in fin di vita, ormai fa fatica a respirare e suda copiosamente anche seduto al pianoforte. Dopo decenni di abuso di droghe, il suo corpo è ormai debole. L’intestino e il cuore si sono dilatati, ha la pressione alta e dolorosi problemi di digestione. Quella sera però, il mondo intero sta per ricevere una sorpresa, proprio in quello stadio di Indianapolis gremito di ammiratori fedeli. Come se potesse sentire l’arrivo della fine, Elvis sta per cantare una delle più belle canzoni mai scritte, una sua personale, straziante e meravigliosa interpretazione dell’amata Unchained Melody.

ultima canzone di Elvis

Il chitarrista Charlie Hodge regge il filo mentre il re della musica parla al microfono con una voce affaticata e rotta dall’affanno. Poi gli mette una sciarpa intorno al collo, un gesto prezioso come a volerlo proteggere. Gli sta vicino Charlie, se ne prende cura e lo si vede dai piccoli gesti che fa, dall’apprensione dipinta sul suo volto. Elvis scherza con lui, poche battute fatte di risatine fino a che i musicisti si avvicinano: sta per avere inizio la magia. Seduto a quel pianoforte Elvis è di nuovo il Re e da sfoggio supremo di tutto il suo talento musicale dando inizio ad una interpretazione da brividi. Mentre Charlie gli regge il microfono, Elvis canta come se quella dovesse essere la sua ultima volta.

Elvis è consapevole che sta per morire, anche se non sa quanto poco tempo gli rimane da vivere, vuole che questa esibizione sia la degna conclusione di una leggendaria carriera. Il brano non è un suo pezzo originale, ma la performance di questa canzone è vista come un regalo ai posteri e passerà alla storia come una delle più leggendarie di sempre. La sua voce è intatta, sublime, profonda, sensuale e le sue mani si muovono agili sulla tastiera, mentre il respiro manca. Un silenzio assoluto ed assordante cala tra le 18.000 persone che ascoltano, guardano, amano ed entrano nella melodia. Il pubblico rimane incantato e stordito di fronte alla forza e all’impegno con cui questo incredibile uomo esegue la sua ultima canzone.

ultima canzone di Elvis

In una pausa lunga quanto un battito d’ali, Elvis guarda Charlie come a cercare conferme, poi si volta sulla tastiera e a testa bassa sorride continuando a cantare inarrestabile, con sempre più passione. Poi l’ultima nota e il cantante si alza svelto per andare dal suo pubblico. In quei pochi secondi, come avvolti da un potente incantesimo, appare agli occhi di ogni spettatore il ragazzone con le basette folte e scure, sorridente e spensierato che cantava 20 anni prima That’s All Right Mama. Fiero, sicuro, meraviglioso, la sua voce risuona per l’ultima volta come quella di un dio. Poi il pubblico scatta in piedi, tuona un fragore di applausi che rimbomba e squarcia l’aria mentre quel sorriso, mio Dio quel sorriso, pare brillare di luce propria illuminando lo stadio.

La forza di un sorriso

Se mi fosse concesso salire su una macchina del tempo e andare da qualche parte, io è lì che andrei, a quel concerto ad Indianapolis, in quel preciso momento. Elvis Presley è stato una superstar, di quelle che nascono ogni 50 anni, un artista indiscutibile, reale, originale, schietto proprio come ogni ragazzo della sua epoca. Un performer, un attore e soprattutto un musicista di talento, che sapeva sedurre senza guardarti, che ballava come nessuno aveva ancora mai fatto. Le canzoni di Elvis sono amate da tutti a prescindere dai gusti, mentre la sua musica ha segnato generazioni e lo fa ancora. E’ scomparso il 16 agosto 1977, a 6 settimane soltanto da quel concerto, lasciando in lutto gli amanti della musica di tutto il mondo.

Riguardando quello spezzone video del concerto di Indianapolis dove Elvis canta Unchained Melody, sono sicura che chiunque non possa fare a meno di commuoversi. Il concerto è stato messo in onda solo dopo mesi dalla sua morte, è diventato così un tributo al Re, un documento che rivela la grandezza di un artista e contemporaneamente, la debolezza dell’essere umano. Forza e fragilità, potenza e nullità di fronte alla malattia. Io non voglio ricordare Elvis Presley giovane e spensierato, con la testa inclinata che mostra a tre quarti quel meraviglioso sorriso beffardo. L’Elvis che piace a me è esattamente quello seduto al pianoforte che canta Unchained Melody come se fosse la sua ultima canzone.

ultima canzone di Elvis

Adoro la potenza della sua voce, la professionalità che metteva in ogni cosa che faceva, sono infatuata dall’artista supremo e dalla forza del genio. Ma ciò che mi piace ancora di più è l’uomo che c’è dietro alla facciata, la tenacia nel non mollare mai, la voglia di non deludere il pubblico e amo la fragilità dei suoi ultimi giorni. Molti lavorano per lo spettacolo, ma in pochi sono veri professionisti come lo è stato lui e sanno vivere per questo mestiere. A mio parere i punti deboli che Elvis ha sempre avuto sono anche carte vincenti: la timidezza che risalta quando sorrideva nascondendo gli occhi all’obbiettivo, la voglia di vivere “come gli altri” cercando una casa dove potersi sentire sereno.

Domina in lui la storica contrapposizione tra fragilità e forza. La solidità che anche con il suo aspetto fisico ha sempre dimostrato si mescola con le debolezze umane di individuo comune, rendendo il personaggio un essere umano. Chissà quando la fragilità ha preso il sopravvento, quando Elvis Aaron ha deciso di mollare. Non lo sapremo mai, ma ciò che è certo è che la versione di Unchained Melody cantata da Elvis è diventata una delle più famose nella storia della musica vendendo milioni di copie. Quell’esibizione, dopo tanti anni mette ancora i brividi perchè, lo straordinario cantante, riesce a interpretare questo pezzo senza tempo in un modo mai sentito.

Un classico del rock’n roll che continua a dimostrare, anche ora a distanza di quasi 50 anni, l’enorme talento di Elvis Presley, un uomo che ha dedicato una vita alla musica.

Articolo di Lara Uguccioni

ultima canzone di Elvis

Nota dell’autore: non so se Elvis pensasse alla sua vita passata in quegli attimi prima di salire sul palco, o se realmente sapesse di morire in quell’estate del 1977. Questa è una mia interpretazione, personale e di fantasia, anche se credo non si discosti così tanto dalla realtà.

Immagini:
Ph.1 dal sito www.grazielvis.it

Ph.2 dal sito elvisdaily.com
Ph.3 dal sito bestclassicbands.com
Tutte le altre fotografie si trovano liberamente su Pinterest, alcune tratte da Elvis in Concert, uno speciale televisivo prodotto nel 1977 dalla CBS sul cantante statunitense Elvis Presley andato in onda postumo dopo la morte dell’artista.

16 Comments

  • Annalisa Spinosa

    Non amo molto la musica di Elvis ne il suo stile, negli anni non sono mai riuscita ad appassionermi e dunque, non conosco le sue canzoni. Forse sarò l’unica al mondo. Devo dire però che la sua storia è davvero molto commovente e che la figura della madre è particolare. Mi ha meozionato molto leggere delle loro vicissitudini. C’ è sempre da imparare in racconti come questo.

    • lara_uguccioni

      Questo è solo un piccolo spaccato di vita di un artista che personalmente adoro. Mi piace conoscere l’uomo o la donna che si cela dietro l’arte che possiede, si capiscono più cose e rende tutto più umano.

  • Libera

    Complimenti Lara per queste parole che sanno arrivare dritte al cuore per un ultimo canto di una leggenda, stella assoluta della musica

  • La Kry

    Mentre leggevo questo articolo, sebbene sia romantico e commovente, io non riuscivo a smettere di ridacchiare come una scema perchè continuava a tornarmi in mente l’Elvis Presley vampiro della saga di “True Blood” di Charlaine Harris, un personaggio a mio parere semplicemente geniale ma che mantiene molte delle stranezze e dei comportamenti riservati del vero Elvis… e così mi sono persa la parte commovente come al solito!😂

  • ANTONELLA

    Mi sono commossa sia leggendo il tuo bellissimo articolo che ascoltando quel pezzo cantato quando ormai Elvis non era che il ricordo del giovane bello e sorridente che faceva impazzire le ragazze. Molto toccante la storia della mamma, non la conoscevo per nulla

    • lara_uguccioni

      Grazie Antonella, ho una predilezione speciale per Elvis, ho scritto questo articolo con tutto il mio amore.

  • Claudia

    Non sono una gran fan di Elvis, ma sicuramente leggere la storia di questa sua ultima performance mi ha colpito molto. Quanta forza deve aver trovato per esibirsi quell’ultima volta!

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