California,  Los Angeles,  Si fa per parlare

Hallo, I love You. Una lunga estate californiana

Quando il sole cala a Venice Beach, tutti sono lì a guardarlo. E’ un po’ come se il mondo si fermasse sempre ad una certa ora, ognuno sospende ciò che sta facendo e ci si ritrova tutti sulla spiaggia a guardare l’immensa palla di fuoco che scende nell’acqua cheta dell’oceano. Questo accade ogni giorno da quando Venice è stata costruita ed accadde anche quella sera, nell’estate del 1965, quando un ragazzo dal viso pieno e molto saccente decide di andarci a vivere dopo aver lasciato il corso di cinematografia all’UCLA, l’università di cinema di Los Angeles.

Jim ha 21 anni, brillante e istrionico studente ha una mente fertile che lo porta a leggere sin dalla prima adolescenza i grandi trattati di filosofia. Infatti, per il suo diploma, invece di farsi regalare un’auto come tutti i suoi coetanei, chiede al padre di comprargli l’intera bibliografia di Nietzsche il cui pensiero sarà poi alla base di tutte le sue opere, canzoni, poesie oltre che della vita stessa. Con i capelli lunghi, una t-shirt e dei jeans stretti color nocciola, si confonde con i tanti ragazzi che girovagano tra le strade affollate e polverose di Venice Beach. Una sigaretta in mano e un sorriso beffardo guida tranquillo una bicicletta da uomo, attento a tutto quello che gli capita intorno, senza meta, ma con la consapevolezza che la strada presto lo porterà lontano.

Hallo I love You Jim Morrison

Break on through to the other side

Irrompi dall’altra parte

Hallo I love You Jim Morrison

Jim abita in una mansarda nel quartiere residenziale di Venice. Senza luce illumina la sera con una candela, mangia di rado e dorme ancora meno. Legge molto e scrive, poesie per lo più, spesso sotto l’effetto dell’LSD una droga molto in voga tra la comunità di quella spiaggia. Dicono faccia aprire la mente, come lui le chiama The doors of perception, le porte della percezione detta alla maniera di Aldous Huxley, uno dei suoi scrittori e filosofi preferiti. Alla ricerca del proprio io, della parte interiore più recondita e profonda, Jim incomincia a creare tantissimo materiale in pochissimo tempo.

Scrive testi di canzoni, non conosce le note e tantomeno le sa leggere, ma sentendo la musica dentro di se immagina un palco, il pubblico e la sua voce cantare in un fantastico concerto rock. “Credo che la prima cosa che mi veniva in mente fosse la musica, poi inventavo le parole che dovevano adattarsi alla melodia, una specie di suono. Potevo sentirlo, ma dal momento che non avevo modo di scriverla sotto forma di note, l’unico modo per ricordarla era cercare di trovare le parole che dovevo metterci.”

Let me sleep all night in your soul kitchen

Lasciami dormire tutta la notte nella tua cucina dell’anima

Hallo I love You Jim Morrison

Poi esce all’aperto, ma non cerca ispirazione, quella c’è l’ha dentro di se. Siamo negli anni ’60 e Venice è un punto di riferimento non solo per molti musicisti e produttori. La Venice Boardwalk la strada che costeggia la spiaggia, è tutto un alternarsi di bordelli a cielo aperto, negozietti di cianfrusaglie, ristorantini scalcinati e mercatini di fricchettoni tra fiori, colori e droghe psichedeliche. Man mano che si pedala verso nord, però, l’odore di marijuana scompare, la musica si affievolisce per lasciare il posto a un clima caldo e avvolgente, come la melodia che ha in testa ed è sempre più liberatorio pedalare sotto il sole, sentendo l’aria fresca dell’oceano sulla pelle e il vento tra i capelli.

Jim pranza spesso in un ristorantino di cibo soul a Santa Monica, l’Olivia’s i cui clienti sono principalmente studenti dell’UCLA. Adora questo posto, qui può mangiare una bistecca per 1 dollaro e 25 cents e può stare seduto a scrivere per ore, senza che nessuno gli venga a dire che deve lasciare il tavolo libero. Dice che gli ricorda un po’ la sua casa, quella dov’è cresciuto, dove viveva nella sua infanzia, forse per gli odori e i sapori gustosi di una cucina fatta con il cuore. Un giorno scrive una canzone ispirata all’ Olivia’s,  si intitola Soul Kitchen che dice:


Bene, l’orologio dice che è ora di chiudere
Credo che sarebbe meglio andare ora
Mi piacerebbe davvero stare qui tutta la notte
Le auto lentamente passano tutte piene di occhi
I lampioni condividono il loro vuoto bagliore…
Lasciami dormire tutta la notte
nella tua cucina dell’anima”.

Let’s swim to the moon

Nuotiamo verso la luna

Hallo I love You Jim Morrison

Le notti a Venice sono calde e umide, difficile dormire nella mansarda dove abita. Così Jim scende in strada dove la notte estiva assonnata ma sempre vigile, ha il suo inconfondibile sapore anticonformista e bohémien, dolce-amaro come quello delle droghe che vi si trovano facilmente. Questo è un quartiere che ha cambiato pelle più volte, fatto di cadute e risalite, nato a inizio 1900 da un’idea folle come colui che lo progettò con l’intento di realizzare un’utopia: creare una Venezia americana. L’aura della visione onirica del suo creatore non se n’è mai andata, aleggia ancora tra i canali asciutti e trascurati, nelle vecchie baracche sui fiumi artificiali, tra le vie strette e sporche che fanno di Venice uno dei luoghi più affascinanti e sensuali dell’America degli anni ’60.

Questi sono anni di cambiamento, il sindaco di Los Angeles sta cercando di rendere Slum by the Sea, la baraccopoli sul mare, un luogo accogliente. Vuole ripulirla dalla criminalità e dal degrado per dare vita ad una nuova attrattiva per turisti. Ma il 1965 non è ancora l’anno della rinascita, la cittadella accoglie la gioventù bruciata della ribellione e dell’anticonformismo. Quella stessa gioventù fatta di poeti che qui hanno vissuto solo 10 anni prima: Kerouac, Barroughs, Ginsberg insomma gli immortali della Beat Generation. Tra le vie e sui marciapiedi le loro anime si sentono ancora, testimone il fatto che Venice è stata e sarà sempre la culla di generazioni di artisti, di generi musicali e gruppi rock, funky, indie che hanno segnato indelebilmente la scena sonora internazionale.

Park beside the ocean On our moonlight drive

Parcheggiati lungo l’oceano durante il nostro viaggio al chiaro di luna

Hallo I love You Jim Morrison

Ma torniamo alla nostra lunga estate californiana, quando la guerra del Vietnam sta diventando sempre più sanguinosa. Esplode così un movimento giovanile di contro-cultura che sta crescendo e che diventerà poi parte della storia americana. I ragazzi con i fiori tra i capelli e l’amore sotto braccio popolano Venice, anzi ne sono parte fondamentale, come una rete di maglie strette che modellandosi, formano il profilo stesso della Venezia americana della metà degli anni ’60. Vogliono la pace e la libertà; proprio come Jim si sentono stretti dalle imposizioni, dal conformismo di un’America violenta, puritana e razzista. “E’ da questo vastissimo terremoto culturale che nasceranno i Doors” .

E’ un caldo pomeriggio d’agosto quando Jim incontra Ray sulla spiaggia, anche lui studente della UCLA. “Ehi, come stai?” “Bene, pensavo fossi andato a New York.” “No sono rimasto qui e scrivo.”
“E cosa scrivi?” “Canzoni.” “Canzoni?!  Sentiamole”.
Jim si siede sulla sabbia, Ray si inginocchia di fronte a lui. Jim sceglie un verso che poi diventerà parte dell’intramontabile Moonlight Drive. La sua voce è lenta, scandisce le parole in modo accurato:

Let’s swim to the moon
Let’s climb through the tide
Penetrate the evening that the
City sleeps to hide

Avanti nuotiamo alla luna
Scaliamo il flusso del mare
Penetriamo dentro la sera
Che la città dorme per nascondere.

Le prime canzoni/poesie vengono generate nell’oscurità della sua anima, quell’oscurità da cui Jim è sempre stato attratto, ma per Ray sono come un sole d’agosto, il lampo di luce che cercava da tempo. “Sono i testi più maledettamente belli che abbia mai sentito. Facciamo una band rock e facciamo un milione di dollari”.
“Precisamente. E’ quello che ho sempre avuto in mente”.
Ray è affascinato da Jim, hanno in comune un sano intellettualismo e la filosofia nietzschiana, ma per tutte le altre cose sono diversi. Rimangono però attratti l’uno dall’altro e quando si incontrano sulla spiaggia di Venice Beach, Ray chiede a Jim di andare ad abitare con lui per lavorare sulle canzoni. Jim accetta ed è così che vennero al mondo i The Doors.

This is the end, my only friend, the end

Questa è la fine, mia unica amica, la fine

La vita di Jim Morrison non è stata facile e neanche lunga. La depressione trova una breccia viva nel suo animo inquieto, quello di chi ha una fervida e viva immaginazione e un’intelligenza fuori dal comune. In lui è come se si scontrassero due forze, male e bene, verità e finzione, amore e odio, luce e oscurità tanto da confondere la sua anima già provata e stanca nonostante la giovane età. Jim è un poeta, inquieto e tenebroso, molto affascinante agli occhi dei giovani di tutte le generazioni, ma se lo si guarda meglio è solo un ragazzo che sembra essersi smarrito. Il suo genio e la sua creatività non lo aiutano affatto a ritrovarsi, anzi, lo chiudono ancora di più in un mondo intimo ed egocentrico.

E’ stato chiamato con molti nomi: Re Lucertola, l’ultimo dei poeti maledetti, il nuovo E.A. Poe, ma chi era davvero Jim Morrison? Giornalisti, registi, scrittori e fans l’hanno spesso dipinto come un uomo dalle mille facce, filtrando ogni volta la sua vera figura con il personaggio che interpretava. Ognuno ha dato voce con una visione soggettiva del “personaggio Morrison” condizionata da mode, tendenze, dicerie e supposizioni. Gli hanno cucito addosso una maschera dalla pelle dura e falsa, artefatta e maneggiata innumerevoli volte che contribuì però a crearne un mito.

Hallo I love You

Quello che c’è di vero è che la sua esistenza artistica è stata un lampo che ha squarciato l’America degli anni ’60, dove si stavano susseguendo profondi mutamenti sociali e politici. Dai movimenti studenteschi e di piazza per i diritti civili interrazziali, all’affermazione del femminismo e delle droghe come fenomeno sociale, passando per eventi traumatici quali la guerra del Vietnam e gli omicidi politici dei Kennedy e di Martin Luther King.

I giovani della sua epoca avevano bisogno di modelli, di eroi a cui ispirarsi, ecco perchè lo innalzarono a Dio, i suoi concerti a cerimonie sacre, i suoi testi visti come evasione da una realtà spaventosa. Questo alone leggendario non l’ha mai abbandonato e invece di vedere l’uomo con le sue debolezze e i suoi limiti, si è parlato di Jim Morrison come un Dioniso del Rock. Quell’estate californiana, a mio parere, fu sicuramente la più bella, limpida, serena e autentica che Jim abbia mai vissuto. Quella dove i sogni alcoolici, fatti tra una soffitta sporca ed una spiaggia affollata sono diventati realtà. Un’estate piena di attese, trepidazione e poi appagamento e risate che nel corso del resto della vita di rado si vedranno ancora sul suo viso pensieroso e malinconico.

Grazie Jim a nome di tutti i tuoi veri fans. Grazie di averci regalato il tuo straordinario talento e la tua poesia, unica cosa certa e meravigliosa nell’inquietudine della tua breve esistenza.

Articolo di Lara Uguccioni


Fonti e citazioni:
When you’re strange – 2010 – Regia di Tom Di Cillo
Nessuno uscirà vivo di qui. La sconvolgente biografia di Jim Morrison

di J. Hopkins e D. Sugerman Ed. Italiana Gammalibri Milano 1981
Tutte le immagini sono di repertorio pubblico disponibili su web

Hallo I love You Jim Morrison

4 Comments

  • Vittorio

    Leggendo questo spaccato di vita mi sono ritrovato lì, su quelle spiagge assolate. Anch’io faccio parte di un mondo musicale e iDoors hanno segnato anche la mia adolescenza, tra bar, sgommate in motorino e sigarette fumate di nascosto. Poi la prima chitarra e la band che mi ha salvato dai brutti giri. Bei ricordi, teneri come l’età dei 14 anni. Articolo meraviglioso …. brava.

    • lara_uguccioni

      Hai descritto perfettamente Vittorio anche la mia adolescenza alla fine dei mitici anni 80. L’Italia era proprio così, ci si ritrovava al baretto o alla sala giochi, le risate, i sogni ad occhi aperti, la sensazione che potevamo fare tutto e c’era tutto il tempo di farlo. E i Doors era la nostra colonna sonora, come si può non amare tutto questo.

  • uccio1954

    Grazie infinite Lara per questo articolo veramente superlativo in cui ho ritrovato il piacere di ripercorrere uno dei miei “tragitti” musicali; quello di Jim Morrison e dei The Doors che ne hanno segnato i miei gusti e sono tuttora in cima alla mia musica preferita di sempre.
    Bravissima come sempre.

    • lara_uguccioni

      Anche per me Mario è la stessa cosa. Tutte le volte che li ascolto, che ritrovo la loro musica, la loro storia, le parole di Jim Morrison mi catapulto immancabilmente all’indietro nel tempo. Mi affiorano alla mente ricordi ed emozioni miste ad una dolce nostalgia in cui è bello perdersi. Una musica meravigliosa che ha segnato anche i miei gusti, fin dai primi anni dell’adolescenza.

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