New England,  Si fa per parlare

New England. Sulle tracce di Edward Hopper

Luoghi magici, meravigliosi, affascinanti, ricchi di natura e di storia, dove il tempo sembra essersi fermato un attimo prima per darti la possibilità di scattare un’ennesima fotografia: questo è il New England. Mentre il cielo si annuvola, le luci e le ombre sembrano giocare a nascondino con i colori che un momento prima erano tenui e rassicuranti, fintanto che nell’attimo successivo, si accendono di una cupa brillantezza, questo è ancora il New England. E’ un luogo dove non ci sono sottili sfumature di colore, ne languide pennellate regolari. I paesaggi dell’ attraente regione a nord est degli Stati Uniti, sono come composizioni geometriche chiare e ben definite, che paiono nascere direttamente dalla luce, simile ad una madre portatrice di vita.

E’ in queste atmosfere puramente contemplative del New England, che rivedo con i miei occhi la pittura del maestro Edward Hopper, uno dei maggiori esponenti del realismo americano. Come lui nessuno mai nell’arte contemporanea ha descritto perfettamente il rapporto tra natura e uomo. Pittore della solitudine, o per come la vedo io, dell’attesa dovuta all’aria di sospensione che aleggia in ogni sua opera, è attento in modo quasi maniacale ai particolari, che inquadra alla perfezione come in una fotografia.

New England Sulle tracce di Edward Hopper

Pioniere nella mia mente, Hopper rappresenta colui che mi ha fatto scoprire l’America. Studiando la sua arte, quel mondo che da ragazza credevo fatto solo di parole e celluloide, è diventato gradualmente reale, catturandomi l’anima e regalandomi creatività. Devo a lui il mio amore per gli Stati Uniti, per i paesaggi sconfinati, per le inquadrature inquiete, per l’architettura e per quelle spiagge desolate, malinconiche, silenziose che, viste dal vivo, paiono realmente proiettare all’esterno la solitudine interiore dell’uomo. E’ nei suoi quadri che mi perdo oggi come allora, ritrovando l’essenza della vera America. Per questo accosterò delle sue opere con alcune mie fotografie, scattate proprio nei luoghi da lui amati.

E’ stata un’emozione incredibile per me essere dove era l’artista, vedere ciò che Hopper vedeva, calpestare quella terra che ora so essere veramente uno dei luoghi più belli del mondo. Lungi da me paragonare le foto alle opere, voglio solo far notare come la luce del New England sia realmente su quelle tele, ripresa come in uno spot fotografico. Le pennellate di Edward Hopper sono incredibilmente realistiche, la luce e le ombre che scaturiscono dalla sua mano sembrano fermare l’attimo. Io ho visto quella luce, la stessa dei quadri immortali dell’artista e voglio farvi capire cosa si prova, nel modo in cui riesco ad esprimere le emozioni: attraverso una fotografia.

New England Sulle tracce di Edward Hopper

L’introspezione di Hopper

Edward Hopper è un artista autenticamente americano figlio di un’epoca contraddistinta da un veloce divenire. New York è stata la sua casa, Cape Cod il suo rifugio. Di formazione realista, imparentata al Cubismo per le forme geometriche delle composizioni, la sua pittura è stata addirittura accostata al Surrealismo. Ma la verità è che il lavoro di Hopper non è classificabile in una precisa corrente artistica, non è definibile con una sola parola. Edward Hopper basò tutto il suo lavoro su di una dichiarazione di Goethe che dice: ” … il fine primario di tutte le attività letterarie è la riproduzione del mondo che mi circonda, utilizzando il mondo che è in me, impossessandomi di tutte le cose ricostruendole sotto una forma personale ed originale“. Hopper utilizzò questo concetto come principio fondamentale di tutta la sua pittura, fin all’ultimo quadro.

Hopper dipinge l’esteriore nel tentativo di vedere dentro se stesso. Questo artista ha fatto della solitudine e dell’introspezione i temi importanti dei suoi dipinti, che come fili si intrecciano formando la texture, quindi la consistenza dell’esperienza americana. Proprio per questo, i suoi quadri sono stati ampiamente celebrati ed apprezzati nell’epoca stessa in cui vennero creati.

La luce del New England

Nel 1924 Edward Hopper trascorse l’estate a Gloucester, cittadina di pescatori sulla Baia del Massachusetts, divenuta all’epoca colonia di artisti. Al tempo Edward era un uomo qualunque, ancora alla ricerca della sua strada. Per sbarcare il lunario faceva l’illustratore, lavoro che non gli piacque mai abbastanza. Per ritrovare se stesso e la sua creatività venne qui, sulle spiagge del New England. Si noti che i suoi dipinti che ritraggono la metropoli di New York sono misteriosi e solitari, ma quelli realizzati nel New England sono luminosi e solari, come se lasciando la cupa città, Hopper trovasse, tra le rive e le campagne di questa terra, la serenità interiore.

Appassionato di architettura, in un’intervista disse: “Quando dipingo aspiro solo a cogliere i raggi di sole che disegnano un’architettura”. Dipinse la luce così intensamente che guardando i suoi quadri, ancora oggi, non si riesce a notare nient’altro. Ogni figura nella composizione prende forma grazie alla luce stessa, le sue opere sono abbaglianti, proprio come quei geometrici raggi di sole tracciati sulla tela.

New England Sulle tracce di Edward Hopper

Da quell’estate, descritta come allegra e deliziosa, ne scaturisce un lavoro basato su opere raffiguranti case ed edifici tipici di Gloucester, il piccolo gioiello nel cuore del New England. Questa sua prima importante produzione portata a New York, consacrò Hopper immediatamente e definitivamente all’arte contemporanea, con un successo totale ed inaspettato. Nelle case dipinte da Hopper, la luce raffigurata è quella dei diversi momenti della giornata, tutti impressi su di un’unica tela. E’ così che l’artista decide di creare una narrativa personale, che non esiste se non nei suoi dipinti.

Quando si studia un artista solo sui libri, è difficile comprenderne le intenzioni, ma quando si viaggia, andando nei luoghi da lui raffigurati, quel mondo interiore compare all’istante, prendendo vita negli occhi di chi guarda. Come si può vedere dalle mie fotografie accostate ai suoi dipinti, le ambientazioni sono le medesime, ma la luce è differente, perchè nelle mie fotografie è naturale, nei suoi quadri è personale.

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Le estati a Cape Cod

Cape Cod MorningMattina a Cape Cod

Nel 1930, con la moglie Josephine, Hopper fece costruire una grande casa a Cape Cod, Massachusetts, la sottile penisola affacciata sull’Atlantico. Qui per 40 anni, l’artista ha trascorso le sue estati. Fece costruire nell’attico, uno studio con un’enorme finestra affacciata a nord dove poter lavorare in tutta tranquillità. Se lo stile del suo lavoro newyorkese è puramente cinematografico con un’ossessione spinta agli interni cittadini dove dalle finestre è possibile vedere attimi di vita quotidiana, quello scaturito dal suo soggiorno a Cape Cod è completamente diverso.

I quadri dipinti fino a quel momento, quelli nati nel suo atelier su Washington Square, raffigurano la solitudine che Hopper descrisse come la propria. Con la moglie anch’essa pittrice, la sintonia non era tanta e i due, pur passando la loro vita sempre assieme, furono estremamente lontani. Questa lontananza la si percepisce nei suoi lavori, malgrado fosse un artista ironico, sensibile e assolutamente affascinante.

Cape Cod evening – Sera a Cape Cod

New England Sulle tracce di Edward Hopper

A Cape Cod il tormento lascia spazio al tempo, le linee inquiete dell’architettura cittadina vengono sostituite dalla morbidezza della luce proiettata sul fitto della natura. Ognuno vede nel lavoro di Hopper differenti significati, infatti, è facile percepire nelle sue opere una calma apparente, un’attesa alle volte disperata, altre volte inevitabile. Ma è altrettanto facile, quando si guardano quei magnifici fari o un cane con lo sguardo rivolto altrove, parlare di una pittura puramente contemplativa. E’ in questi lavori che si trova il silenzio, la quiete, l’isolamento di un paesaggio mentale proiettato all’esterno.

Esistono più di 100 opere che raffigurano Cape Cod nelle quali è normale perdersi nell’atmosfera di questo particolare luogo di mare. Credo che Hopper amasse particolarmente il New England e che si fece influenzare positivamente da esso. Ovvio che nelle sue tele c’è molto di quell’animo inquieto, che si accosta perfettamente al paesaggio solitario, ora luminoso ora cupo di queste terre. Nei paesaggi di Cape Cod, nelle vele spiegate al vento, nelle campagne dalle colline a ridosso sul mare le ombre lunghe del primo mattino si fondono con quelle della sera.

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L’attesa di un evento

In Second Story Sunlight del 1960, sul balcone di una casa bianca due donne di età diverse godono dei raggi del sole. La donna più anziana legge un giornale mentre la più giovane si siede sulla ringhiera. Centrale diviene qui l’uso della luce: la facciata della casa è illuminata completamente dai raggi diretti del sole, mentre le figure umane ne godono il beneficio.

Sotto i raggi intensi, i colori sono molto più brillanti rispetto alle zone d’ombra, in particolare del bosco intorno, creando così un gioco forte, come un caleidoscopico chiaroscuro. Come in molti suoi quadri, anche in questo qualcuno guarda oltre, verso un orizzonte lontano, al di là di un punto che esce fuori dalla cornice.

Questa è l’ennesima bravura dell’artista, che sa dipingere il silenzio in modo magistrale. Qui lo sguardo è rivolto sulla linea di confine, comune denominatore di tutta una serie di quadri di Hopper. Tra interno ed esterno, sulla soglia di una porta, su di un balcone, un portico è sempre una linea limite che si pone tra un edificio, l’essere umano e la natura. Sta per accadere qualcosa? Oppure è già accaduta? E’ monotonia, o è semplicemente nostalgia per quel mondo oltre la cornice? La sensazione di attesa è quasi palpabile, coinvolge lo spettatore che si lascia portare in quell’atmosfera fuori dal tempo.

La bellezza della pittura di Hopper sta spesso nell’attesa di quell’evento, mostrando la calma che precede la tempesta. L’artista riesce a raffigurare il tempo dilatato, allungato, assordante come le linee nette dipinte dalla luce. Questo sguardo contemplativo è irresistibile, il suo realismo surreale è magnetico e tiene i sognatori come me con gli occhi fissi sulla scena. E dire che le sue opere non raccontano mai una storia, il pittore non è un narratore e nemmeno un illustratore. Le scene che ritrae semmai inseguono le storie, quelle “racchiuse al loro interno in attesa di essere raccontate”. La forza espressiva è nell’attesa, nella possibilità che accada qualcosa.

Tracce

Il lavoro di Edward Hopper ha ispirato fotografi come Gregory Crewdson, registi come Wim Wenders, Hitchcock e David Lynch. Ha guidato la penna di scrittori come Stephen King che nell’antologia intitolata Ombre, i 13 brevi racconti pubblicati sono ispirati in una maniera del tutto anticonvenzionale, ad Hopper.

Negli Stati Uniti Edward Hopper è tuttora un artista molto amato e in larga misura, ha modellato la cultura popolare americana del XX secolo. La creatività di questo immenso maestro ha saputo immortalare tutta la drammatica ordinarietà di noi esseri umani, le debolezze, la nostra solitudine. Come accadde ieri ed ancora oggi succede, anche i posteri vedranno nelle opere di Hopper una straordinaria attualità nell’ordinaria quotidianità della vita. L’influenza di Hopper è in qualche modo anche nei miei scatti, che riguardandoli, noto subire la magnifica potenza della sua arte. In ogni scorcio, angolo retto, tratto di mare e geometrica ringhiera americana ho trovato il suo realismo, estremamente confortante e immutato nel tempo.

E dire che non sono andata in New England con l’intento di scrivere questo articolo, ma una volta tornata a casa, sfogliando le fotografie, tutto ha preso forma. Era innegabile quello che stavo vedendo nelle immagini: un mondo che fino a quel momento avevo studiato sui libri, una terra che conoscevo solo tramite i film e le mie letture. E quella luce, le scogliere a picco sul mare, i fari bianchi che si stagliano luminosi davanti ad un sole mattutino. Hopper era lì in quegli scatti, su quelle rocce, tra le assi di legno di una vecchia casa. E’ stato come un incantesimo poterlo riscoprire nelle mie immagini, un onore aver solo per un attimo ricordato con una mia fotografia, un pizzico del talento di un così grande artista americano.

Articolo di Lara Uguccioni


Fonti e citazioni:
www.washingtonpost.com

wikiart.com

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Silvia The Food Traveler

Un articolo che mi ha affascinata tantissimo, perché conosco Hopper, ma in maniera molto superficiale. In linea di massima, osservando le immagini dei suoi dipinti del New England, mi colpisce la luce particolare (e ora grazie a te ne noto dei dettagli a cui non avevo fatto caso) e la sensazione di attesa, di qualcosa che sta per succedere. Complimenti anche per le tue fotografie!

ANTONELLA
7 mesi fa

Hai scritto un articolo bellissimo che mi ha fatto conoscere un nuovo Hopper, qullo illuminato dalla luce mutevole di Cape Cod. Non conosco nel dettaglio le sue opere e mi sono sempre incantata davanti agli interni di solitudine che sono un pò la sua cifra. Scopro invece una rara capacità di rendere il paesaggio mutevole del New England in sintonia con la sua anima.

Lorenza
Lorenza
2 anni fa

Ho sempre amato Hopper e i suoi quadri, mi danno tranquillità e l’impressione che tutto sia immobile ma allo stesso tempo, in divenire. Entrerei dentro un suo quadro per fermare il tempo in quell’attimo, sarebbe bellissimo.

Marino M.
Marino M.
2 anni fa

Il New England ha affascinato poeti, scrittori, artisti di ogni sorta. E come dargli torto, è uno dei luoghi più affascinanti ed incantevoli che esistano al mondo. Bello questo viaggio nell’arte, grazie Lara!

Etta
Etta
2 anni fa

Interessante lo sviluppo del periodo in cui Hopper è stato a Cape Cod, si trovano diversi articoli su questo pittore, ma sono molto generici quando invece è importante soffermarsi su un momento in particolare, dato che ognuno dei suoi “periodi” è diverso dall’altro. Molto ben scritto ed esaustivo, grazie Lara e se puoi scrivi anche degli altri suoi momenti, mi piacerebbe leggerli.
Etta

Ugo B.
Ugo B.
2 anni fa

Ho letto con piacere questo pezzo su Hopper. Trovo interessante l’accostamento delle tue fotografie fatte in New England con l’opera dell’artista, in questo modo, per un neofita, si vede bene dove Hopper ha tratto ispirazione, da quale mondo aveva intorno così simile alla sua opera. Credo sia magnifico viaggiare nei posti e vedere con i propri occhi i luoghi che hanno ispirato un artista, è quasi come toccare con mano la sua arte.
Ugo B.

IRENE
IRENE
3 anni fa

Bellissima riflessione sull’arte e sul paesaggio di Cape Code. Io vivo in Massachusetts da molti anni ormai e rivedo nelle tue parole la terra che mi ha accolto e che è diventata ormai la mia casa. Brava ragazza, ci sai fare con le parole!

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