New York,  Si fa per parlare

Lo sapevate che? Misteri e curiosità di New York

Tutti pensano di conoscere New York, la città che non dorme mai, metropoli frenetica di giorno e Gotham City di notte. E’ la city più fotografata, copiata, filmata che esista al mondo e alcuni suoi scorci, palazzi e simboli sono diventati un’icona riconoscibile a livello mondiale. Non tutti però sono a conoscenza dei segreti e delle vecchie storie che rendono New York estremamente affascinante già dall’epoca della sua fondazione. I fatti che troverete qui di seguito sono legati ad un preciso momento storico, ad un determinato luogo o ad alcuni personaggi che hanno camminato sulle strade della Big Apple.

Nel corso dei secoli che la separano dalla sua fondazione, New York ha assorbito le energie di uomini e donne che qui hanno vissuto intensamente la loro epoca. Se cammini per le strade ed entri negli edifici, ti accorgi che tutto ha qualcosa da raccontare. Come disse Mark Jacobson, uno dei giornalisti degli anni ’70 più famosi della Grande Mela “ …dopo tutto pare che la Città Nuda (riferito a NY) abbia 8 milioni di storie da raccontare”. Ovviamente nessuno può conoscerle tutte, ma di alcune ve ne voglio parlare, perchè hanno catturato più di altre, la mia attenzione.

I segreti di Central Park

Quarantadue milioni di persone visitano ogni anno Central Park, vagando tra i vari punti di interesse al suo interno come l’incantevole lago dedicato a Jacqueline Kennedy, le piste di pattinaggio ormai note per le sue mille comparizioni nei tanti film di Natale e lo Sheep Meadow, un parco nel parco che misura circa 20 acri. L’apertura di Central Park risale alla fine del 1800 e da quel momento, molti aneddoti veri o presunti, sono accaduti al suo interno. Sicuramente tutti sanno che il parco dello Sheep Meadow, che letteralmente significa Parco delle Pecore, era veramente popolato di pecore.

Ma non tutti sono a conoscenza che questi ovini furono portati in questo luogo, per bellezza! Esteticamente il verde con il bianco e nero era molto di moda al tempo. Strani questi americani, vero?! A New York tutto è possibile. Sì, perchè a Central Park, dal 1986 si può “adottare una panchina“. Si deve inviare un modulo compilato al Comune di NYC all’apposito ufficio facendo domanda per fare una dedica a qualcuno, a fronte di un importo che mi pare di ricordare, sia ggiri sui 7.500$ circa. E’ un’iniziativa molto romantica, infatti le targhe hanno dediche anche molto toccanti: spesso in memoria di qualcuno che non c’è più, o vere dediche d’amore: “Manhattan: siamo venuti, abbiamo visto, ci siamo innamorati”.

foto panchina di New York a Central Park con dedica
Particolare di una panchina nel parco

Misteri e curiosità di New York

Una delle più appassionate che ho visto è stata una panchina adottata da un gruppo di amiche che in quel preciso posto, si sono ritrovate per tanti anni, in un appuntamento periodico per la lettura di un libro. Inoltre il Central Park è costato più o meno, quanto lo Stato dell’Alaska! L’acquisto degli 843 acri del parco è costato alla legislatura dello Stato di New York circa 7,4 milioni di dollari. Gli Stati Uniti comprarono l’Alaska, che misura più di 600 mila miglia quadrate, dalla Russia nel 1867 per 7,2 milioni. Altra particolarità: le strade dentro al parco sono tutte curve, perchè nel 1850 i percorsi di questi viottoli furono progettati in ​​modo da non poter correre a cavallo e in carrozza. Decisamente troppo pericoloso.

Secondo le statistiche della polizia, nel 1980 nella città di NY, si sono registrate 180.000 azioni criminali. Molti di questi delitti sono stati commessi a Central Park, che a quel tempo non era il meraviglioso e romantico parco verde così caro ai newyorkesi che è oggi. Era, invece, una sorta di giungla incolta in mezzo alla metropoli, piena di predatori pronti a mietere nuove vittime. Passeggiando distrattamente per Central Park, può capitare di perdere l’orientamento. Nessun problema, avvicinatevi al primo lampione che incontrate, troverete sopra una targhetta con delle cifre incise. I primi due numeri indicano la strada (Street) più vicina a voi, mentre le ultime due cifre, se sono pari siete nel settore est, dispari nell’ovest. Facile no?!

Fantasmi al Dakota Building

John Lennon e Yoko davanti al Dakota
Paolo ed io Davanti al Dakota

Sul lato ovest di Manhattan, davanti a Central Park, si affaccia il Dakota Building, palazzo reso celebre per essere stato residenza di John Lennon e Yoko Ono. Costruito alla fine del 1800, ha uno stile molto particolare che ricorda il neogotico con le sue guglie appuntite, nicchie, balaustre e decorazioni in ferro battuto che ne conferiscono un’aria severa e anche un pò spettrale. E’ davanti all’ingresso principale che fu ucciso John Lennon nel 1980 e a detta della vedova Yoko, il fantasma del marito è apparso svariate volte nel loro appartamento, davanti al suo pianoforte a coda. Ma John non è l’unico fantasma visto all’interno dell’edificio. Lo stesso ex Beatle, poco tempo prima di morire, vide aggirarsi uno spettro con le sembianze di donna tra le sale comuni.

Queste sono sicuramente leggende metropolitane, ma sta di fatto che il Dakota Building, da queste parti, è molto famoso già dalla sua costruzione. Alla fine del 1800 tutti i ricchi signori di NY volevano affittare o comprare qui un appartamento. Per ben 45 anni il palazzo ha registrato il sold out, cioè il tutto esaurito. Era impossibile venirci a vivere, gli affitti erano stati stipulati per la durata di almeno 40 anni! Altra particolarità, il Dakota non ha le scale antincendio esterne, tipiche di ogni palazzo americano. Questo è un fatto piuttosto curioso se si pensa che è stato costruito nel 1895, con pavimenti a prova di fuoco e fono resistenti. Decisamente avanguardistico per l’epoca.

Foto d'epoca del Dakota Building

Oltre al fatto che i condomini non possono cambiare porte e finestre nei loro appartamenti e se lo fanno devono depositarli in un particolare magazzino sotto l’immobile, il Dakota Building ha un suo Consiglio d’Amministrazione che si riunisce per decidere chi può o non può soggiornare al suo interno. E’ stato rifiutato l’ingresso a nomi di spicco del cinema e della musica quali Madonna, Cher e Melanie Griffith.

Manhattan non è sempre stata un luogo interessante…

Francobollo Giovanni da Verrazzano con a fianco il ponte che prende il suo nome
Giovanni da Verrazzano con a fianco il ponte che prende il suo nome

Correva l’anno 1524, quando un giovane esploratore italiano chiamato Giovanni da Verrazzano, sbarcò sulle coste di Manhattan accolto da una sbigottita tribù Lenape. L’esploratore era riuscito a convincere l’allora Re di Francia Francesco I, a sovvenzionare le sue escursioni nell’Atlantico e così, in onore di costui, battezzò la piccola porzione di terra esplorata, Terra Francesca. Verrazzano constatò l’ospitalità degli abitanti del luogo, abbigliati in modo singolare, con piume tra i capelli e canoe al posto delle navi. Ricoperta di lunghe spiagge e di foreste, la penisola non suscitò grande interesse e fu così che l’esploratore se ne andò riprendendo il mare verso la Nuova Scozia.

Foto d'epoca della tribù Lenape
Tribù LenapeManhattan significa “isola delle colline” nella lingua Lenape, il popolo nativo di NYC.

Ci volle quasi un secolo per capire che quel luogo poteva diventare un porto strategico e fu così che Manhattan venne colonizzata dagli olandesi, che la fecero divenire la prima rotta per le comunicazioni e traffico merci tra l’Europa e il Nuovo Mondo. Nel 1626 l’area fu simbolicamente acquistata agli stessi abitanti del luogo, che poco sapevano di affari, per un valore pari a 1000 dollari attuali. Per ricordare l’esploratore italiano, la città ha dato il suo nome al ponte di Verrazzano, considerato il cancello per l’accesso ai porti di New York . Mentre il fiume che lambisce le coste di Manhattan, è dedicato ad Henry Hudson, colui che tornò ad esplorare accuratamente la penisola quasi 100 anni dopo Verrazzano.

E’ proprio su questo ponte che passa la famosa Maratona di New York.

La casa più stretta di NYC

Degna di un film di Harry Potter, al civico 75 e 1/2 di Bedford Street, West Village, si trova un minuscolo edificio: la casa più stretta di New York. E’ larga meno di 3 metri ed è così piccola che ha solo metà del numero civico. Si chiama Millay House ed è diventata monumento storico. Negli anni ’50 del secolo scorso, la casa era stata affidata a un consorzio di artisti, così che nomi di spicco dello spettacolo hanno abitato qui, uno tra tutti Cary Grant. Caratterizzata da un timpano a gradini in tipico stile olandese, la casa Millay è piuttosto antica per gli standard di NY. All’interno ha una scala a chiocciola proprio al centro che divide gli ambienti e in ogni piano è posizionato un camino.

Sul retro ha addirittura un accesso al giardino e al terzo piano è stato costruito un bel lucernaio che illumina uno studio/ufficio. Costruita sul passaggio delle carrozze che conduceva sul retro della casa accanto, la Millay House è ora una famosa tappa del percorso turistico nel bohemian Greenwich Village. La sua fama è ben lontana dal suo uso passato come negozio di calzolaio e fabbrica di dolci. La tiny house è arrivata quasi alla demolizione nel 1950, prima che un avvocato intervenisse per salvarla. Il suo valore non è proporzionato alla sua grandezza: è stata venduta nel 2010 a 4,3 milioni di dollari!

La via privata di NYC

La via privata di New York - rendering dal web
La via privata di New York – rendering dal web

A New York i vialetti privati sono praticamente inesistenti. C’è stato un momento storico in cui i terreni carrabili erano diventati fabbricabili, i proprietari hanno quindi pensato bene di costruirci sopra cubature di cemento. Anche se pochi lo sanno, o non ci hanno mai pensato, il viale davanti al Rockfeller Plaza è ancora una strada privata. Percorribile a piedi, è un piacevole tragitto tra i meravigliosi palazzi art decò del Rockfeller Center. Dalla quinta strada il vialetto arriva alla piazza, per intenderci, dove a dicembre allestiscono il gigantesco albero di Natale, a fianco all’ampio atrio sotterraneo con la sua famosa pista di ghiaccio. Sulla zona pedonale si affacciano le vetrine dei negozi e nel centro ci sono delle belle fontane a decorare il percorso.

Questa foto qui sotto l’ho scattata nel periodo di Natale di due anni fa. Alla sera il viale è illuminato e particolarmente suggestivo, il suo contesto è parte di un’epoca storica meravigliosa dal punto di vista architettonico. In ogni periodo dell’anno qui vengono fatte installazioni a tema. Sullo sfondo il grande albero ormai famoso in tutto il mondo e il meraviglioso grattacielo Rockfeller Plaza che, al suo interno, ospita gli studi televisivi della NBC.

Foto vialetto interno Rockfeller Plaza

Misteri e curiosità di New York

La statua di Prometeo e davanti, la pista di ghiaccio.
La statua di Prometeo e davanti, la pista di ghiaccio.

In cima al grattacielo c’è il punto d’osservazione chiamato Top of the Rock, costruito per somigliare al ponte di un transatlantico. E’ un osservatorio ospitato sul grattacielo della GE Building (General Electric), facente parte del Rockfeller Center. A differenza dell’ Empire State Building non è uno dei più famosi punti d’osservazione dello skyline di Manhattan, ma forse non tutti sanno che fu proprio durante la sua costruzione, nel 1932, che il fotografo Charles Clyde Ebbets scattò Lunch atop a Skyscraper, quella che sarebbe diventata una delle fotografie più famose e più riprodotte fra i souvenir della Big Apple.

Paolo ed io l’abbiamo visitato in una splendida serata di dicembre: la vista da lassù è stupefacente e l’ascensore va più veloce di quello dell’Empire!

Chi inventò i taxi gialli

Era il 1907 quando un imprenditore di nome Harry N. Allen, reputò troppo costosa la corsa del taxi da cui era appena sceso. Decise così di fondare una sua società di taxi privati che, l’anno successivo, diventò talmente grande da contare 600 auto. Tutte gialle. Il colore lo scelse perchè, a suo avviso, era facilmente riconoscibile e meglio spiccava da lontano. Fu così che, nella città di New York, il signor Allen mandò definitivamente in pensione le carrozze con i cavalli.

C’è però una seconda storia che risale allo stesso anno, quando il signor Hertz, proprietario della compagnia di taxi di Chicago, chiese ai suoi lavoranti quale fosse il colore più visibile a NY. Ovviamente il giallo, risposero i suoi collaboratori, dato che tutte le carrozze a quel tempo, erano di colore nero. Quale sarà la storia vera? Poco importa dato che ad oggi, dopo più di 100 anni, i taxi di New York sono tutti gialli!

I parchi di NY sono in realtà ex cimiteri

ph web

Se siete nel centro di Manhattan e proseguite sulla Quinta Strada direzione Wall Street, ad un certo punto incontrerete una grande zona verde con al centro un bell’arco di pietra antica. Siete arrivati al Washington Square Park, dove inizia la 5th Avenue, considerato uno dei più conosciuti parchi pubblici di New York. L’Università di NY è a due passi dal parco e lo affitta per le cerimonie di laurea. E’ un luogo vivo e frequentato da studenti, professori, famiglie. Ci sono tavoli con le scacchiere per giocare e tavoli da pic nic, insomma veramente un bel posto. Ma non è sempre stato così. Nel 1800 questo parco era un cimitero. Si dice che ancora, qui sotto, ci siano sepolti più di 20.000 corpi.

Leggenda o realtà, è sicuro che il cimitero fu smantellato per dare lustro alla zona. La fine del 1800 erano anni in cui era importante vendere terreni e case, quindi con un cimitero davanti, gli immobili del quartiere non avrebbero economicamente reso abbastanza. Anche usato come luogo di esecuzioni, la leggenda narra che nell’olmo più antico piantato nel parco, venissero impiccati i prigionieri della vicina prigione di Newgate State Prison. E quando cala la notte, pare siano molte le apparizioni di fantasmi, strani odori e nebbia improvvisa. Il Washington non è l’unico parco adibito a cimitero. Il romantico Bryant Park lo è stato fino al 1920. Battery Park, Union Square ParkMadison Square Park sono solo alcuni dei parchi-cimitero della Big Apple.

L’aereo che si schiantò contro l’Empire State Building

Ph dell’epoca

Era il 28 luglio 1945 quando, per errore, un aereo dell’aeronautica militare degli US, si schiantò tra il settantottesimo e il settantanovesimo piano del grattacielo più famoso del mondo: l’Empire State Building. Nell’incidente morirono il pilota e altre 13 persone. Ovviamente l’accaduto non è paragonabile a ciò che successe l’11 settembre 2001, ma ci sono alcune analogie. Ad esempio, all’epoca, l’Empire era il palazzo più alto di NY e lo è stato fino alla costruzione delle Torri Gemelle. L’Empire è stato simbolo della città e lo è ancora, come lo sono state in epoca moderna, le Twin Towers. Non è stato però un attentato, ma un errore del pilota, che dall’aeroporto La Guardia, era stato invitato ad atterrare a causa di una forte nebbia.

«In questo preciso momento non riusciamo neanche a vedere la cima dell’ Empire State Building», disse il controllore. Non ascoltò il consiglio e alle 9.40 di quel giorno, andò a colpire l’edificio provocando una forte esplosione e un conseguente incendio. Quel giorno le persone pensarono ad un attacco dei giapponesi, che erano rimasti a combattere nel Pacifico anche dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Così si legge sul Post.it: “Dopo tre mesi il danno fu completamente riparato con un costo di circa 1 milione di dollari dell’epoca. Ancora oggi il luogo dell’impatto e l’incidente del 1945 sono ricordati con una pietra mancante sulla facciata.”

Consiglio vivamente il libro di Corrado Augias I segreti di New York. Scritto con la sua inconfondibile penna giornalistica, parla di fatti estremamente interessanti e mai scontati. Augias approfondisce avvenimenti accaduti in un passato non così lontano dando molte notizie e pochi pareri, come un vero giornalista deve sempre fare. Io lo sto rileggendo, tutto d’un fiato!

Articolo di Lara Uguccioni

Fonti e citazioni:
www.smithsonianmag.com
www.idealista.it
www.dailymail.co.uk
www.ilpost.it

12 Comments

  • Pancakes

    E niente, New York è sempre New York, come la giri è piena di sorprese. Bello questo articolo, hai altre curiosità da raccontare!? Adesso mi hai incuriosita…

    • lara_uguccioni

      Ma che bel nick che hai! Ho altre curiosità si, ma aspetto per scriverne un articolo, voglio correlarlo di alcune mie foto che farò a NY a dicembre. Seguimi, ne sarò felice 🙂

  • Robby

    Come sempre descrivi il mondo in uno modo intimo e particolare e fai entrare noi lettori nel testo, dentro alla tua storia. Ti leggo sempre, brava Lara che dai la possibilità a noi che non possiamo viaggiare, di venire con te nelle tue avventure. Grazie splendida ragazza

  • Emma M.

    Bello scoprire tante cose di una città, me le segno perchè quest’estate vorremmo fare un viaggetto a New York!

  • Romy

    La casa più piccola di New York io l’ho vista, è troppo carina, poi la piazza Washington è stupenda, un degno ingresso ad uno dei quartieri più belli della Grande Mela!

  • Eliana

    Non avevo idea che il Central Park è costato come l’Alaska! Ma pensa te!
    Sono stata a New York nnel 2015 ed è stato davvero un viaggio illuminante: ho visto molto ma ci tornerei immediatamente, è una città estremamente affascinante!

  • Sabry B.

    Articolo molto interessante, adoro le curiosità e qui ce ne sono diverse che non sapevo. Se hai altri “misteri” da raccontare fallo, io li leggerò molto volentieri!

    • lara_uguccioni

      Sabry B. cercherò di accontentarti, tu seguimi, vedrai che non ne rimarrai delusa 😉 Grazie di avermi letto!

  • uccio1954

    Che bellissimo esposto di N.Y.C. hai fatto Lara; hai sintetizzato piacevolmente e con molta dovizia di particolari il meglio che c’è da sapere sulla “Grande Mela”. Devo confessare che della maggior parte degli aneddoti che hai raccontato non sapevo nulla e ne sono rimasto piacevolmente colpito anche grazie alla tua scorrevole esposizione dei fatti.
    Amo N.Y. e ogni volta che ho l’ occasione di poterla conoscere meglio anche grazie a queste notizie, sono particolarmente felice.
    Grazie anche per aver citato il libro di Corrado Augias che non mi farò sicuramente mancare .

    • lara_uguccioni

      Grazie Mario, sono felicissima che ti sia piaciuto. Ci sono così tante cose da scrivere su NY che si potrebbe riempire un blog intero! E’ veramente una città unica e non a caso ha ispirato e ispira tutt’ora si grandi cartisti che i piccoli scrivani come me 😉

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