Si fa per parlare

Che faccia hanno le streghe? Viaggio nella stregoneria

“Io sono una strega. Ogni tanto me lo dimentico e vago persa nei giorni infiniti fatti di noia e insofferenza con la sensazione di dover fare qualcosa, ma senza sapere cosa. Il senso di vuoto prende alla testa, alle braccia, alle gambe bloccandomi in un’apatia lunga, come legata ad un incantesimo malvagio. Eppure amo la solitudine e quando me ne accorgo, mi risveglio dal torpore e ricordo chi sono. Sono una strega, attraverso me si compie il miracolo della vita. I poteri degli elementi mi attraversano come un fiume che scorre veloce e la Madre Terra mi tiene dritta e vigile, coraggiosa nell’affrontare la vita. Non ho paura del buio, l’oscurità è una sorella, gli abissi del mare sono miei amici e il cielo con la sua immensità mi è compagno fedele.

La notte è un dolce rifugio, io celebro il mutare delle stagioni seguendo il ciclo infinito e continuo della Madre che mi avvolge in ogni momento in un abbraccio di luce. Onoro ogni cambiamento della terra, credo nella crescita dei fiori, nella rinascita della natura, nel profumo del primo raccolto, nella fine e nell’inizio, nel passaggio e nel ciclo continuo del creato. Vivo con la consapevolezza che ogni giorno muoio per rinascere in quello successivo, ogni mese distruggo per generare la vita.

streghe viaggio nella stregoneria

La mia anima è selvaggia, non ho bisogno di incantesimi per sollevare le forze che la Natura mi ha donato e portarle a mio vantaggio. Basta il mio canto, la mia danza, perchè tutte le luci e i colori prendano forma risplendendo nel buio amico. Il mio abito è il coraggio, il silenzio il mio cappello, Incanto e Magia sono le compagne del mio cammino mentre l’Ardore è il bersaglio della mia freccia. Io sono una strega, non me lo devo dimenticare mai.”


Tanti anni fa ho scritto queste parole mentre partecipavo ad un corso di Wicca, chiamata l’antica religione. Iniziato con scetticismo è invece diventato inaspettatamente un percorso spirituale, dove non ho imparato solo a celebrare la natura e i suoi cicli, ma ho compreso che come anche io sono parte di essi. Quando questa consapevolezza è avvenuta, inevitabilmente mi sono chiesta: “Ma sono anch’io una strega?”. La risposta è stata ovvia: ognuna di noi lo è, meravigliosamente donna e incredibilmente bella, perchè illuminata dal fascino dell’armonia. Diversa, unica, volubile, fuori dagli schemi, è così che deve apparire una donna e se strega vuole dire tutto questo, allora sì è un onore esserlo. Ma se oggi noi streghe abbiamo preso consapevolezza dell’ essere donne, fiere ed intelligenti, c’è stato un tempo in cui venivamo perseguitate per la nostra indipendenza e per quel sesto senso che ci contraddistingue oggi come un tempo.

Chi erano le streghe?

Foto di alcuni costumi antichi di Halloween,1900.


La parola strega è potente, fastidiosa e scomoda. Lo è oggi perchè vista come un insulto personale, quasi rabbioso indica spesso una fisicità non idonea ai canoni della massa. Lo era ancora di più ieri, quando la strega era una figura negativa, in grado con i suoi poteri magici di danneggiare la comunità. La donna additata, accusata e infine torturata ed uccisa, perchè il suo sapere era demoniaco, la sua intelligenza pericolosa. E’ stato così per 500 anni, in cui decine di migliaia di persone finirono al rogo o impiccate dopo essere state sottoposte a falsi processi e torture ignobili con l’unico fine di strappare altri nomi di altre streghe. Un circolo vizioso e corrotto che durò dal 1200 al 1700 prima in tutta Europa e successivamente anche negli odierni Stati Uniti d’America.

Si parla di riti magici già nel Codice di Hammurabi una fra le più antiche raccolte di leggi scritte, risalente al XVIII secolo a.C. e appartenente alla civiltà babilonese. I miti greci e romani dipingono la fattucchiera per metà umana e per metà animale, capace di assumere sembianze differenti a seconda dell’obiettivo della sua missione. Le figure più emblematiche della mitologia sono le empuse o le lamiae, rappresentate da figure femminili con le ali ed artigli. Degna di nota è la Strega di Endor, una negromante menzionata nella Bibbia, oppure le tristemente citate streghe della Tessaglia dell’antica Grecia. Anche in Italia si racconta di maghe, famose quelle delle isole Eolie, maligne ma estremamente sapienti.

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La figura della strega arrivò fino agli albori del Medioevo attraverso i racconti e le novelle. Mai vista in modo negativo, assunse questa connotazione solo a partire dall’anno 1200 quando i teologi fecero una distinzione netta tra maleficae strigae. Si inziò così a guardare queste figure come adoratrici di Satana mentre Papa Gregorio XI redige la bolla Vox in Rama, in cui sottolineò la potenza e l’aggressività della stregoneria. Nel 1250 Stefano di Borbone descrisse il Sabba, e nel 1258 arrivò il primo processo alle streghe che culminò nel 1275 quando venne appiccato il primo rogo.

È nel tardo Medioevo e con i primi periodi del Rinascimento, che la Chiesa Cattolica e alcune confessioni protestanti, individuarono nelle streghe dei personaggi eretici, dediti al culto di Satana, impegnati nel danneggiamento della collettività e per questo un fenomeno da combattere ed estirpare. È così che nacque la caccia alle streghe, una sorta di persecuzione contro le donne accusate di eresia.

Una conoscenza ancestrale

Per lo più la caccia alle streghe riguardò figure solitamente di ceto sociale basso, prostitute, levatrici, guaritrici, vecchie e quindi troppo sagge, giovani perciò provocanti e troppo belle per vivere. Erano donne che conoscevano bene il potere delle erbe, che sapevano curare con esse qualsiasi genere di malattia. Prima persone stimate responsabili della salute di una comunità rurale, poi cacciate e marchiate per la medesima conoscenza e per il loro sapere. Conoscitrici dei segreti della medicina empirica, una sapienza ancestrale popolare trasmessa di madre in figlia, le guaritrici sono tuttora considerate da diversi studiosi le prime mediche e anatomiste della storia occidentale, oltre che le prime farmacologhe per la coltivazione e raccolta di piante medicinali. Tuttavia le istituzioni, temendo la loro influenza, in Spagna le chiamarono “chafarderas” pettegole, prima ancora di chiamarle streghe.

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llustrazione di Deviant Art

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Le conoscenze mediche si tramandavano di generazione in generazione da tempi precedenti all’avvento del cristianesimo. Il popolo considerava questa preparazione come un tipo di magia e lo credevano anche le gerarchie delle chiese cristiane e i governanti degli stati. Pare che queste donne mescolassero le pratiche curative con vecchi riti pagani anteriori al cristianesimo. La patina magica che rivestiva la conoscenza delle piante e la creazione di unguenti medicali sembra derivare proprio da questi antichi riti della religione pagana.

A volte gli inquisitori collegavano l’uso di unguenti alla presunta capacità di volare delle streghe, come si vede in un processo di stregheria del 1620 a Puigcerdà. Il processo descrive una specie di aquelarre (sabba o tregenda) di streghe in cui una donna incita un’altra chiamata Jonga a togliersi i vestiti e mettersi un unguento, e come lo fa questa esce volando attraverso il camino.” si legge in un articolo del Centro di Ricerca delle Donne dell’Università di Barcellona.

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Altra categoria perseguitata furono le levatrici, si credeva infatti che avessero poteri speciali dato che nel Medioevo c’era un idea generalizzata che la nascita avesse qualità magiche. Per questa ragione, chiunque conoscesse i misteri del parto, era presumibilmente praticante di scienze occulte con annessi poteri speciali. Le streghe-guaritrici usavano la Belladonna per fermare le contrazioni in caso di minaccia d’aborto, la Digitale per regolare il ritmo cardiaco, praticavano aborti e consigliavano metodi di contraccezione. Inoltre prescrivevano analgesici, calmanti e medicine digestive, così come altri preparati per diminuire i dolori del parto. La Chiesa era contraria a quest’ultima pratica, a causa del peccato originale per cui le donne dovevano partorire con dolore. L’elite non poteva tollerare tanta sapienza e potenza, concentrata tra l’altro in una figura femminile.

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Molte altre “streghe” erano invece solo donne che avevano o mostravano indipendenza, disposte a opporsi e a difendersi. In Inghilterra addirittura chi sapeva nuotare era considerata strega, perché l’acqua facendola galleggiare, la rifiutava. Gli inquisitori credevano che chi restava fuori dal controllo maschile era una persona pericolosa e poteva turbare l’ordine sociale stabilito. Vedove, povere, nubili, vecchie, straniere, guaritrici, levatrici, prostitute, inquiete, depresse erano tutte potenzialmente delle streghe. Tutto questo non poteva bastare all’Inquisizione che cercava dei segnali diabolici chiari a scovarle, così da inventarsi il marchio del diavolo. I capelli rossi ad esempio, un neo nell’iride dell’occhio o nella parte interna della coscia era sicuramente simbolo del maligno. Ma anche possedere un gatto nero o avere un capezzolo in più era pericoloso, perchè era così che una fattucchiera avrebbe nutrito un demone o addirittura il suo famiglio.

Nel folklore popolare venivano così chiamati i demoni minori, servitori delle streghe che fungevano da guida nel trovare una connessione tra il mondo magico e quello mortale. I famigli potevano essere gatti, gufi, rospi o animali selvatici, alcune volte vegetali, purtroppo nel medioevo tutti sterminati in massa perchè associati al Male.

La caccia alle streghe

Per spiegare il significato della caccia alle streghe bisogna ripercorrere la storia a ritroso nel tempo, perchè non è spiegabile solo come atto per fermare un sapere medico e curativo. Nutrita da una spietata misoginia alimentata dalla Chiesa sotto l’influenza di testi come quelli di Tommaso d’Aquino, la caccia alle streghe fu un vero atto di consapevole e sanguinario genocidio da parte dei potenti a partire dal 14° secolo per poi espandersi in Europa nel 1400. Infatti all’inizio di questo secolo la stregoneria era vista prima come frutto di isteria e immaginazione, poi con il cambiare della società e l’ingresso nell’Età Moderna quindi nel Rinascimento, le cose peggiorarono. Si arrivò ad un arretramento per le donne in tutti gli aspetti della loro vita.

A scrivere trattati in merito furono svariati teologi europei come Nider che redasse il “Formicarius” nel 1437 dove si parlava dell’esistenza delle streghe, del fatto che potevano volare e del maligno santificato nei Sabba. Fino alla fine del secolo però gli atti riconducibili alla stregoneria erano puniti in modo lieve, con multe per lo più. Fu in coincidenza con la bolla del papa Innocenzo VIII e con la pubblicazione nel 1486 del Malleus Malleficarum o “Martello delle streghe”, redatto dagli inquisitori tedeschi Heinrich Kramer e Jakob Sprenger, che cominciò la strage. Questo trattato venne utilizzato come manuale di riferimento per gli Inquisitori di tutta Europa dato che tra le sue pagine era ben descritto come agire nei diversi casi riconosciuti.

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La caccia alle streghe coincide con questi cambiamenti, teologi e inquisitori affermavano che “dove ci sono molte donne ci sono molte streghe”. Gli inquisitori, con la loro visione patriarcale, non potevano accettare che le donne avessero sapienza e dominio. Era chiaro quindi, che il potere delle streghe proveniva necessariamente dall’atto sessuale con il Maligno. Si credeva fermamente che le fattucchiere si donassero completamente al Diavolo per avere poteri, stringendo patti demoniaci atti ad ottenere forza nei loro incantesimi. L’aspetto sessuale divenne il cardine delle accuse: la strega era considerata un pericolo solo perchè aveva rapporti con uomini diversi e ancora più spesso era una donna libera e senza figli.

Nel 1500 la differenza tra streghe buone e cattive sparisce totalmente. Tutte le donne tacciate di praticare stregoneria venivano torturate e successivamente giustiziate. Si usavano le bambine per accusare le madri, amiche per fare il nome di altre amiche in una catena di morte senza fine.  Arrivò un momento, agli inizi del 1600 in cui le accuse furono fuori controllo. Chiunque poteva essere accusato, persino le mogli dei funzionari e degli inquisitori, addirittura gli stessi accusatori. L’unico modo di impedirlo fu fermare tutto il processo così, le stesse autorità che alimentarono la catena di uccisioni, cominciarono a negare e a screditare le accuse di stregheria.

La lettera scarlatta – Salem – Massachusetts

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Geograficamente, la caccia alle streghe cominciò sulle montagne di Germania e Italia, espandendosi poi rapidamente dentro e fuori tali paesi, in Francia, Inghilterra, nel nord Europa, in Spagna. In Germania, Francia e Belgio la persecuzione fu più brutale che in altri paesi. Anche se non pare esserci molta differenza tra paesi cattolici e protestanti, si stima che la persecuzione sia stata più dura nei paesi protestanti. In Spagna, per esempio, gli inquisitori si concentrarono di più su certe eresie religiose, come quella degli “illuminati”, essendo meno proclivi a credere nella stregheria, ma nonostante ciò anche gli inquisitori spagnoli furono infestati dalla caccia alle streghe nella sua epoca culminante, fine XVI e inizi XVII secolo.” parte di un interessante articolo del Centro di Ricerca delle Donne dell’Università di Barcellona.

Essere una strega

L’imponenza del massacro è difficile da determinare, le stime più conservatrici parlano di 200.000 mila persone giustiziate, ma ricerche più approfondite indicano un milione di persone sterminate e anche più. Difficile dare un numero a questo genicidio, come è impossibile capirne la causa della ferocia. La brutalità delle torture che potevano durare anche 4 giorni e 4 notti, la crudeltà del rogo, volto a “purificare” le anime delle meretrici sataniche. E ancora le impiccagioni, le ingiurie, gli annegamenti e la mortificazione della gogna che erano costrette a subire. La persecuzione fu sicuramente originata dalla potenza dell’immaginazione umana capace di costruire una figura da scovare e distruggere perchè in se conteneva ogni male della terra. Tutto è partito da ossessioni individuali diventate vere, concrete dalla forma reale di donna.

Non si è mai smesso di scrivere trattati sulle streghe, al tempo volti a scovarne l’esistenza, ora a spiegare la causa di quel terribile inganno. E’ comunque vero che il passare dei secoli ha cancellato in parte quell’odio infondato donando alla figura della strega sì un alone di mistero, ma anche di innocenza e venerazione. Io è così che la voglio vedere, la strega moderna è ancora quella donna di allora, libera e saggia, intelligente e dispensatrice di amore. Per fortuna oggi, nel mondo occidentale, può evitare di nascondersi e vivere serenamente la sua femminilità. Mai dimenticare il passato, da dove veniamo e la fatica di essere donna anche nel mondo iper moderno in cui viviamo. Ricordiamoci chi siamo, i nomi delle donne che hanno combattuto per essere riconosciute al pari degli uomini, fermiamoci a riflettere sulla fortuna di avere una scelta.

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Noi donne di oggi possiamo scegliere chi essere, se preferiamo studiare oppure lavorare, andare in bicicletta o comprarci una macchina sportiva. Siamo a capo di società, imprenditrici, omeopate, dottoresse, agronome, biologhe, ecologiste, tutte professioni che nel 1400 avrebbero portato una donna al rogo. Ancora adesso la conoscenza ci viene tramandata di madre in figlia, che è quella della consapevolezza di chi siamo, del nostro corpo e dell’essere donna. Possiamo finalmente riconoscerci in noi stesse e nella nostra forza, decidere se perseguire la via della scienza o della religione, senza sentirci in colpa se percorriamo sentieri alternativi a quelli consueti. Libere, capaci, esperte non ci adeguiamo più ai modelli imposti, anzi quei modelli li abbiamo sradicati con la cultura e il sapere.

Immagino chi sarebbero oggi quelle streghe, donne laureate come me, impegnate in professioni volte a fare del bene, altruiste, letterate, istruite o solo sagge, ma sicuramente intelligenti. C’è un legame stretto tra quelle donne rasate, torturate e arse vive e noi, donne moderne e libere. Se ci fermiamo un attimo a pensare, a guardarci dentro possiamo sentirlo ogni qual volta raggiungiamo un obbiettivo, ogni volta che superiamo i nostri limiti. Quella gioia incontenibile che si prova in alcuni momenti della vita io credo dovremmo dedicarla a loro, perchè da fattucchiere siamo diventate attiviste per i diritti civili, da megere ora promuoviamo il rispetto dei nostri corpi, della natura e dell’armonia con essa.

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Non dimentichiamo mai quell’inquietudine antica che è da sempre parte di noi, combattiamo l’accusa di stregoneria contemporanea e chi la diffonde declinandola nei più svariati aspetti. Reagiamo a chi ci vuole serve, diffondiamo l’amore a costo della vita ovunque c’è odio e violenza. Non dobbiamo avere paura, perchè in fondo siamo streghe, selvagge e fantastiche, spose e madri degli elementi. Guardiamoci allo specchio per ricordare che il nostro corpo è una verità che affonda nelle profondità della vita. Come le nostre antenate onoriamo tutto ciò che vive, serviamo solo la forza vitale non sprecando un attimo dei nostri anni. Guardiamo a loro, noi incantatrici contemporanee, perchè in quelle donne c’è la nostra traccia di continuità, nel corpo magico, nell’incanto che guarisce. Oggi come allora noi siamo streghe e fiere di esserlo, non dimenticatelo mai.

Articolo di Lara Uguccioni

Fonti e citazioni:
storiadiunapoesia.it
figliedellamadre.com
Chiamatemi strega, monologo di Barbara Giorgi
www.letteratour.it – articolo Le streghe, quando la saggezza finisce al rogo di Anna Lattanzi
** photos in b/n di Halloween Forum – Pinterest

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