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La maledizione dei Guinness. Una dinastia in pericolo

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La Guinness, emblema indiscusso della cultura irlandese, è più di una semplice birra: è un’autentica leggenda che scorre nelle vene dell’Irlanda da oltre due secoli. Con la sua schiuma cremosa e densa, il colore scuro e profondo che ricorda l’ebano e un sapore inconfondibile, ricco di note di caffè e cioccolato, questa birra è una celebrazione liquida di una maestria artigianale rara e preziosa. Ma, ahimè, dietro questa gloria dorata, o meglio, ambrata, si cela un’ombra sinistra: una maledizione che si dice aleggi sulla dinastia Guinness. La Guinness Curse, così chiamata dai tabloid britannici, non è solo una leggenda, ma un mito affascinante e tragico che avvolge la famiglia, insinuando in noi spettatori una domanda scomoda.

Il successo e la ricchezza ottenuti con la birra, hanno forse fatto pagare uno scotto terribile a tutta la dinastia di Arthur Guinness? Difatti, questa maledizione, secondo la leggenda, sarebbe responsabile di una serie di sfortunati eventi, tragedie personali e misteriose disgrazie che hanno colpito i membri della discendenza attraverso le generazioni. Ironia della sorte, sembra che il prezzo della fama e della fortuna sia stato pagato con dolori nascosti e segreti oscuri, quasi come se il diavolo stesso avesse preteso il suo tributo per ogni pinta spillata e ogni brindisi levato. La storia della birra Guinness, così, si tinge di una saga tanto affascinante quanto inquietante, dove l’euforia del successo è perennemente accompagnata dal sussurro del destino avverso.

Arthur Guinness e la birra scura più famosa del mondo

Arthur Guinness nacque nel 1725 nella Contea di Kildare, in Irlanda e fin da giovane dimostrò un intraprendente spirito imprenditoriale. Cresciuto in un’epoca in cui l’industria della birra irlandese era in difficoltà, messa a dura prova dalla concorrenza inglese che godeva di minori imposte, Arthur non si lasciò scoraggiare dalle avversità economiche. Il suo occhio acuto per gli affari e la sua determinazione lo portarono a riconoscere un’opportunità laddove altri vedevano solo crisi. Nel 1759, con un intuito straordinario, decise di investire in un piccolo birrificio in disuso situato a St. James’s Gate, a Dublino. Con un contratto di locazione di 9000 anni al costo di 45 sterline annue, Arthur dimostrò una lungimiranza e una fiducia nel futuro che si sarebbero rivelate vincenti.

Nonostante le difficoltà iniziali e le limitate risorse, Arthur Guinness si impegnò con passione e tenacia nella sua nuova impresa. Egli mise in atto una serie di innovazioni e miglioramenti nel processo di produzione, puntando sulla qualità superiore della sua birra. Inizialmente Si limitò a produrre ale, una birra leggera, senza luppolo e dal colore chiaro, per intenderci quella che la maggior parte di noi beve con una buona pizza. A partire però dal 1770, in Irlanda iniziò l’importazione di una varietà di birra più forte e scura, conosciuta come porter, proveniente da Londra. Il giovane imprenditore si mise al lavoro su questa novità e, attraverso una tostatura particolare e un processo di produzione e fermentazione di circa dieci giorni, creò quella che oggi è conosciuta come la birra dal caratteristico colore “rubino scuro”.

Il birrificio di St. James’s Gate, che all’inizio era modesto e mal attrezzato, presto iniziò a guadagnare una reputazione per la sua eccellente stout: quella birra scura e ricca avrebbe cambiato per sempre il panorama della birrificazione. Di fatto Arthur non solo riuscì a superare la concorrenza inglese, ma gettò anche le basi per quella che sarebbe diventata una delle più grandi e iconiche aziende birrarie del mondo. La sua visione e l’impegno instancabile portarono a una trasformazione straordinaria, non solo per il suo birrificio, ma anche per l’industria irlandese, che ritrovò vigore e prestigio grazie al suo esempio. Arthur sposò Olivia Withmore, una ricca ereditiera, ebbe 21 figli e, alla sua morte nel 1803, lasciò un patrimonio personale considerevole pari a circa £ 23.000 e un’azienda estremamente florida, che i suoi eredi hanno mandato avanti con lo stesso spirito d’iniziativa del fondatore.

Neanche a dirlo il birrificio è ancora lì e noi l’abbiamo visitato.

Guinness Storehouse e il simbolo d’Irlanda

Il nostro tour al birrificio Guinness a Dublino è stata un’avventura indimenticabile, una vera e propria immersione nel cuore pulsante della storia birraria irlandese. Non potevamo non andare, Paolo è talmente appassionato di birra che sostiene di poter riconoscere una Guinness autentica solo dall’aroma, anche se in realtà il suo test preferito resta sempre quello del “bicchiere vuoto”.

Ma iniziamo la nostra visita al piano terra, dove si può osservare la copia del contratto di affitto della fabbrica. Evidentemente Arthur Guinness aveva così tanta fiducia nel successo della sua birra che nel 1759 stipulò un contratto d’affitto per ben 9.000 anni. Evidentemente pensava che anche i posteri avrebbero voluto un posto sicuro dove alzare i boccali. L’esperienza continua nel magazzino, dove un percorso espositivo illustra i quattro ingredienti fondamentali: acqua, luppolo, orzo e lievito. Al primo piano, le spiegazioni dell’audioguida accompagnano i visitatori attraverso il processo di produzione, con una grande sala che espone antichi macchinari come un mulino, un torrefattore, un alambicco e botti giganti in legno. Si scopre anche il trasporto della birra in passato e il lavoro dei maestri bottai.

Il secondo piano è dedicato alle storiche campagne pubblicitarie della Guinness, inclusa una memorabile del 1916 con bottiglie lanciate in mare contenenti messaggi. Al terzo piano, i visitatori possono partecipare a giochi interattivi sull’alcool, mentre al quarto si scopre la storia dell’edificio dal 1904 alla sua trasformazione nel 2000 in un centro espositivo. Al quinto piano, si può versare una birra e ricevere un diploma, con una sezione dedicata alle campagne pubblicitarie di John Gilroy. La visita culmina sulla terrazza del Gravity Bar, dove si possono ammirare viste panoramiche di Dublino sorseggiando una pinta di Guinness.

Paolo ed io ci siamo ritrovati tra macchinari antichi e moderni, in un mix di odori e suoni che narravano secoli di tradizione e innovazione. Catapultati in un mondo di alambicchi e calderoni che sembrava uscito da una favola brassicola, è facile perdersi dentro questa esperienza anche per una giornata intera. Ogni angolo del birrificio sembrava sussurrare segreti, dal famoso lievito custodito gelosamente ai grandi calderoni in rame. Abbiamo imparato come Arthur Guinness, con intuizione e tenacia, trasformò un piccolo birrificio in disuso in una leggenda mondiale. La nostra guida virtuale ci ha svelato i segreti della tostatura dell’orzo e della fermentazione, mentre noi vagavamo tra le stanze cercando di sembrare più esperti che confusi. Io principalmente, perchè Paolo era nel suo ambiente naturale.

Quando finalmente siamo arrivati alla tanto attesa degustazione, Paolo ha ovviamente sfoggiato la sua aria da intenditore, descrivendo la birra come “una sinfonia di note di caffè dal finale sorprendentemente rotondo”, mentre io mi limitavo a dire che aveva un ottimo sapore e a fare un brindisi solenne alla nostra nuova carriera da critici enogastronomici.

Alcune curiosità

L’arpa, simbolo iconico dell’Irlanda, è anche parte integrante del logo della Guinness. Quando il governo irlandese decise di adottare l’arpa come simbolo nazionale, si trovò di fronte a una situazione alquanto bizzarra: l’arpa era già un marchio registrato dalla famosa birreria. Così, per evitare problemi legali, dovettero posizionarla al rovescio. Il famosissimo Libro Guinness dei Primati è legato alla storia di questo birrificio ed ebbe inizio con una disputa su quale uccello volasse più rapido. Infatti la sua nascita fu quasi una comica casualità: nel 1951, dopo una sfortunata battuta di caccia, l’amministratore delegato delle birrerie Guinness, Sir Huges Beaver, si ritrovò a discutere con altri cacciatori sulla velocità dei pivieri dorati che gli erano sfuggiti.

Da questa improbabile disputa nacque un’idea geniale: Beaver si rese conto che le discussioni e le scommesse su questi volatili erano pane quotidiano nei pub. Così, sfruttando la curiosità innata delle persone, ideò un volume enciclopedico che racchiudesse i record più bizzarri del mondo. La realizzazione di questa trovata editoriale fu affidata ai gemelli Norris e Ross McWhirter, esperti nella ricerca di informazioni. Il 27 agosto 1955 vide la luce la prima edizione del “The Guinness Book of Records” che ebbe un successo strepitoso, tanto da conquistare un proprio record. Con oltre 100 milioni di copie vendute in 100 paesi e tradotto in 37 lingue, il “Guinness World Records” è diventato il libro con il copyright più venduto al mondo.

In termini di diffusione, è superato solo dalla Sacra Bibbia e dal Corano! Non c’è che dire: le idee migliori nascono nei posti più improbabili.

La maledizione dei Guinness

la famiglia Guinness nel 1927 – Getty Images

La famiglia Guinness, con un patrimonio stimato di circa 906 milioni di sterline, è una grande dinastia aristocratica protestante anglo-irlandese nota per i successi nel settore bancario, politico, religioso e persino nella moda. Tutto iniziò nel 1759 con la fortunata attività , ma dietro alla patina dorata del successo e della celebrità, la famiglia Guinness ha vissuto però una saga tragica e misteriosa nominata “Maledizione dei Guinness”. Questa sinistra reputazione sembra perseguitare la dinastia, con una serie di tragici eventi che hanno colpito diversi membri nel corso degli anni. Tutto iniziò con la giovane erede Tara Browne che morì nel 1966 in un incidente stradale a Kensington, quando la sua auto passò con il semaforo rosso e si schiantò contro un furgone.

Nel 1978, Lady Henrietta Guinness si tolse la vita gettandosi da un ponte in Umbria, seguita pochi mesi dopo dalla morte di Peter Guinness, a soli quattro anni, in un incidente d’auto. Questi eventi, avvolti in un’aura di sfortuna e destino avverso, alimentano la leggenda di una maledizione che sembra non dare tregua alla famiglia. La lista di tragedie continua con la morte di Robert Hesketh nel 2004, trovato senza vita dopo una festa in campagna, presumibilmente a causa di un’overdose di droghe. Fu sua moglie Catherine, figlia dell’erede della Guinness Lord Moyne, a scoprirlo, aggiungendo un ulteriore capitolo oscuro alla storia della famiglia. Più recentemente, nell’estate del 2020, l’ereditiera Honor Uloth è morta in circostanze misteriose durante un incidente in piscina all’età di soli 19 anni.

Questi eventi, culminanti con la dipartita di Henry Channon nel 2021, alimentano la percezione che il successo e la ricchezza della dinastia Guinness siano intrinsecamente legati ad una catena di sfortune e tragedie. Infatti era il 1986 quando la sorella maggiore di Henry, Olivia Channon, morì a soli 22 anni per overdose all’università di Oxford. Successe durante una festa organizzata da un amico nella sua stanza del college, quindi, dei tre figli di Paul Channon è rimasta viva la 55enne Georgia. I rami familiari degli eredi del fondatore sono diversi, ma le quinte e seste generazioni non sembrano aver avuto la stessa fortuna di Arthur, men che meno la possibilità di godersi un patrimonio stimato di così alta entità.

La leggenda della maledizione della dinastia Guinness non ha un’origine precisa e documentata, ma si nutre di racconti e speculazioni che si sono tramandati nel tempo. Le radici di questa letale sfortuna sono avvolte nel mistero e spesso si intrecciano con storie di successo, ricchezza e potere che inevitabilmente portano con sé una scia di tragedie e sventure. Alcuni attribuiscono l’inizio della maledizione a controversie e rivalità all’interno della famiglia, tipiche delle dinastie potenti e ricche.

I Guinness, con il loro impero birrario, hanno accumulato immense fortune, suscitando, neanche a dirlo, invidia e rancori. Le tensioni interne, unite alle pressioni esterne, avrebbero potuto innescare una serie di eventi sfortunati.

Un’altra teoria suggerisce che la maledizione sia legata alle scelte di vita e alle circostanze, spesso pericolose, che accompagnano il lusso e la celebrità. Incidenti stradali, suicidi, overdose e incidenti strani possono essere visti come conseguenze di uno stile di vita intenso e talvolta autodistruttivo. La combinazione di fama, fortuna e fragilità umana ha creato un terreno fertile per le tragedie che hanno colpito la famiglia Guinness, alimentando il mito della maledizione. Infine, alcuni credono che la maledizione sia semplicemente una serie di coincidenze tragiche, amplificate dalla notorietà della famiglia. Ogni evento sfortunato, quando collocato nel contesto di una dinastia così famosa, assume una dimensione mitica e contribuisce a perpetuare la leggenda di un destino avverso.

“Elementary, my dear Watson”

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In ogni caso, la maledizione della dinastia Guinness rimane una storia affascinante, avvolta nell’ombra, che aggiunge un elemento di mistero e dramma alla già ricca storia del marchio Guinness. Alla fine della nostra esplorazione, Paolo ed io ci siamo trovati di fronte a un dilemma degno delle più profonde riflessioni filosofiche: è più intrigante la storia oscura e avvolta nel mistero della dinastia Guinness, con tutte le sue tragedie e leggende, oppure una buona pinta di birra scura gustata nel rooftop della fabbrica, con una vista mozzafiato su Dublino? Mentre sorseggiavamo la nostra pinta al Gravity Bar, osservando il sole che tramontava sulla città, abbiamo deciso che, dopotutto, se la birra fosse stata meno buona, forse nessuno avrebbe prestato attenzione alle disgrazie della famiglia.

E così, brindando al mistero e alla maledizione, abbiamo concluso che una Guinness ben spillata ha il potere magico di rendere anche le storie più cupe un po’ più leggere, una schiuma cremosa che lenisce ogni dubbio e inquietudine. E se non bastasse, Netflix ha annunciato una serie TV che narrerà proprio la loro storia. Creata dal rinomato scrittore di “Peaky Blinders”, Steven Knight, la serie avrà il titolo provvisorio di “House of Guinness” e sarà composta da 8 episodi. Non vedo l’ora di godermi questa epopea famigliare con una pinta di Guinness in una mano e i pop corn nell’altra.

Articolo di Lara Uguccioni

Ovviamente Paolo pasteggia bevendo Guinness sul roof top della fabbrica, al Gravity Bar.
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Paola
Paola
9 giorni fa

Abbiamo fatto anche noi questa esperienza comprensiva di Academy che non è solo versare la birra e ricevere un diploma, piuttosto è un momento formativo dove un esperto ti insegna le 6 fasi fondamentali della spillatura della birra Guinness e poi ti puoi bere la birra che ti sei spillato da solo, vuoi mettere? 🙂

Valentina
11 giorni fa

Scopro solo ora, leggendoti, la storia del Guinness dei primati! Non l’avevo mai collegata alla birra, pensa te. Non sono mai stata a Dublino e la birra Guinness non è tra le mie preferite (anche se ogni tanto la bevo volentieri) ma questo articolo mi ha molto incuriosita!

Arianna
23 giorni fa

Proprio vero che i soldi non sono tutto. La Guinness comunque è proprio il simbolo di un paese, non sono ancora stata a Dublino ma non mancherò la visita quando andrò

Francesca Salcioli
Francesca Salcioli
24 giorni fa

Ho visitato il GuinnesStoreHouse in un viaggio a Dublino ed è stato un momento piacevole oltre che interessante. Se il mio compagno, appassionato di birre, si è concentrato sulla produzione, la mia attenzione è stata catturata dalle pubblicità fatte nel tempo. Non conoscevo le maledizioni, ad averlo saputo prima mi sarei vissuta l’esperienza con un brivido in più!

Veronica
24 giorni fa

Premetto che la Guinness non mi è mai piaciuta e, quando sono stata a Dublino, non ho visitato la fabbrica. Però, è stato interessante scoprire della famiglia e delle loro tragiche dipartite di cui non sapevo nulla.

Silvia The Food Traveler

Sono stata a Dublino tre volte ma non ho mai visitato la Guinness Storehouse, mannaggia a me! Sapevo però della maledizione della famiglia, perché queste storie misteriose finiscono sempre nel mio radar. Ottimo sapere che ci sarà una serie: non me la perderò di sicuro!

La Kry
25 giorni fa

Oooohhhh!! Questo articolo è ORO!
Erano secoli che mi chiedevo perchè il Guinnes dei primati si chiamasse così ma senza mai realmente andare a cercare l’informazione e ora lo so!
Io comunque sono a tutt’oggi convinta che la guinnes sia una birra ‘da dita’… so che questa cosa a qualcuno (Paolo) potrebbe fare schifo, ma io la ordino appositamente per mangiare la schiuma a ditate come se fosse una torta!🤣
Il birrificio comunque è lì nella mia whis list e prima o poi lo visiterò perchè il ‘giro della fabbrica della birra’ è una delle mie attività preferite in vacanza!

Claudia
25 giorni fa

A me la birra non piace, ma la Guinness e’ ben piu’ di una birra, e’ quasi il simbolo del paese. Molto interessante l’origine del libro dei Guinness, non ne avevo idea. E molto molto triste questa maledizione che sembra aver colpito la famiglia! Futuri mariti o mogli, state allerta!

Annalisa Spinosa
25 giorni fa

Quando i soldi non sono tutto nella vita… questa storia enfatizza il significato di questo detto. In ogni caso la Guinnes rimane una delle birre più buone e desiderate del mondo. Tramandare l’azienda ai posteri è stata per lo meno una scelta fortunata.

ANTONELLA MARIA MAIOCCHI

Non è la prima famiglia ricca e famosa perseguitata dalla sfortuna, è proprio vero che i soldi non sono tutto. In ogni caso aspetto con ansia la serie di Netflix con la saga famigliare dei Guiness

La Zia Ro
25 giorni fa

Mah, insomma… overdose e passare col rosso io non le definirei esattamente “sfortune e tragedie”, ma piu’ un “te la sei andata a cercare”. La vera tragedia qui è la povera donna che ha partorito 21 figli! O_o’ Aiuto!!

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