#vediamociincucina,  New York

Mangiare a New York si può! Piatti tipici e dove trovarli

Indice

Una cosa ve la voglio dire: non basta una vita intera per assaggiare tutto quello che c’è da mangiare a New York City! Questa città, infatti, è considerata la più attraente, stimolante, festaiola e appetitosa del mondo. Faticate a crederlo solo perché si trova in America, e tutti vi hanno detto che “in America si mangia male”? Ebbene, è l’esatto contrario. La Grande Mela, come poche altre città, ospita etnie e culture provenienti da tutto il mondo. È proprio questo impressionante melting pot che ha dato vita a una vera e propria gastronomia newyorkese che include sapori e piatti unici al mondo.

New York incanta le masse e attira ogni anno milioni di visitatori grazie alla sua natura dinamica, eclettica e alla sua infinita offerta. Questa magnifica anima internazionale si riflette nell’architettura, nell’arte, nelle strade, nei negozi e, ovviamente, nei ristoranti. Qui le cucine offrono grandi classici americani come hot dogs, hamburger e la mitica cheesecake, ma anche cucina fusion, che combina elementi di diverse tradizioni culinarie. Non è raro trovare cibi tradizionali come l’italianissima pizza cucinata esattamente come richiede la nostra gastronomia, o caffè espressi più buoni di quelli bevuti al bar sotto casa.

A me è successo e, vi assicuro, da brava romagnola con il gusto per la buona tavola, se dico che un particolare cibo è buono, potete fidarvi: so perfettamente di cosa parlo.

Junk food? Sì, grazie!

Il junk food in America è una vera e propria istituzione, un patrimonio culturale al pari della Statua della Libertà o di Hollywood. Se avete mai sentito dire che “in America si mangia male”, sappiate che queste persone non hanno colto il genio creativo dietro un hamburger triplo con formaggio fuso e pancetta croccante. Il junk food è la risposta americana alla domanda che nessuno ha mai posto: “Quanta roba posso mettere tra due fette di pane?”. Prendiamo i fast food, per esempio. Sono i templi moderni dove si venerano gli dei del fritto e del carboidrato. Qui, la dieta mediterranea è solo una voce nel menù, e i contorni di insalata sono messi lì solo per decorare.

Vuoi un panino? Puoi scegliere tra classici come il Big Mac, il Whopper o avventurarti in creazioni nuove ogni mese, perché la sperimentazione culinaria non si ferma mai. Le bevande? Una semplice bibita piccola da loro è il nostro equivalente di una fontana pubblica. E le patatine fritte? Non sono solo un contorno, ma un’arte: tagliate, fritte, salate e servite in porzioni che potrebbero nutrire una piccola nazione. Il junk food è l’America che abbraccia la filosofia del “più grande è, meglio è”, dove il colesterolo è una parola francese che suona esotica e la bilancia è un oggetto del passato. Ma ammettiamolo, c’è un certo fascino in questa esuberanza culinaria: un morso di questi peccati di gola e capisci subito che, sì, il cibo spazzatura americano è una delizia proibita, ma irresistibile.

Junior’s Restaurant e sai cosa mangi

Se sei d’accordo con me, continua a leggere questo articolo, perché a New York è sempre il momento giusto per mangiare e ora dobbiamo cercare la nostra cena. Eccoci arrivati da Junior’s Restaurant sulla 45esima, a due passi da Times Square. Solo guardare il loro sito internet fa salire la glicemia, ma è talmente ipnotico che sembra dire: “Venite a trovarci, qui si mangia bene e tanto!” Così, chiediamo un tavolo per due. Paolo ed io ci definiamo esploratori del cibo, e un posto come questo non può mancare sulla nostra lista. Non entrate se dovete ordinare maccheroni & cheese o linguine alla marinara, se volete mangiare bene dovete ordinare cibo americano.

Via libera al classico hamburger con bacon e doppio formaggio, che ho accompagnato con cetriolini giganti in agrodolce e anelli di cipolla fritti, una vera specialità da queste parti. L’esplosione di sapori è stata atomica, neanche a dirlo. Ma il vero motivo per cui la gente viene qui da tutta la città è la celeberrima New York Cheesecake. Pare sia uno dei piatti forti del locale che servono in una varietà di gusti irresistibili come lampone e cioccolato bianco, al triplo cioccolato oppure all’ananas. Ho visto portare a un tavolo una fetta di Celebration Cheesecake, così la chiamano: alta come l’Empire State, tutta bianca e ricoperta di zuccherini colorati.

Insomma somiglia ad un angioletto vestito di panna montata. No, non l’ho mangiata ma avrei voluto chiedere un morso alla signora che se n’è presa una grossa fetta.

Al Carnagie non solo concerti

A due passi dalla sala da concerti più famosa della Grande Mela, la Carnegie Hall, si trova il Carnegie Diner & Cafe. Siamo nel distretto di Times Square, tra l’Ottava Avenue e la 50esima Strada, in una fredda domenica sera di dicembre. Paolo ed io, appena usciti dallo spettacolo delle mitiche Rockettes al Radio City Music Hall, decidiamo di fare i veri newyorkesi e mangiare dopo lo spettacolo. Affamati e indecisi sul da farsi, veniamo attratti dalle vetrine luminose in stile retrò chic di questo locale incantevole, o così pare alla sera quando sembra un’oasi nella notte buia di Gotam City.

Il Carnegie Diner & Cafe è un gioiello artistico che trasuda un’atmosfera nostalgica e sofisticata, con interni che mescolano elementi classici e moderni, dalle eleganti luci soffuse ai dettagli in legno e acciaio lucido. Le pareti sono adornate con fotografie in bianco e nero di celebrità e artisti che hanno lasciato il segno in questa città vibrante, rendendo l’ambiente un vero omaggio alla ricca storia culturale di New York. La cucina di questo posto è stata una vera scoperta, la qualità del cibo è alta e le porzioni sono decisamente abbondanti. Incredibile ma vero: qui con l’hamburger ci hanno dato anche l’insalata!

Il Carnagie Diner & Cafe non è da confondere, mi raccomando, con lo stra-famoso Carnagie Delicatessen che aprì i suoi battenti nel 1937 e li chiuse il 31 dicembre del 2016. Questa piccola gastronomia ebraica era una vera istituzione a New York che serviva piatti tradizionali della cultura ebraica come la zuppa di polpette di matzoh , latkes , fegatini di pollo e ovviamente il pastrami. Ma questa è un’altra storia.

A proposito di PASTRAMI

A New York, il pastrami non è solo un sandwich, ma un’istituzione sacra, quasi quanto il taxi giallo e l’impazienza perenne dei suoi abitanti. La leggenda narra che il pastrami sia arrivato in città nascosto nella valigia di un immigrato rumeno, stretto tra un paio di calzini di lana e una bottiglia di tuica. Da allora, questa carne speziata e affumicata ha fatto il suo trionfale ingresso nei cuori e negli stomaci dei newyorkesi. Un boccone di pastrami è come un abbraccio di un vecchio amico, ma con più pepe e meno chiacchiere inutili. E mentre si dice che il pastrami possa rendere chiunque un devoto del Deli, i veri intenditori sanno che solo a New York può raggiungere quell’irresistibile combinazione di succulenza e carattere che fa sospirare anche i più duri tra i broker di Wall Street.

C’è chi è disposto a fare file assurde per mangiarne uno da Katz’s Delicatessen, una tavola calda aperta dal 1888 e che produce personalmente questo particolare taglio di carne. Molti conoscono questo luogo per la scena “hot” di Harry, Ti Presento Sally, con una giovane Meg Ryan seduta di fronte a Billy Crystal, nonché per un’altra miriade di film girati proprio al suo interno. Si trova al 205 di East Houston Street nel Lower East Side di Manhattan e la sua storia percorre più di un secolo d’avvenimenti americani. “Fuori, la vecchia insegna al neon brilla come un faro giorno e notte, sette giorni su sette, durante il Ringraziamento, a Natale e nei fine settimana. Ventiquattr’ore su ventiquattro.” così scrive la rivista Forbes e così è.

Aperta a fine 1800, inizialmente era una piccola gastronomia chiamata Island Brothers, nel Lower East Side, un quartiere brulicante di ebrei immigrati dall’Est Europa. Poi, nel 1910, Willy Katz e suo cugino Benny presero in mano l’attività e, con un tocco di magia familiare, la trasformarono in Katz’s Delicatessen. Il deli si trasferì poi dall’altra parte della strada nell’aprile del 1917, giusto per confondere un po’ la clientela affezionata.

Nonostante non sia mai stato un deli kosher, all’inizio era il punto di ritrovo preferito dei residenti ebrei. Durante l’epoca d’oro del teatro yiddish, il locale era pieno zeppo di attori, cantanti e comici che riempivano i numerosi teatri sulla 2nd Avenue e il National Theatre di Houston Street. Negli anni ’30, Katz’s aveva già iniziato a stuzzicare l’appetito dello showbiz proveniente dall’Upper Manhattan e dal centro città, diventando un punto di riferimento per chiunque volesse una fetta di celebrità e un buon pastrami sandwich.

Pane & Co. a New York

Partiamo dal presupposto che a New York si può trovare una buona gastronomia di qualunque paese al mondo, ma personalmente vado a caccia di cose molto semplici e poco ricercate. Non mi faccio mancare quindi un hot dog fumante appena uscito da un baracchino unto e bisunto nel cuore di Manhattan. Oppure, mi faccio tentare da un pretzel gigante all’angolo di Times Square, un pane intrecciato a cuore, pilastro della scena street food di New York. Questi enormi doni scesi dal cielo sono simili a delle gommine di plastica, quelle che collezionavano tutte le bambine degli anni ’80, ma decisamente molto più grandi. I pretzel sono originari dei paesi di lingua tedesca e sono fatti da morbidi impasti che vengono bolliti prima di essere cotti per ottenere un guscio più croccante.

Se vuoi dire “sono un vero newyorkese” è d’obbligo mangiare un pretzel gigante mentre ti destreggi tra i turisti e i cartelloni pubblicitari luminosi. Non è alta cucina, ma è il più autentico sapore di questa città. Poi ci sono i bagel. Ma chi può dire di conoscerli realmente? Ebbene, un bagel newyorkese è un’opera d’arte culinaria che sembra un innocente anello di pane, ma in realtà è una bomba di carboidrati pronta a esplodere di sapore. Immagina un ciambellone che ha fatto palestra: robusto, muscoloso e con una crosta croccante, frutto di un bagno bollente seguito da una sessione in forno. Il bagel newyorkese è un campione di versatilità. Può essere un purista con solo una leggera spalmata di cream cheese, oppure un pazzo festaiolo farcito con salmone affumicato, cipolle, capperi e tutto il condimento dell’orto.

i bugel farciti

E non dimentichiamo il breakfast bagel, che è praticamente il supereroe dei bagel, coperto di semi di papavero, semi di sesamo, cipolla, aglio e sale: un’esplosione di sapori che fa rivalutare le scelte a colazione. Per me mordere un bagel newyorkese è come un rito di passaggio: una lotta gloriosa tra i denti e quella crosta dorata che custodisce un cuore morbido e denso. È il tipo di cibo che ti fa capire perché in questa città non si dorme mai: siamo tutti troppo impegnati a masticare!

Cibo “da strada” o cibo “di strada”?

La grande questione filosofica dei nostri tempi è: lo street food si deve chiamare “cibo di strada” o “cibo da strada”? Da una parte, “cibo di strada” suona quasi romantico, evocando immagini di avventurosi mangiatori che esplorano il cuore pulsante della città, come se ogni morso fosse un tuffo nella cultura locale. Dall’altra parte, “cibo da strada” ha un che di pratico e disinvolto, un po’ come dire “sì, lo mangio sul marciapiede e ne vado fiero”. In fondo, che tu lo chiami in un modo o nell’altro, il vero punto è: riesci a gustartelo senza fare un disastro? Perché ammettiamolo, lo street food – o cibo da/di strada che dir si voglia – è una lotta epica contro la gravità, le macchie di salsa e il vento che spira sempre nel momento sbagliato.

Lo scorso novembre, prima di partire per NY, la cara amica Nico mi ha inviato un reel a dir poco invitante: trattava di un panino diventato “virale” su internet strabordante di formaggio svizzero. Non sono, o pensavo di non essere, un’amante del formaggio fino a quando sono approdata a Union Square in una mattinata di inizio dicembre. Tra le tante offerte di cibi cucinati nelle casine natalizie, che sembravano piccoli mondi a sé stanti, mi sono imbattuta in un delizioso panino straripante di raclette filante. Questi chioschi sono come i villaggi di Babbo Natale, ma invece di elfi indaffarati a fare giocattoli, ci sono cuochi che lavorano sodo per soddisfare i tuoi desideri culinari.

Il panino alla raclette è una meraviglia: una montagna di formaggio fuso che cola generosamente su una base di pane croccante. Mentre mordi, il formaggio si allunga come se fosse elastico, e tu ti ritrovi a fare una danza per evitare che il tutto ti finisca addosso. Ecco, mangiare cibo da strada a New York non è solo una questione di gusto, ma anche di destrezza. Se riesci a gustarti un panino alla raclette senza macchiarti, meriti un applauso e un posto d’onore nella hall of fame dello street food. Tralasciando i classici hot dog, che si trovano un po’ ovunque nei chioschetti unti e bisunti della Grande Mela, ho avuto un incontro ravvicinato con dei churros sul Ponte di Brooklyn. Ma partiamo dall’inizio.

Immaginatevi una magnifica mattinata sul Ponte di Brooklyn: un’avventura tra cielo e terra, sospesi su un’architettura storica che sembra fare l’occhiolino a Manhattan. Poi arriva ad investirti la realtà. Appena inizi a camminare, vieni accolto da un concerto di clacson che suonano come un’orchestra impazzita, mentre ti destreggi tra ciclisti che sfrecciano come se stessero partecipando al Tour de France e turisti che si fermano per scattare la foto perfetta, rigorosamente piazzati in mezzo alla passeggiata.

Mentre ti fai strada tra la folla però, una consapevolezza si fa strada in te: sei nel posto perfetto, nel momento perfetto. Il panorama ti toglie il fiato, o forse è solo la fatica di evitare di essere investito da un monopattino elettrico. Ad ogni passo, la vista su Manhattan diventa sempre più spettacolare e ti ritrovi a pensare che tutto questo caos ha un suo fascino unico e magnifico. Poi, come una visione celestiale, a metà cammino appare una signora latino-americana, dietro ad un banchetto di churros. Perfettamente posizionato per una pausa dolce, ti invita con il profumo di zucchero e cannella e una tazza di caffè caldo fatto in casa.

Ecco che non me lo sono fatta dire due volte e per la felicità di Paolo, ho acquistato un bouquet di dolcissimi cilindri caldi. Con un churro in mano, la camminata sul ponte diventa un po’ meno eroica e molto più golosa. Insomma, attraversare il Ponte di Brooklyn è un’esperienza epica, un mix di bellezza, storia mixata a un po’ di sana follia newyorkese. Ma alla fine, tra un boccone di churro e una foto panoramica, ti rendi conto che è proprio questo caos a rendere tutto così straordinariamente memorabile.

Eataly: il paradiso dei palati esigenti

È vero, Eataly è una catena ormai famosa ovunque, e al suo interno trovi solo cibo italiano di alta qualità. Ma chi ha detto che questo marchio non può essere considerato un po’ newyorkese? Dopotutto, se c’è una cosa che New York sa fare bene, è appropriarsi delle cose migliori da tutto il mondo e renderle sue. Eataly, con i suoi tortellini fatti a mano e gli scaffali di olio d’oliva che sembrano più una mostra d’arte che un supermercato, è perfettamente a casa nella Grande Mela. In fondo, se i newyorkesi possono fare loro la pizza, la cheesecake e persino il bagel, perché non aggiungere alla lista anche un’autentica esperienza culinaria italiana?

Ogni volta che Paolo ed io torniamo nella Grande Mela, non possiamo resistere a fare un giro tra gli scaffali di questi grandi store. Non entriamo solo per cercare un bagno pulito, ma per immergerci in un po’ di italianità che dentro Eataly è viva e pulsante. I negozi di Eataly a New York durante il Natale sono un vero spettacolo. Immaginatevi un trionfo di luci scintillanti e decorazioni festose che farebbero impallidire persino l’albero di Rockefeller Center. Tra scansie stracolme di prodotti italiani, si snodano corridoi pieni di panettoni artigianali che sembrano torri di Pisa in miniatura e bottiglie di spumante che brillano come se fossero state toccate da Mida.

Il personale, che ovviamente non sa una parola di italiano (grande pecca questa) con cappelli da Babbo Natale e sorrisi contagiosi, ti accoglie come se fossi un parente perso da tempo. Intanto, orde di newyorkesi e turisti si aggirano come elfi iperattivi, ansiosi di accaparrarsi l’ultima confezione di pasta trafilata al bronzo o quel pecorino stagionato che ha viaggiato più di molti di noi. E poi c’è la musica natalizia italiana in sottofondo, un mix di “Tu scendi dalle stelle” e Jingle Bells cantati da Bocelli, che ti fa sentire come se stessi passeggiando per un mercato di Natale a Roma, ma con lo skyline di Manhattan a fare da sfondo. Insomma, i negozi di Eataly a Natale sono un’esperienza unica: un angolo d’Italia nel cuore di New York, dove anche il Grinch troverebbe qualcosa di delizioso da mettere nel carrello.

Se sei un palato esigente, Eataly è il paradiso che fa per te. Ma se riesci ad aprire un po’ la mente e scendere dal piedistallo, scoprirai che mangiare ciò che passa il convento può essere un’esperienza sorprendentemente deliziosa. Dopo tutto, New York è un convento dove il vitto è sublime e la vista è ancora meglio.

Articolo di Lara Uguccioni

…e quando il tuo stomaco ha bisogno di cibo italiano un bel pezzo di focaccia con la porchetta da Eataly è l’ideale.

panino con la porchetta…italiana!
5 1 vota
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest
24 Commenti
Newest
Oldest Most Voted
Feedback in linea
Leggi tutti i commenti
Sara Slovely.eu
Sara Slovely.eu
22 giorni fa

Ammetto che avevo dei pregiudizi sul cibo americano, ma quando sono stata a New York non posso dire di aver mangiato male, anzi. Ricordo hamburger buonissimi e un delizioso sandwich ai gaberi. Ho apprezzato anche i donut. E sì, anch’io ho fatto la fila da Katz’s Delicatessen!

Arianna
1 mese fa

A New York c’è una così grande varietà di locali e ristoranti che è impossibile mangiare male, sono d’accordo. Grazie di questi spunti alcuni ristoranti non li conoscevo ma altri iconici come il pastrani di Katz’s Delicatessen imperdibile in un viaggio a New York

libera
libera
1 mese fa

Ho notato anche io che a New York Eataly va parecchio, nonostante i prezzi non siano proprio così contenuti, ma come sempre il tanto o poco riferito ad un prezzo è sempre relativo. Prevale la voglia di italianità, indubbiamente.

Francesca
Francesca
1 mese fa

Chi lo avrebbe mai detto?Ogni volta che penso a un viaggio a New York mormoro tra me: e poi cosa/dove mangio?Vorrei assaggiare tutto e non mi darei un limite sui cibi da strada.

Eliana
1 mese fa

Sono stata a New York nel 2015 e anche io pensavo che sarebbe stata dura per quanto riguardasse il cibo. Invece mi sono sempre trovata bene e posso dire di aver assaporato una cucina autentica e ricca di sapori. Il miglior piatto? I gamberi di Coney island!

Sara Bontempi
Sara Bontempi
1 mese fa

Potrei vivere di hamburger, pastrami e hot dog per una settimana a New York? Ma certo che si! Non penso andrei da Eataly, preferisco i locali tipici.

Zelda
Zelda
1 mese fa

Sono tutti posticini super interessanti da provare a New York e quel formaggio filante mi ha fatto nuovamente venire fame.

Annalisa Spinosa
1 mese fa

Io andrei di street food, o di cibo da starda. mangio volentieri prodotti tipici locali a prezzi accessibili sui marciapiedi, evitando perdite di tempo durante il giorno. La sera non manca mai un ristorante. Nella tua selezione ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le tasche.

Paola
Paola
1 mese fa

in effetti come darti torto…. credo che il cibo faccia parte a pieno titolo di un’esperienza di viaggio americana. Il mio stomaco mi perdonerà e ho le prove che non resiste a lungo a questi cibi ma sono gustosi e sono da mangiare così come te li propongono, per strada, super big e pieni di ogni ingrediente che ti salta in mente. PS: Adoro gli onion ring….

ANTONELLA MARIA MAIOCCHI

Ho appena finito di pranzare e ho già fame; fame di quella città che adoro e dalla quale manco da troppissimo tempo. Mangiare a New York è una delle cose più belle che si possa fare in un viaggio; assaggiare il pastrami e ingozzarsi di bagel (io adoro quelli chic col salmone affumicato che fanno nell’Upper east Side) e poi finire la serata davanti ad un hamburger gourmet oppure a una bistecca gigante.

Silvia The Food Traveler

Incredibile pensare a quanta gente sia ancora convinta che in un posto come New York si mangi male. Sono arrivata al punto di dovermi mordere la lingua davanti a queste persone, altrimenti mi verrebbe da rispondere che non capiscono niente.
Ah, gli hamburger, ah il pastrami! Ho l’acquolina in bocca dopo aver visto le foto.
Mi segno il Carnagie Diner & Cafe perché non lo conoscevo e la prossima volta non me lo perde. Da Eataly invece ci sono stata proprio in occasione dell’inaugurazione, nel 2010, se ricordo bene e da allora non ci sono più stata per il semplice motivo che ne ho uno a dieci minuti da casa. Ma ovviamente quello di NY è un altro pianeta!

Veronica
1 mese fa

La fila la farei volentieri da Katz’s Delicatessen solo per ammirare un pezzo di storia cinematografica e gustare uno dei loro panini al pastrami anche se probabilmente ne comprerei uno da dividere viste le porzioni giganti americane! 

24
0
Mi piacerebbe sapere il tuo pensiero, per favore commenta!x